La data, giusto una settimana dopo l’affollatissimo intervento di Matteo Renzi a Piazza Affari, e la location prescelta, cioè l’auditorium dell’Expo a Rho, non hanno favorito l’affluenza all’incontro annuale del presidente della Consob con il mercato finanziario. Che è stata un po’ inferiore rispetto a quella dello scorso anno, quando si festeggiava il quarantennale della commissione e in platea, ad ascoltare Giuseppe Vegas, sedevano il cardinale di Milano Angelo Scola e il viceministro dell’Economia Enrico Morando. E forse non ha aiutato nemmeno il fatto che nel frattempo sia emerso che Vegas è indagato per avere, secondo l’accusa, abusato dello strumento della chiamata diretta per piazzare alcuni suoi uomini nei posti chiave della Commissione. Il numero uno dell’authority che deve tutelare gli investitori e l’efficienza e trasparenza del mercato non ha comunque rinunciato ai propri cavalli di battaglia: dalla richiesta di sfrondare i controlli interni alle società quotate e ridurre i loro obblighi, per esempio quello di pubblicare la relazione trimestrale, all’auspicio che Bruxelles sia meno rigida sui requisiti di capitale imposti alle banche.

Troppi vincoli, è la tesi, frenano l’economia. In particolare, secondo Vegas, la presenza nelle aziende che emettono titoli negoziati in Borsa di “almeno cinque organi o funzioni” responsabili dei controlli “determina elevati costi di compliance non garantendo maggiore capacità nella prevenzione di condotte illegittime o anche inefficienti“. Per questo è necessario “facilitare il ricorso a modelli alternativi di amministrazione e controllo, il monistico (che non prevede il collegio sindacale ma solo un comitato per il controllo, ndr) e il dualistico (quello in cui il consiglio di gestione è affiancato da un organismo di sorveglianza, ndr)”. Bando, dunque, alla pluralità di organi che in passato, anche alla luce dei crac Cirio e Parmalat, sono stati invece rafforzati proprio con l’obiettivo di tutelare di più il risparmiatore. Discorso simile anche per i requisiti patrimoniali imposti agli istituti di credito dalla normativa europea: una “eccessiva attenzione” a questi profili, è il giudizio del presidente Consob, “può portare a una contrazione dell’attività produttiva”, perché “le imprese con un un più basso merito di credito, per effetto di regole più severe, non riescono ad accedere al credito bancario e devono rinunciare a investire ovvero reperire risorse sul mercato”. Di conseguenza “si potrebbe creare un meccanismo di selezione avversa” con il risultato finale di “causare una fuga degli investitori verso altri sistemi finanziari”.

Idee ovviamente condivise da molti presenti all’incontro: tra gli altri c’erano il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera, il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli, l’amministratore delegato di Unipol Carlo Cimbri, i vertici di Monte dei Paschi di Siena Alessandro Profumo e Fabrizio Viola e il presidente della Popolare di Vicenza Gianni Zonin. Non per niente Vegas ha incassato un coro di apprezzamenti: “Troppa burocrazia uccide l’economia”, ha commentato non per niente Michele Perini, presidente di Fiera Milano. D’accordo, manco a dirlo, pure il presidente dell’Abi Antonio Patuelli, secondo il quale “l’Europa delle burocrazie e delle normative che si sovrappongono continuamente rischia di portare all’asfissia i progetti di ripresa dell’economia e non di favorirli”. Ma certo può stupire che a invocare meno controlli sia proprio uno dei controllori. Pur non sempre particolarmente rapido nell’intervenire davanti ad anomalie evidenti come per esempio quelle contenute nell’offerta di Ei Towers per la maggioranza di Rai Way, su cui ora la procura di Milano ha aperto un’inchiesta per aggiotaggio. Non a caso il segretario generale della Fisac Cgil Agostino Megale e il segretario confederale della Cgil Fabrizio Solari hanno diffuso una nota in cui si legge che “il presidente Vegas parla e affronta tutti i temi per non affrontare e dare risposta a nessuno di questi” e hanno sottolineato “l’inadeguatezza del vertice dell’autorità, sempre più distante dai temi istituzionali che le competono”.

Al contrario Vegas, che sull’area dell’esposizione universale punta a far sorgere una “agenzia europea per le informazioni finanziarie sulle piccole e medie imprese”, ha espresso un giudizio molto positivo su diverse iniziative legislative del governo Renzi. Dalla norma che impone la trasformazione in spa delle maggiori banche popolari, che “permetterà un più agevole accesso al mercato dei capitali”, all’aumento dal 2 al 5 per cento della soglia oltre cui vanno comunicate le partecipazioni al capitale delle piccole e medie imprese. Fino alla rimozione del divieto di emettere azioni a voto multiplo. Novità che di certo accontenta gli esponenti degli ex salotti buoni che vedono così aumentare il proprio peso decisionale senza dover investire nuove risorse, ma non piace per niente a quegli investitori istituzionali che Vegas vorrebbe più presenti sul mercato italiano. I fondi di investimento, infatti, raramente immobilizzano capitali per più di due anni (il periodo richiesto per aver diritto al voto maggiorato) e rischiano di vedersi escludere dalla possibilità di influenzare nomine di vertice e altre decisioni cruciali. Plauso anche per l’esclusione di sanzioni per le “violazioni bagatellari” da parte di banche e imprese di investimento. E per la conferma della vigilanza di Consob in materia di prodotti finanziario-assicurativi, arrivata dal Consiglio dei ministri dello scorso 8 maggio a dispetto del fatto che ai tempi della fusione Unipol-Fonsai la commissione non abbia dato gran prova di indipendenza, spingendosi anzi a fare quasi da consulente di una delle parti in causa.

Sul fronte dei risultati dell’attività sanzionatoria, Vegas si è limitato a dire che “nel 2014 sono stati portati a termine 160 procedimenti sanzionatori” e “l’importo complessivo delle sanzioni pecuniarie è stato pari a circa 21 milioni”. Ma non ha ricordato che l’anno prima erano state comminate multe per 32,5 milioni. E la differenza dipende dal fatto che tra l’autunno dello scorso anno e la primavera del 2015 circa cento procedimenti sono stati “congelati“, in attesa di chiarimenti sulle conseguenze della sentenza Grande Stevens, con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo ha fatto emergere lacune nel procedimento sanzionatorio dell’authority. Sentenza che ha aperto la strada, tra gli altri, al ricorso di Matteo Arpe per il procedimento su Banca Profilo. A valle del quale il Consiglio di Stato ha confermato che la fase dell’iter che si svolge davanti alla Consob presenta numerose criticità.

Per il suo monito finale l’ex senatore di Forza Italia e del Pdl, che guida la Consob dal 2011, ha poi scelto una frase tratta dal Talmud, un testo sacro dell’ebraismo: “Se io non sono per me, chi è per me? E se io sono solo per me stesso, cosa sono? E se non ora, quando?“. Un modo per sollecitare l’Europa “miope” a non trascurare più “i doveri connessi al suo ruolo internazionale e al vincolo di solidarietà interno” e realizzare finalmente il progetto dell’unione del mercato dei capitali, “passo rinviato per troppo tempo”. Ma in bocca a Vegas la massima, accompagnata dal monito che “il tempo che abbiamo a disposizione non è infinito“, risulta particolarmente evocativa se si considera che a metà marzo il governo ha avviato la selezione dei due commissari mancanti per riportare a cinque il collegio della Commissione. E mettere così fine allo strapotere del presidente. Il quale per mesi, fino allo scorso giugno quando è stata nominata la docente di diritto commerciale Anna Genovese, ha potuto fare il bello e il cattivo tempo visto che l’organismo direttivo risultava composto solo da lui e dal commissario superstite Paolo Troiano. E il voto di Vegas, in caso di parità, vale doppio.