Quando l’intolleranza diventa un passatempo, la civiltà è al capolinea. Il nuovo videogame si chiama “Kill the Faggot” e per fortuna la sua apparizione sulla piattaforma telematica “Steam Greenlight”, che raduna tutti gli appassionati di giochi digitali, è durata poco. Quel poco, però, è bastato per far indignare il mondo intero e per invitare tutti a riflettere su quel che sta accadendo.

Il nome del programma è fin troppo eloquente, perché “faggot” (o “fag”) è il termine spregiativo con cui viene appellato chi ha preferenze verso persone del medesimo genere. Stiamo, infatti, parlando di una sorta di simulatore che pone al giocatore l’obiettivo di uccidere il più elevato numero possibile di gay e transessuali.

La descrizione del videogame sul sito di Steam non lasciava alcun dubbio interpretativo: “Odi gli omosessuali? Vuoi liberare la tua frustrazione prendendotela con la comunità LGBT? Bene, ora è arrivata la tua occasione. Uccidi gay e transgender, evitando di assassinare le persone rette”. Naturalmente non mancava l’invito ad esitare, visto che il countdown del tempo a disposizione era già scattato: “Cerca di guadagnare il maggior numero di punti prima che la partita finisca!”

Il programma è stato realizzato dalla Skaldic Games che, a seguito dell’espulsione dal portale di Steam, ha reso disponibile il gioco sul proprio sito web. Sulla pagina per scaricare il gioco è presente anche una dichiarazione di chi ha sviluppato l’applicazione che ribadisce la deliberate intenzione di offendere il pubblico sempre eccessivamente sensibile. Il “discorso di benvenuto” del programmatore chiude invitando “mandateci pure tutte le minacce e le mail cariche di odio, sarà una lettura divertente e la dimostrazione che non avete altro da fare”.

L’incredibile autore di questa cruenta turpitudine si chiama Randall Herman, arriva dalla California e alterna l’attività di programmazione a quella commerciale nel settore calzaturiero. Anche le sue scarpe (reclamizzate come ideali per gli appassionati di skateboard) non mancano di stupire.La produzione – caratterizzata dal marchio “Doroter Footwear” – ha come slogan “L’insegnamento di Cristo nella qualità di quel che si indossa ai piedi”. Non è finita. La T di Doroter nel logo è sostituita da una croce, ma altri interessanti dettagli sul personaggio e le sue iniziative sono purtroppo diventati difficili da rintracciare: nel giro di poche ore dal lancio di “Kill The Faggot” – a seguito dello tsunami di proteste degli utenti della Rete – Herman ha messo offline “Doroter.com”, cancellando il suo profilo Linkedin ed ogni altra informazione che permettesse di rintracciarlo. Forse la tracotante spavalderia è venuta meno al timore di trovarsi in una situazione analoga a quella delle scene che aveva creato nel simulatore omicida.
@Umberto_Rapetto
Il link al video del gioco