Per Massimo Bossetti inizia la battaglia nelle aule giudiziarie, davanti a un giudice. Il gup di Bergamo Ciro Iacomino ha deciso che il muratore di Mapello – arrestato il 16 giugno 2014 – sarà processato il 3 luglio davanti ai giudici della Corte d’Assise per l’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio. Bossetti è anche accusato di calunnia ai danni di un collega sul quale aveva cercato di indirizzare le indagini. Iacomino ha respinto tutte le eccezioni sollevate dalla difesa in merito alle contestazioni sui metodi utilizzati per analizzare il Dna – la traccia mista con il codice genetico della vittima e del presunto assassino – e sulla richiesta di disporre un incidente probatorio sulla prova scientifica.

Uno dei legali di Bossetti, Paolo Camporini, si è detto “amareggiato” ancor più che per il rinvio a giudizio del muratore, “che poteva costituire un epilogo di questa vicenda”, per il fatto che il gup non abbia disposto accertamenti “essenziali” come la ripetizione dell’esame del Dna riscontrato sul corpo, e anche di un’altra biologica sempre sul corpo di Yara. “E’ la prima volta che vedo non disporre un incidente probatorio perché richiederebbe troppo tempo in considerazione della scadenza dei termini di custodia cautelare, ed era invece un accertamento necessario – ha detto Camporini – anche per capire, appunto, se una persona in carcere deve rimanerci”.

E nel giorno dell’udienza preliminare, il secondo piano del tribunale di Bergamo era “blindato”, con numerose troupe televisive fuori dall’edificio. Assenti il padre e la madre di Yara che hanno preferito evitare clamore. Attraverso il loro legale, Enrico Belillo, si costituiranno parte civile come la sorella, ora diventata maggiorenne.

Le richieste della difesa – La difesa nei giorni scorsi aveva spiegato di voler chiedere il non luogo a procedere senza ricorrere a riti alternativi. In udienza i difensori di Bossetti sono andati oltre e hanno chiesto la nullità del capo di imputazione in quanto questo presenta un doppio luogo di commissione del delitto: Brembate di Sopra e Chignolo D’Isola. Hanno inoltre chiesto la nullità o l’inutilizzabilità degli accertamenti biologici compiuti dal Ris in quanto esperiti con lo strumento della delega di indagine e non, invece, con l’avviso alle parti. Quest’ultima questione era già stata respinta dai giudici del tribunale del Riesame ma la Cassazione, sul punto, non ha ancora depositato le sue motivazioni. In questo senso la difesa ha anche chiesto, con la formula dell’incidente probatorio, dell’esame del Dna trovato sul corpo della ragazza e attribuito al muratore.

Le polemiche su Quarto Grado – Intanto, intorno al caso di Yara e dell’arresto di Bossetti, continuano le polemiche sotto il profilo del rapporto tra il diritto dell’informazione e il diritto della difesa. L’Unione Camere Penali, attraverso il proprio “Osservatorio media e processo“, critica la messa in onda delle immagini dell’arresto di Bossetti, trasmesse dal programma di Rete 4 Quarto Grado. “La messa in onda, dopo lungo tempo dai fatti – scrivono i penalisti – ma (non a caso) pochi giorni prima della celebrazione dell’udienza preliminare, delle crude immagini dell’arresto del cittadino Massimo Bossetti, presunto innocente fino a sentenza definitiva, non è che la ennesima dimostrazione del degrado di buona parte della informazione giudiziaria italiana”.

Per l’Ucpi quelle immagini “sono soltanto la riprova del cinismo di buona parte della informazione italiana, che tratta gli esseri umani come trofei da inchiesta giudiziaria e di chi, ricoprendo ruoli pubblici delicati e funzioni giudiziarie di rilievo, non ha nessuna remora a dare in pasto agli ‘informatori’ carne fresca per l’esibizione muscolare quotidiana e per tentare di condizionare la giurisdizione”. Per i penalisti “la gogna dell’uomo inginocchiato, impaurito, le frasi smozzicate diffuse in forma di colonna sonora, superano e prevaricano evidentemente la dignità dell’uomo, l’inutilizzabilità processuale dei contenuti, la verginità cognitiva del giudice, e si fanno beffe di ogni legge che vieta – come abbiamo più volte inutilmente ricordato e denunciato – la diffusione delle immagini di uomini in vincoli”.