La facilità di poter riconoscere la struttura e l’uso di questa fabbrica è appunto cagione di meravigliare, perché in tanti secoli e con tanti archeologi e architetti investigatori di antichità niuno l’abbia mai riconosciuta, illustrata, pubblicata. Qui non era d’uopo andare in mezzo alle boscaglie a rintracciar questo circo; non penetrare nelle viscere della terra per interrogarne gli avanzi. Esso è posto sul bel margine dell’Appia: ha quasi tutte le sostruzioni fuori di terra e, gli archi delle sue carceri, s’innalzano sopra il suolo all’altezza di più di cinque metri“.

Così Giovanni Tambroni descriveva una delle scoperte effettuate nella sua tenuta di Marino, presso Frattocchie. Era la fine del giugno 1823. Uno dei monumenti superstiti dell’antica di Bovillae, all’altezza del XII miglio della via Appia antica, individuato. Riapparso, quasi magicamente, in una campagna libera, senza ostacoli. Naturale esaltazione dei resti del passato. Il contrario di quel che accade. Da tempo.

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Nonostante manchi qualsiasi indicazione in loco, del circo restano alcune arcate, in opera quadrata di peperino, dei carceres. Tre delle dodici originarie, più una quarta inserita in una costruzione moderna. Sono all’interno di una proprietà privata, all’estremità di via delle Giostre, anonima biforcazione di via del Divino Amore, piccola traversa della via Appia Nuova, all’altezza di una grande tomba a torre, denominata il Torraccio. Un dedalo di architetture di difforme dimensione e gusto, contorniate generalmente da poco terreno. La coltivazione della vite, a lungo celebrato brand della zona, ormai confinata in un paio di proprietà, più grandi. La campagna cannibalizzata dalle costruzioni. Che continuano a venir su. Ovunque possibile. Anche dove non dovrebbe esserlo.

Come accade a pochi metri dai resti superstiti del circo. “Una abitazione nuova di zecca, con tanto di porticato, costruita proprio nel cuore dell’antica città di Bovillae, all’interno del circo romano. Il tutto in spregio di leggi e vincoli“. Così il circolo Legambiente Appia Sud – Il Riccio denuncia la trasformazione di una struttura per il ricovero degli animali in una villetta. Un abuso forse, naturalmente da accertare. Verificando eventuali richieste e permessi. Ma un’azione impropria in ogni caso. Perché realizzato in un’area sottoposta dal 1967 a vincolo archeologico.

Probabilmente provocando la distruzione di altre strutture antiche, la cui esistenza è segnalata in una carta dell’Ottocento proprio al di sotto del nuovo edificio. “E’ come se domani un tizio qualsiasi iniziasse a gettare le fondamenta di casa sopra il Circo Massimo, oppure dentro al Colosseo a Roma, senza che nessuno, Comune di Roma e Soprintendenze compresi, dica o faccia nulla. Noi non ci stiamo. Denunceremo l’abuso a tutti i livelli possibili”, scrive in una nota il circolo Legambiente Appia sud-Il Riccio. Il proposito ha prodotto la petizione onlineSalviamo l’area archeologica del circo di Bovillae‘, indirizzata al ministro del Mibact, Franceschini, al Soprintendente per i Beni architettonici e Paesaggistici della provincia di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo, Bureca, e alla Soprintendente per i Beni archeologici del Lazio, Russo.

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Una storia, quella che si sta verificando in una porzione di territorio compresa tra il parco dei castelli Romani e quello dell’Appia antica, che indizia quanto sia difficile rispondere con efficacia agli attacchi continui al patrimonio archeologico. Un episodio che dimostra quanto la tutela sia in grave pericolo anche in presenza di vincoli. Ma in assenza di un serrato controllo. Di una ferma volontà di porsi come contrasto all’illegalità. Perché è pur vero che il vincolo archeologico non comporta l’inedificabilità assoluta dell’area. Ma è altrettanto vero che nel caso del circo di Bovillae non sembra davvero possibile che sia stata evidenziata, da parte dell’Amministrazione preposta alla tutela del vincolo stesso, una compatibilità dell’intervento edilizio con le ragioni della tutela. Quindi, a prescindere da autorizzazioni rilasciate dal Comune, rimane il vincolo della Soprintendenza. Su questo non esistono margini di discussione. Per questo la villetta di fronte agli archi del circo non può non considerarsi un grave abuso.

Sulla copertina del 1927 del volume The Roman Campagna in classical time, Thomas Ashby, decise di mettere una foto delle arcate del circo di Bovillae. Per l’archeologo britannico quei resti potevano ben rappresentare la enorme quantità di monumenti romani e medievali disseminati nella campagna romana. A quanto sembra, considerando l’attenzione che gli si presta, non è più così. Quegli archi sono solo pietre sovrapposte. Un inspiegabile intralcio all’esigenza dell’abitare.