gala della pace stoccarda con enio mancini e enrico pieri degli anstiftFortuna che ad aiutare Sant’Anna di Stazzema ci sono i tedeschi. Nell’agosto 2014, per il 70esimo anniversario della strage, fu proprio un gruppo di volontari di Stoccarda, gli AnStifter, che, autofinaziandosi, venne a sistemare l’ossario e a pulire le toilette. Nel turbinio degli eventi le autorità italiane non avevano pensato che, quando sono attese centinaia di persone, servono i wc oltre agli oratori, per quanto importanti siano questi ultimi. Come sarà il ministro per le riforme Maria Elena Boschi, attesa il 25 aprile a Sant’Anna per festeggiare i 70 anni dalla Liberazione.

Certo, gli italiani si danno da fare, a partire dai superstiti. Enrico Pieri, a 81 anni, ogni giorno guida per i tornanti su, fino al paesino dove la sua infanzia si fermò. Controlla, aggiusta, aiuta, accoglie, per quanto può fare alla sua età. Ci sono uomini tenaci come Maurizio Verona, sindaco di Stazzema, che in tutti i modi sta cercando di far riaprire il processo in Germania, per ora lasciato nel nulla. O i 50 volontari dell’Anpas, che per due giorni, a marzo, hanno lavorato per rimediare ai danni del maltempo che ha abbattuto alberi e scoperchiato tetti. Gli italiani ci sono per Sant’Anna. Ma da qualche anno, i cittadini tedeschi ci sono di più.

Lisel, la “tedesca versiliese”: “Mi vergogno per la Germania”
C’è per esempio Lisel Bisanti-Siebrecht, tedesca, da 45 anni versiliese. Per i superstiti traduce notizie e corrispondenza dalla Germania, ovviamente gratis. “Il grosso difetto della Germania del Dopoguerra è questo: il passato ingombrante che non è stato elaborato, che è rimasto lì. Io – spiega a ilfattoquotidiano.it – sono della generazione nata durante o subito dopo la guerra, la generazione che ha chiesto ai padri: ‘Sapevate dei campi di concentramento e delle altre cose orrende?’. E la risposta di solito era il silenzio. Questo all’interno delle famiglie ma anche a livello dello Stato. A farmi sentire a disagio, quasi ne provo vergogna, non sono solo le cose orrende che hanno fatto qui i miei ex connazionali (ormai non mi sento né tedesca né italiana), ma la mancanza di giustizia che c’è stata, per decenni e decenni, e c’è tutt’ora. Il fatto che i responsabili non hanno pagato. E questo è altrettanto grave. Ho incontrato tanti tedeschi indignati per questa mancanza di giustizia”.

“Il grosso difetto della Germania del Dopoguerra è questo: il passato ingombrante che non è stato elaborato, che è rimasto lì”

Gabriele, l’avvocata tedesca che difende gratis la città
Per rappresentare il superstite Enrico Pieri, in Germania, nel processo agli ufficiali nazisti, non ha voluto essere pagata. L’avvocato Gabriele Heinecke è di Amburgo, la stessa città in cui risiede l’unico ufficiale ancora in vita tra quelli responsabili del massacro, Gerhard Sommer. “La memoria ha un senso se significa qualcosa per il presente. Io non sono sicura che la Germania abbia tratto insegnamento dagli errori del passato. Mi riferisco soprattutto ai crimini di guerra dei nazisti che finora non sono mai stati affrontati” ha detto Heinecke un anno fa ad Esslingen, in Germania, alla manifestazione per il giorno della memoria, il 27 gennaio, con gli Anstifter e Pieri. “Il presidente della Repubblica Federale Gauck ha affermato, riferendosi al mancato procedimento contro i responsabili dell’eccidio, che gli strumenti dello stato di diritto non sono sufficienti per attuare la giustizia. Questo non è vero. E’ una falsità” aggiunse l’avvocato, secondo cui la giustizia tedesca, per i criminali di Sant’Anna, starebbe puntando a una “amnistia generale attraverso una soluzione biologica”. In poche parole, a far morire di vecchiaia gli indagati prima che si arrivi a processo.

Gli AnStifter: in autobus dalla Germania per portare aiuti
A molti tedeschi questo non va giù. E dopo l’archiviazione del processo da parte della Procura di Stoccarda, nell’autunno del 2012, dalla stessa città partì un autobus di cittadini decisi a portare solidarietà al paesino versiliese. Da allora die AnStifter tornano ogni anno. Nel 2013 hanno invitato i superstiti Enrico Pieri e Enio Mancini, pagando il viaggio a loro e ad altri 50 versiliesi, per assegnare ai due un riconoscimento per la pace. Hanno raccolto 60mila euro per restaurare la cappellina, che il 5 marzo, due giorni prima dell’inaugurazione, è stata devastata dal vento. Gli AnStifter si sono rimessi all’opera e hanno fissato per il 20 aprile a Stoccarda un concerto per la raccolta fondi. Non solo: grazie al loro interessamento, la giunta del Baden-Württemberg ha approvato lo stanziamento di 30mila euro per sistemare il sagrato della chiesa di Sant’Anna.

I coniugi Westermann fanno tornare la musica 
Maren Westermann e suo marito Horst sono una coppia di musicisti. Nel 2001 hanno visitato Sant’Anna e sono rimasti colpiti dal silenzio del paese che ora conta solo una ventina di abitanti. Saputo che le SS distrussero l’organo della chiesa, decisero di farlo restaurare. Fondarono l’associazione Organo della pace per Sant’Anna, fecero 67 concerti di beneficenza e raggiunsero l’obiettivo. Dal 2007 a Sant’Anna è tornata la musica, e si ripete ogni estate, con le stagioni concertistiche. A suonare l’organo della pace arrivano anche dalla Germania. Autofinanziandosi, naturalmente.

Christiane Kohl, la giornalista cittadina onoraria
Sant’Anna protegge le donne, madri e partorienti. E sono le donne che proteggono Sant’Anna. Moltissimo ha fatto Christiane Kohl, la giornalista del Süddeutschen Zeitung che per prima in Germania si è interessata a cercare la verità sul 12 agosto 1944 e su altri eccidi perpetrati dai nazisti in Italia. A lei Stazzema ha dato la cittadinanza onoraria. La Kohl ha speso parole dure contro il suo Paese. “E’ vergognoso – ha scritto nella prefazione al libro di Enio Mancini Sant’Anna di Stazzema 12.08.1944. Lo hanno fatto anche a te – in che modo le autorità giudiziarie di Stoccarda, incaricate delle indagini, abbiano volutamente evitato di occuparsi del passato. La giustizia tedesca ha perso una grande opportunità: la possibilità di una riconciliazione, attraverso la presa di coscienza dei fatti accaduti”.