Berlusconi prova a ricucire con Fitto. Fitto strappa di nuovo. E questa volta il rumore è, se possibile, ancora più forte. Il campo di battaglia è la Puglia, che andrà al voto il 31 maggio per rinnovare il consiglio regionale ed eleggere il nuovo governatore. E, soprattutto, dove l’oncologo Francesco Schittulli sarà il candidato del centrodestra. Candidato unico della coalizione? Non si può dire. Perché quanto accaduto oggi rischia di far saltare accordi ed equilibri. Che sono regionali nel futuro prossimo, ma rischiano di ripercuotersi a livello nazionale all’interno di Forza Italia a urne ormai vuote. Un cambiamento che è ormai nei fatti: lo vuole Berlusconi (insofferente alle beghe interne che da mesi tengono banco dentro Fi), ne sono consapevoli molti big del partito (indisponibili ad essere messi in disparte dal cosiddetto cerchio magico). Situazione recuperabile? Difficile. Lo dice l’attualità pugliese. Questi i fatti. Ieri Fitto ha chiesto di mettere in lista alle regionali chi ha consenso, oggi il commissario Luigi Vitali (su mandato del Cavaliere) ha proposto di ricandidare tutti i consiglieri uscenti, con l’obiettivo di raggiungere una tregua con Raffaele Fitto. Che invece ha rispedito al mittente l’approccio berlusconiano, rinfocolando la polemica.

Gli uomini vicini all’eurodeputato azzurro, del resto, hanno bollato la mediazione di Fi come “una trappola”. Parola di Davide Bellomo, fedelissimo di Francesco Schittulli e uomo delle trattative di queste settimane. Nel gioco degli scacchi sarebbe la mossa dell’arrocco: proposta rifiutata (“non erano questi gli accordi raggiunti”) e contrattacco. “Senza una retromarcia ufficiale Forza Italia sarà fuori dalla coalizione di centrodestra” ha fatto sapere Bellomo. Nessun passo indietro dunque. Anzi: venerdì è in programma la presentazione ufficiale della candidatura di Schittulli sostenuto da Fdi e Ncd: “Non ho ottenuto da parte della dirigenza nazionale di Fi la disponibilità a presentare una lista competitiva” a differenza di quanto proposto da Fitto.

Insomma, l’ipotesi che il partito possa dividersi in Puglia, con evidenti ripercussioni anche a livello parlamentare (Fitto può contare su una pattuglia di oltre trenta parlamentari) inizia a diventare sempre più concreta. Il capo frondista, oggi a Roma per incontrare i suoi uomini, si è tenuto lontano dai commenti ufficiali, ma negli incontri avuti nel corso del pomeriggio ha fatto capire di non essere disposto ad accettare compromessi: non sono io a voler rompere – è il ragionamento – ma non possiamo accettare prese in giro. Siamo al paradosso di dover fare una battaglia per chi ha consenso e potrebbe contribuire al buon risultato del partito. Nonostante le trattative non siano chiuse, i tempi sono stretti anche perché, è il timore dei fittiani, non definendo una dead line a stretto giro si potrebbe prestare il fianco a chi vorrebbe epurare all’ultimo minuto le persone dalle liste.