La buona notizia arriva in tarda serata, quando la bomba è ormai scoppiata lasciando sul selciato gli ultimi brandelli del rapporto tra Antonio Conte e la Juventus. La diagnosi dell’infortunio di Claudio Marchisio fatta dallo staff medico della Nazionale (rottura subtotale del legamento crociato anteriore, sei-otto mesi di stop) è diametralmente opposta a quella scritta dagli specialisti di fiducia del club bianconero, che escludono la lacerazione del legamento e rincuorano Max Allegri: il centrocampista potrebbe tornare in campo nel giro di un mese. Un giallo nel quale la ricerca del vero ‘colpevole’, qualora ce ne fosse uno, lascia il posto a una ‘sparatoria’ a distanza tra il ct dell’Italia e John Elkann, numero uno di Exor.

Tradotto: la Juventus, gelata dalla prima diagnosi, punta subito l’indice contro Conte. Ne nasce un botta e risposta tra Milano e Sofia che manda su tutte le furie l’ex allenatore bianconero. Per la dirigenza juventina in Nazionale si lavora tanto. Troppo, è il sotto testo. Inizia a circolare anche un tweet di Allegri, smentito dall’allenatore (“Parlatemi ancora di stage”). Sul web ribolle la rabbia contro il condottiero pianto in estate per il suo addio. Lui risponde dalla Bulgaria, visibilmente nervoso, con nove, stizzite frasi in conferenza stampa. Si difende: “Abbiamo lavorato bene, non tanto. Troppi infortuni con me? Non capisco perché questa domanda non me l’abbia mai fatta quando ero alla Juve”.  Elkann contro-replica, intanto Marchisio e tutto l’ambiente tirano un sospiro di sollievo. La frittata però è nel frattempo fatta.

Conte si sente sotto assedio (“vivo nella polemica”), abbandona un’intervista con la Rai – che della Nazionale detiene i diritti, pagati profumatamente pochi mesi fa – e si sussurra che stia tornando a pensare un clamoroso addio dopo l’aggiunta di quest’altro grano al rosario di attacchi e ‘niet’ ricevuti da luglio in poi. Con che stato d’animo si siederà (eufemismo) in panchina sabato sera contro la Bulgaria? Perché ci sarebbe da giocare, insomma. L’Italia a Sofia non ha mai vinto e gli uomini del giovane Ivaylo Petev, arrivato a dicembre alla guida della nazionale, promettono battaglia. L’ex Lecce e Juventus, ora alla Ternana, Valeri Bojinov ha il coltello tra i denti: “Segno alla prima azione”, ha sentenziato con il petto molto in fuori. Anche perché i bulgari sono a uno snodo cruciale: mettere pressione alla Norvegia è una missione da ‘ora o mai più’. Il peso della sfida però è custodito nello spogliatoio azzurro, reso frizzante dalla vigilia movimentata. Oltre a Marchisio, Conte dovrà rinunciare a Pirlo – ancora ai box – e agli inutilizzabili Florenzi e Pasqual. Il 3-5-2 presenta quindi un centrocampo inedito. Le chiavi sono nelle mani di Marco Verratti, un po’ ai margini proprio dall’inizio del progetto del ct salentino ma in stato di grazia con la maglia del Paris Saint Germain. Antonelli e Darmian sulle fasce, Bertolacci e Candreva interni saranno il resto della squadra che dovrà scassinare la trequarti bulgara per innescare Immobile e Zaza, ormai coppia fissa in azzurro. L’Italia ha avuto finora poco in termini di gol dall’attacco ma può contare sul blocco BuffonChielliniBonucciBarzagli in difesa per mettere un punto quasi definitivo sulla qualificazione a Euro 2016.

I quattro sono stati gli alfieri del triennio vincente di Conte a Torino. Buffon lo ha difeso anche ieri in conferenza stampa sulla vicenda Marchisio. Oggi tocca ripetersi in campo. Poi martedì, contro l’Inghilterra, si gioca nell’arena che è o fu di tutti, lo Juventus Stadium. Doveva essere la partita della pace tra il club bianconero e la Figc, in guerra a causa di Calciopoli e con una maxi-richiesta di risarcimento ancora pendente. Rischia di trasformarsi in un clamoroso tiro al bersaglio nei confronti di Conte. Fino a giugno i tifosi della Juventus gli avrebbero volentieri costruito una statua con il loro sudore. Nove mesi più tardi scaldano la voce per il primo faccia a faccia post divorzio.

Twitter: @AndreaTundo1