Bentornato…Il leone è ferito ma non è morto”. “Che grande notizia Tony sono molto felice – alla grande”.Tony è il suo nome d’arte. Lui si chiama Ciro Marciano, 50 anni, professione: cantante neomelodico. A Torre Annunziata, lo chiamano “O’ rre del Vesuvio”, artisticamente scrivendo l’hanno visto nascere. Un cantante da 150mila copie, il suo miglior piazzamento di sempre è stato nel 1986, con “Io sono meridionale”. Un “grande successo” che lo incoronò principe dei neomelodici. Nella sua carriera c’è anche un duetto con Maria Nazionale nel brano “Io e te”, addirittura sostiene di averla scoperta lui. Melodia, sentimenti sguagliati e tanta tanta poesia sdolcinata terra terra per i hit di successo tra i vicoli di Napoli. A Gigi D’Alessio non ancora famoso, Tony rifiutò la sua partecipazione a una produzione discografica. Adesso Ciro Marciano è tornato a casa dopo due anni e mezzo di detenzione presso il penitenziario – Grand hotel – “Secondigliano”. Ora è agli arresti domiciliari.

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La notizia – non appena si è diffusa –  ha mandato in estasi i fan. Il web è impazzito per lui. Sui suoi numerosi profili Facebook, i suoi estimatori, amici, non hanno nascosto la loro commozione intasando di messaggi la bacheca. Una vera star – formato vicolo – amata e applaudita. “Ciao Ciro auguri per il tuo ritorno a casa. Torre non ha mai smesso di amarti. La notizia del tuo arrivo in città mi ha gioito il cuore, ora attendo solo di riabbracciarti e vederti varcare i gradini di un palco allestito per un tuo mega concerto dire a tutti che Marciano esiste ed è più forte di prima. Un abbraccio dal tuo amatissimo fans ignazio”. Insomma le gravissime vicende giudiziarie di Tony per i suoi fan sono trascurabili o per niente importanti. Il cantante neomelodico, a luglio del 2012, fu arrestato nel corso di un blitz antimafia sul narcotraffico, insieme a 22 affiliati del clan Gionta di Torre Annunziata quello coinvolto nell’omicidio del giornalista Giancarlo Siani, per capirci. Mentre con le manette ai polsi veniva fatto salire dai carabinieri sulla gazzella con un guizzo da palcoscenico, rivolto ai giornalisti, ha detto: “Se faccio un concerto, neanche vengono tutte queste telecamere”.

A gennaio, nel seguito di quell’operazione, i carabinieri hanno arrestato anche il figlio 27enne del cantante e alcuni parenti, ora tutti scarcerati dal Riesame. Tony insieme ai cumparielli – secondo i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli- è accusato di traffico internazionale di droga e di essere legato alla cosca del padrino Valentino Gionta da anni in carcere per una condanna all’ergastolo. Secondo l’Antimafia, canzoni come “Nun c’amma arrennere” (non ci dobbiamo arrendere) nasconde chiari messaggi contro i cosiddetti pentiti. Il testo è stato ispira da un altro “poeta” il boss Aldo Gionta, già autore nel corso di un “soggiorno” in cella di libro di racconti (Adulk il ribelle), dove oltre alle liriche c’erano dei pizzini cifrati con messaggi per il figlio Valentino junior e i giovani affiliati alla cosca. Nel brano Tony Marciano sottolinea che i pentiti “hanno perso l’omertà” e che “hanno fatto cadere un impero”. E aggiunge anche: “Non mi faranno perdere la dignità”. Un vero e proprio inno contro i collaboratori di giustizia, un “avvertimento” cantato per chi pensa e si appresta a fare il salto e passare con lo Stato.

Il caso di Tony non è un caso isolato di vicinanza alla malavita. Molti altri cantanti neomelodici hanno avuto “disavventure” con la giustizia. Il caso più recente è quello di Zuccherino all’anagrafe Alfonso Manzella, finito in manette per aver partecipato a una sparatoria. Quelle delle canzoncine-lagne che istigano e celebrano le gesta dei camorristi ormai è un tratto forte della cultura dei rioni degradati del napoletano. Fa da collante e rafforza famiglie-clan-tribù. Vere serenate a delinquere che alimentano una sub-cultura criminale neppure tanto nascosta. Basta andare su Youtube ed essere sbalorditi per il numero di visualizzazione che queste canzonette volgari e pacchiane accompagnate da eloquenti video ricevono. Diventano modelli a cui rifarsi per boss e affiliati senza alcuna ombra di dubbio. C’è una vasta e approfondita letteratura sui neomelodici, autorevoli saggi, lo storico Marcello Ravveduto ne è il massimo esperto. C’è da deprimersi, lo so. Una delle ultime inchiesta da parte della Dda di Napoli ha svelato come i clan del casertano imponevano addirittura i loro cantanti neomelodici per animare feste di piazza e alle tv locali. Insomma c’era l’obbligo di scritturazione di questo o quell’artista.

Le indagini hanno accertato che ogni clan ha propri artisti che si legano-affiliano al boss di turno ricevendo in cambio soldi e comparsate. Capita anche che nel corso di un concerto a Gragnano per la festa patronale della Madonna del Carmelo, il neomelodico Rosario Miraggio, tra l’altro autore di “La macchina 50”, brano che fa parte della colonna sonora del film “Gomorra” di Matteo Garrone, fa gli auguri al boss dal palco: “Torna presto libero” e augura una imminente scarcerazione a Nicola Carfora, conosciuto come “Nicola ’o fuoco”, boss della malavita stabiese condannato all’ergastolo. Senza parole. Fermate tutto, voglio scendere.

Twitter: @arnaldcapezzuto