SIAE_Bollino2_copiaPortando a una media europea di quattro euro il pagamento per ogni singolo dispositivo portatile, che i produttori multinazionali devono pagare alla filiera dei contenuti culturali per ogni hard disk, smartphone, tablet, iPad e altri prodotti venduti, che diffondono gratuitamente musiche e video,  l’Italia si è così allineata ai Paesi più avanzati, in seguito alla sentenza della Corte di Giustizia europea relativa alla Copia Privata.

Al di là del fatto se sia giusto o meno, quel che è certo è che ora viene il bello: ci si trova di fronte a un malloppo garantito ogni anno senza titolari di diritti precisi, visto che si tratta di una quota forfettaria, che va a finire nelle tasche della Siae, che deve a sua volta spartirla con le varie società di collecting dei Produttori, come Scf (il consorzio che gestisce in Italia la raccolta e la distribuzione dei compensi dovuti ad artisti e produttori discografici, per l’utilizzo in pubblico di musica registrata) e degli Artisti come il Nuovo Imaie, che si aggira intorno ai 200 milioni di euro circa, secondo i dati che sono girati lo scorso anno, una somma che può fare la differenza (la Siae fattura intorno ai 400 milioni di euro) e che certamente farà gola a molti, soprattutto alle major multinazionali discografiche e ai grandi editori di casa nostra.

È del tutto evidente che l’attuale gestione della Siae – che al momento è senza presidente, dopo la nota vicenda Paoli, e non si sa bene se sarà commissariata – e delle altre grandi società di collecting come Scf non potranno non soddisfare le richieste pressanti che a chiare lettere, al momento della firma del decreto, il ministro della Cultura Dario Franceschini ha espresso: investire in nuovi talenti, innovazione e creatività. A tale proposito, si ricorda il fatto che, in Francia e in altri Paesi, circa un quarto di queste somme provenienti dall’equo compenso viene investito nei giovani talenti, finanziando le opere prime degli esordienti e le reti di festival per contest ed emergenti utili a scoprire nuovi talenti.

L’auspicio è che si supportino gli organizzatori dei live con una agevolazione economica per i piccoli concerti nei quali si esibiscono i giovani artisti alle prime armi con un forte sgravio della Siae, sotto le 200 persone, fornendo sempre la Siae, un supporto per l’iscrizione gratuita, oltreché per i giovani autori, come già avviene positivamente a partire dal 1° gennaio 2015, anche per i giovani editori, in modo da creare alternative al sistema delle major e delle grandi case discografiche, le stesse di sempre. E che si crei un Fondo per gli sgravi a quelle tv e radio che, come in Francia, portino il palinsesto di quote di nuova musica italiana al 40 per cento giornaliero con un 20 per cento tutto dedicato alle opere prime.

Teoricamente è una bella boccata d’ossigeno per il settore, che potrebbe dar vita a un circolo virtuoso, a costo zero per il governo, che creerebbe, secondo le stime, qualcosa come 50 mila nuovi posti di lavoro nel settore a favore di giovani autori, editori, produttori, artisti e musicisti e di tutto l’indotto, anziché far finire i soldi nelle tasche dei soliti noti. E con un po’ di questi soldi si potrebbe finanziare un portale pubblico/privato, del quale si parla da anni, capace di raccogliere tutta la discografia tradizionale digitalizzata della musica italiana della Discoteca di Stato, ricercata in tutto il mondo, immettendo tutte le novità del panorama italiano. Uno strumento utile per il rilancio sia della musica, sia dell’immagine del nostro paese nel mondo, favorendo l’esportazione di musica italiana, anche creando un ufficio apposito che metta a sistema la presenza dei nostri artisti all’estero, oggi lasciata alla passione di ognuno singolarmente senza una politica di sistema e quindi sostanzialmente non recuperando al massimo gli investimenti fatti.

Senza dimenticare un rinnovamento di un sistema come la Siae, che ha bisogno di essere digitalizzato e automatizzato quanto prima per poter controllare e percepire tutti i diritti dalle nuove piattaforme di distribuzione on line. Ciò andrebbe a beneficio della musica del nostro paese piuttosto che arricchire chi è già ricco tra i grandi autori e i grandi editori o, tanto per dire, per fare investimenti immobiliari e finanziari e di altro genere e natura, cose che sono al di fuori dei compiti della Siae, naturalmente, che deve incassare il diritto d’autore ed editore per ripartirlo fino all’ultimo euro tra tutti i soci. Sarebbe anche un modo di rispondere alle tante richieste di riforma totale della Siae che arrivano dal Parlamento, dove giacciono tantissime proposte, che pare interessino molto l’attuale ministro Dario Franceschini, scarsamente propenso a dare in mano tutto il mercato dei diritti d’autore e connessi nelle mani di tre o quattro persone tra major e grandi case discografiche italiane, con Siae, Scf e e le grandi associazioni di discografici che rischierebbero di avere le stesse persone al timone, con un fortissimo conflitto di interessi, lasciando fuori tutta l’ultima generazione di nuova musica del nostro paese.

Infine, sarebbe auspicabile il rinnovo dei vertici di questi enti: da oltre venti anni circolano sempre gli stessi nomi nelle grandi strutture, gli stessi che hanno fatto affossare prima il sistema discografico, non aprendosi al nuovo, e che oggi, visto il calo mostruoso di fatturato, vogliono appropriarsi del business dei diritti come un business qualunque per fare i loro fatturati e senza trattarlo in alcun modo, come invece andrebbe trattato, come un vero e proprio bene culturale, patrimonio della cultura dell’Italia.

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