Nelle 52 pagine del decreto della Procura della Corte dei Conti di Napoli che ordina il sequestro preventivo di beni per circa 6 milioni di euro all’ex commissario straordinario dell’emergenza archeologica di Pompei Marcello Fiori, c’è la storia di uno spreco, quello dei lavori di restauro del Teatro Grande. Lavori che furono realizzati nel 2010 in fretta e furia, con spese alle stelle perché bisognava fare in tempo con l’appuntamento del cartellone estivo del San Carlo che sarebbe andato in scena all’interno degli scavi.

Secondo il sostituto procuratore della Corte dei conti Donato Luciano, coadiuvato dalle indagini del Comando Gruppo della Finanza di Torre Annunziata agli ordini del tenente colonello Carmine Virno, quei lavori erano “esorbitanti rispetto all’obiettivo di messa in sicurezza, conservazione e restauro del patrimonio del sito archeologico”. Ovvero: perché spendere tanto per opere funzionali a un cartellone di spettacoli mentre gli Scavi cadevano a pezzi? Nell’indagine erariale sono coinvolti altri nove “alti dirigenti”, componenti a vario titolo della commissione ministeriale di indirizzo e coordinamento che aveva il compito di approvare il piano degli interventi e di assicurarne, si legge in una nota diffusa dagli inquirenti, “la congruità rispetto all’obiettivo della messa in sicurezza e salvaguardia dell’area”. Si tratta di Salvatore Nastasi (direttore della direzione Spettacolo del Mibac), Giuseppe Proietti (attuale sindaco di Tivoli), Stefano De Caro (Direttore Generale del Centro Internazionale di Studi per la Conservazione e il Restauro dei Beni Culturali), Raffaele Tamiozzo (Avvocato dello Stato), Maria Grazia Falciatore, Roberto Cecchi (ex sottosegretario del Mibac nel governo Monti), Jeannette Papadopoulos (ex Direttore Generale dell’Archeologia del Mibac), Bruno De Maria (docente dell’Università di Napoli) e Maria Pezzullo (avvocato). La Falciatore è Aurorità di Audit in Regione Campania. L’ha nominata il Governatore Stefano Caldoro. Sono destinatari di un invito a dedurre – cioè a presentare documentazione – ma nei loro confronti non è stato applicato alcun provvedimento.

E’ una nuova tegola per Marcello Fiori, ricollocato da Silvio Berlusconi a coordinatore nazionale dei club ‘Forza Silvio’ e come tale alfiere dello scacchiere dove si decidono candidature e carriere in Forza Italia. Fiori fu nominato commissario straordinario di Pompei nel 2008: ministro della Cultura Sandro Bondi, governo di Silvio Berlusconi. E’ il periodo delle ‘emergenze’, e delle relative strutture commissariali. Organismi che in nome di uno ‘stato di emergenza’ dichiarato a tavolino, consentivano ai commissari di fare il bello e il cattivo tempo nella gestione degli appalti. Questo almeno sostengono le risultanze delle inchieste giudiziarie che hanno spulciato i conti dei commissariati straordinari per i rifiuti in Campania, la ricostruzione all’Aquila, i lavori alla Maddalena. E gli Scavi di Pompei, dove Fiori è sotto processo a Torre Annunziata, rinviato a giudizio nel giugno scorso su richiesta della Procura guidata da Alessandro Pennasilico insieme ad altri cinque imputati. Per accuse relative proprio ai lavori di restauro del Teatro Grande.

Il commissariato dell’emergenza di Pompei è rimasto in piedi fino al 30 giugno 2010. Il 6 novembre successivo un paio di giorni di pioggia furono sufficienti a radere al suolo la Domus dei Gladiatori. Un disastro di risonanza mondiale, che fece fremere di indignazione Giorgio Napolitano. Teatro Grande e crolli nel sito archeologico sono due vicende correlate. Perché spiegano in che modo venivano spese le risorse: in interventi di immagine e di promozione che mettevano in secondo piano, se non addirittura in pericolo, la manutenzione del sito. Secondo la Procura, dei 79 milioni di euro stanziati per la protezione di Pompei, solo una minima parte sarebbe stata destinata ad impedire il degrado degli Scavi. Fiori ribatte affermando di averne utilizzati circa 65. Il processo chiarirà.

Nel frattempo Fiori ha assunto la guida dei ‘club Forza Silvio’. Con l’obiettivo di aprirne almeno 10.000. Per il momento, sarebbero di poco oltre il migliaio. Appena insediato, Fiori dichiarò quale doveva essere una delle mission dei circoli: “Dovete censire sul territorio tutti i casi di malagiustizia del nostro Paese, che sono numerosissimi”. Ed era già sotto inchiesta.