Uno degli organizzatori della Leopolda Siciliana, la convention palermitana del Pd fortemente voluta da Davide Faraone (nella foto), è un ex consigliere comunale di Forza Italia. Si chiama Alberto Firenze, è il capo dello staff del sottosegretario all’Istruzione, e in passato è stato consigliere comunale di Silvio Berlusconi a Castelvetrano. Smessi i panni azzurri, ecco che Firenze è stato fulminato sulla via del renzismo: nel giugno scorso è stato eletto presidente dell’Ersu di Palermo (l’ente che gestisce le borse di studio dell’Università), mentre nelle ultime 48 ore ha fatto gli onori di casa alla convention dei democratici. Solo uno dei tanti ex esponenti di centrodestra, passati al Pd.

Erano parecchi gli ex forzisti ed ex militanti dell’Udc di Totò Cuffaro presenti alla convention dei democrat all’ex Stabilimento Sandron di Palermo. C’era Adelfio Elio Cardinale, ex sottosegretario alla Salute nel governo di Mario Monti, intimo di Renato Schifani, ma anche il rettore dell’Università di Palermo, Roberto Lagalla, vicino ad Angelino Alfano, e in passato assessore alla Sanità di Cuffaro. L’ex governatore oggi detenuto per favoreggiamento a Cosa Nostra ha meritato la citazione di Marco Zambuto, oggi presidente del Pd regionale, per sette anni sindaco di Agrigento con il Pdl e con l’Udc. “Cuffaro è mio amico personale” ha detto Zambuto, mentre i malumori sotterranei ai democratici siciliani non si sono ancora dissipati. Pomo della discordia l’ingresso nel Pd di cinque deputati regionali di Articolo 4, il gruppo parlamentare creato da Lino Leanza, che annovera tra le sue fila ex esponenti dell’Udc, del Pdl, del Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo. Solo l’ultimo atto di una campagna acquisti che ormai pesca a piene mani tra gli esponenti del centro destra.

“Abbiamo la stessa forza del centro destra alle elezioni del 2001” gongolava nei giorni scorsi Faraone, riferendosi al 61 a 0 delle politiche che videro il cappotto inferto da Forza Italia al centrosinistra sull’Isola. “Non solo la stessa forza, anche le stesse facce” lo aveva attaccato a stretto giro di posta il deputato di Sel Erasmo Palazzotto, presentando in conferenza stampa la “fuga” di 500 esponenti civatiani e cuperliani dal partito di Renzi. “Non credo che possiamo avere le stesse facce di quel centrodestra” assicura speranzoso il segretario regionale dei dem Fausto Raciti. E invece alla Leopolda Sicula ecco decine di renziani dell’ultimo minuto. Come Nicola D’Agostino, già capogruppo del Mpa di Lombardo all’Assemblea regionale siciliana, o come Nello Dipasquale, sindaco di Ragusa con Forza Italia, che fino al 2012 definiva “uno schifo” il Pd di Bersani. “Io non sono cambiato: ero democristiano in Forza Italia, sono democristiano qui” spiega oggi Dipasquale.

Tra la folla c’è anche l’ex senatore di Forza Italia Carlo Vizzini, ora presidente del Partito Socialista. Gli occhi però sono puntati sui nuovi arrivi provenienti da Articolo 4: come Luca Sammartino, per esempio, eletto con l’Udc, e diventato famoso già in campagna elettorale, quando dalla clinica di Catania Humanitas partivano telefonate indirizzate ai malati di tumore, che invitavano a votare per lui. Direttore sanitario della clinica è Annunziata Sciacca, e cioè la madre di Sammartino. Faraone però respinge al mittente ogni polemica: “Il Pd deve essere un partito aperto e il dissenso mi sembra davvero marginale – dice il sottosegretario – Alcuni big del partito non sono presenti è vero e mi dispiace per loro: hanno perso un’occasione”. Il riferimento è per Antonello Cracolici, big della corrente Cuperlo in Sicilia, padre politico di Faraone, prima che quest’ultimo fosse fulminato sulla via di Matteo Renzi. Il leader della sinistra Dem non si è fatto vedere, ma ha affidato il suo commento ad un tweet velenosissimo: “Voglio un Pd aperto, ma il riciclaggio nel codice penale è un reato. Nel codice della politica è immorale”.