A Expo mancava solo questa. Che finissero al centro di verifiche anche i voli del drone che ogni settimana sorvola l’area del cantiere per fare un video sull’avanzamento dei lavori. Ad attivare i controlli, seppure con una certa inerzia, è stato l’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac) dopo che ilfattoquotidiano.it gli ha rivolto una serie di domande per avere dei chiarimenti su presunte irregolarità segnalate al nostro quotidiano.

I voli del drone sono iniziati lo scorso settembre all’interno del progetto ‘Belvedere in città’ gestito insieme a Telecom Italia. Ogni settimana un video con le riprese dall’alto viene pubblicato sul sito di Expo, dove si legge: “Il drone è guidato da un pilota certificato e sorvolerà il cantiere durante la pausa pranzo, per non intralciare i lavori di operai e tecnici e per motivi di sicurezza”. Solo che i video mostrano nell’area sottostante operai al lavoro, automobili e mezzi in movimento. E il volo dei droni è considerato un’attività pericolosa, tanto da essere stato normato con un regolamento ad hoc dall’Enac, che sui ‘sistemi aeromobili a pilotaggio remoto’ ha anche compiti di vigilanza. Nella segnalazione arrivata a ilfattoquotidiano.it si ponevano alcune questioni: com’è possibile che un drone voli avanti e indietro su un’area dove le cronache non si stancano di descrivere lavori sempre più frenetici per terminare i padiglioni entro l’inizio dell’esposizione? Gli operai non sono a rischio?

Ecco cosa dice il regolamento sui droni. E quello di Expo?
Il regolamento dell’Enac divide le operazioni condotte con droni in critiche e non critiche. Per le prime ci vuole un’autorizzazione specifica. Per le seconde basta una dichiarazione dell’operatore, una sorta di autocertificazione, ed è questo il caso di Expo. Solo che per considerare un’operazione non critica, regolamento alla mano, devono essere rispettate diverse condizioni: per esempio non deve essere previsto, anche in caso di avarie, il sorvolo “di aree congestionate, assembramenti di persone, agglomerati urbani e infrastrutture”. Non vanno poi sorvolate “aree riservate ai fini della sicurezza dello Stato”, linee ferroviarie e autostrade, bisogna mantenere una distanza di almeno 50 metri da persone che non siano sotto il controllo diretto dell’operatore e bisogna tenersi ad almeno 8 chilometri di distanza dal perimetro degli aeroporti. Tutte condizioni il cui rispetto è in dubbio per i voli su Expo, visto che l’area è in una zona urbana stretta tra due autostrade (la Milano-Torino e la Milano-Laghi), accanto alla linea ferroviaria, con uomini e mezzi al lavoro.

E non basta. Nella dichiarazione presentata all’Enac dalla Fidogroup, la società romana a cui Expo ha affidato i voli, viene definita l’area delle operazioni attraverso le coordinate geografiche e il raggio delle operazioni, 150 metri, a cui si aggiunge un’area “cuscinetto” (buffer) di altri 150 metri per ragioni di sicurezza in caso di avaria. Inserendo questi dati nello strumento messo a disposizione da Google maps, utilizzato anche dai piloti dei droni per calcolare le distanze in linea d’aria in quanto considerato affidabile, si hanno due sorprese: l’area delle operazioni su Expo si sovrappone parzialmente all’area del carcere di Bollate interdetta a qualsiasi volo ed è a una distanza di circa 7 chilometri e mezzo dall’aeroporto di Bresso, meno quindi degli 8 necessari per operazioni non critiche. Solo che di tutto questo, nella dichiarazione della Fidogroup presentata a settembre a Enac, non c’è traccia: nel documento non si fa infatti alcun riferimento all’area proibita del carcere, mentre la distanza dall’aeroporto di Bresso è dichiarata proprio in 8 chilometri, il minimo necessario perché non si ricada nel caso di operazione critica, cosa che richiederebbe un’autorizzazione specifica.

Da Enac prima l’inerzia, poi l’ammissione: “Verifiche in corso”
Ilfattoquotidiano.it si rivolge a Enac per chiedere chiarimenti sul regolamento. Alessandro Cardi, responsabile della direzione centrale Regolazione tecnica, pur spiegando che il regolamento va interpretato con una certa flessibilità e che la responsabilità della valutazione dei rischi è lasciata all’operatore, ammette: “Mi pare un po’ difficile definire l’area di Expo non critica, se il cantiere è operativo e pieno di gente. E comunque è un agglomerato urbano, o in prossimità di un agglomerato urbano. L’operatore dovrebbe essere autorizzato per operazioni critiche. Se non lo è, questo sicuramente lo pone al di fuori delle regole”. E aggiunge: “Laddove dovessimo essere avvisati e avere le prove che un operatore ha dichiarato il falso, annulliamo la dichiarazione. Poi, se ci sono altri profili, l’operatore è passibile di denuncia”. Mentre sul dato della distanza dall’aeroporto di Bresso sostiene che è una questione più formale che sostanziale e anticipa che nella prossima revisione del regolamento il requisito di distanza dagli aeroporti sarà mitigato.

Expo, contattata, fa sapere che i voli del drone rispettano tutte le regole. Fidogroup risponde a sua volta che nella documentazione inviata a Enac è stata allegata un’analisi di rischio che ha determinato la non criticità dell’area: “Tale documentazione è stata visionata da Enac, che ha ritenuto che l’area fosse non critica”. A questo punto, ilfattoquotidiano.it contatta di nuovo l’Enac, chiedendo via email la valutazione dell’ente sulla criticità o meno dell’area Expo, anche in considerazione del fatto che nei video si vedono operai e mezzi al lavoro. Le altre domande sono: la dichiarazione di Fidogroup è stata controllata? Che cosa comporta la presenza della zona interdetta al volo del carcere di Bollate? Che cosa comporta l’eventuale falsa dichiarazione sulla distanza con l’aeroporto di Bresso?

Da Enac risponde di nuovo Cardi con un’email in cui ribadisce che la responsabilità della classificazione delle operazioni è in capo all’operatore, mentre “Enac, a campionamento oppure sulla base di evidenze oggettive, può effettuare accertamenti per verificare la rispondenza delle dichiarazioni ai requisiti regolamentari”. Ok, Enac non prende una posizione ufficiale sul caso Expo. Ma sono stati fatti dei controlli nel frattempo? Ricontattato al telefono, solo a questo punto Cardi ammette che a seguito dell’email de ilfattoquotidiano.it la struttura deputata agli accertamenti è stata incaricata di effettuare delle verifiche. Ma almeno è stata calcolata la distanza dall’aeroporto? Ci vogliono solo pochi minuti. “La distanza è sicuramente 7 chilometri e mezzo – risponde Cardi -. Ma è un peccato lieve, non grave. Avviare un’iniziativa per correre dietro a un peccato lieve sarebbe un cattivo uso delle risorse. Non è una cosa che influisce sulla sicurezza”. Rimane però una dichiarazione falsa. E tantissime regole da rispettare. Sulla carta.

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