La giornata è di quelle che difficilmente si dimenticano. Il premier Mariano Rajoy stringe la mano al suo avversario Pedro Sánchez, segretario dei socialisti, ricambiato da un sorriso che i fotografi, nella sala stampa del palazzo della Moncloa, cercano in tutti i modi di immortalare. L’intesa tra i due leader politici non è cosa di tutti i giorni. Ma tant’è: la doppia firma, che è finita in prima pagina su tutti i quotidiani del Paese, arriva per difendere i confini spagnoli dalla minaccia jihadista. Sul tavolo un documento, dal titolo “Accordo per rafforzare l’unità in difesa della libertà e della lotta contro il terrorismo” che le due forze politiche negoziano da settimane. L’atto ridefinisce il delitto di terrorismo e stringe il cerchio attorno alle “nuove minacce” in questo campo, come i nuovi strumenti di captazione e addestramento diffusi su internet, e specialmente sui social network. Rajoy parla di un patto che contribuisce a “fare della Spagna un Paese più sicuro e una società più libera” e che oggigiorno è “di particolare importanza per la nostra democrazia”. Il leader del Psoe risponde che contro il terrorismo è necessario essere uniti.

Insomma l’intesa tra popolari e socialisti c’è, e sembra destinata a continuare anche nel futuro prossimo, nonostante il nuvolone di polemiche suscitate da questo accordo in nome della sicurezza. “Avrei voglia di lasciare. Però se le voci critiche, sei socialisti vanno via… come facciamo a guardarci indietro? No, non me ne vado. Resto. Diete a chi fa di questi accordi di andarsene”, accusa Beatriz Talegón, membro del comitato federale del Partito socialista. “Questo patto limita i diritti e mette in discussione i nostri principi”, conclude amareggiata.

Da una parte, infatti, c’è quel secondo punto del documento, contestato perfino da Sánchez, e poi firmato: la condanna per un terrorista sarà la pena più alta prevista dal Codice penale. Ma la riforma al Codice penale, portata avanti dal governo dei popolari, ha incluso come nuova pena l’ergastolo, cui i socialisti si sono sempre opposti pubblicamente. Tanto che il partito è pronto a ricorrere alla Corte Costituzionale.

Perché dunque, si chiede la corrente più a sinistra del partito, firmare un patto che poi vogliamo cancellare? Gli analisti più maligni hanno già una risposta: si è messo in scena il primo atto di un patto a favore del bipartitismo. Né più né meno. Forse in quest’anno elettorale che puzza di disastro per entrambi i partiti (a dicembre gli spagnoli torneranno alle urne), Rajoy e Sánchez hanno pensato che una foto sotto il titolo “Patto di Stato contro lo jihadismo” potesse essere un buon inizio di campagna elettorale contro Podemos, in continua ascesa nei sondaggi. “Un patto che potremmo vedere con chiarezza a novembre, se questo bipolarismo si sentirà minacciato dalle elezioni”, scrive l’analista David Bollero. “Ce lo venderanno come una questione di Stato per salvare il Paese dagli anti-sistema che fanno paura al potere”. Insomma, una sorta di patto del Nazareno in salsa iberica.

I baroni del Partito socialista rassicurano: con questo accordo non si fa nessun passo verso una “grande colazione” col Partito popolare. Eppure, il giorno dopo la firma, lo stesso segretario generale del Psoe si sia detto disposto a siglare nuovi accordi con l’attuale presidente spagnolo. Come a dire, questo patto non sarà il primo. “Cosa vuole ancora. Siamo pazzi?”, si indigna la Talegón in un tweet, supportata da José Antonio Pérez Tapias, in lizza come segretario generale alle primarie insieme a Sánchez ed Eduardo Madina. Il quotidiano El País è chiaro: “Il Partito popolare ha deciso che il suo avversario principale è Podemos”. Il Psoe è avvisato.

@si_ragu