Mobilitazione generale di “circa 100mila persone”. La ordinerà entro 11 giorni l’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk. Lo ha fatto sapere il leader della stessa repubblica separatista ucraina, Alexander Zakharchenko, come riferisce Dan, l’agenzia di notizie vicina ai separatisti.

Zakharchenko ha ribadito che non ci saranno negoziati di pace con Kiev fino a quando l’Ucraina non avrà designato un rappresentante ufficiale per i colloqui e ha indicato che l’esercito congiunto della Repubblica di Donetsk e di quella di Lugansk deve essere composto da 100mila soldati. “La mobilitazione – ha dichiarato – è la prima tappa. Prima i volontari, poi vedremo”. Sulla situazione al fronte il leader separatista ha spiegato che le truppe ucraine stanno provando a uscire da Debaltseve, città strategica a metà tra Donetsk e Lugansk. “Il nemico concentra le sue forze nel sud per un contrattacco”, ha detto Zakharchenko ai giornalisti, aggiungendo che le milizie sono già riuscite a prendere il controllo della località di Uglegorsk, a meno di 10 chilometri a est di Debaltseve.

Sull’altro lato dell’Atlantico cresce il fronte favorevole all’invio di armi all’Ucraina, scrive il New York Times. Si tratterebbe di in risposta all’escalation dei combattimenti nell’est e ai nuovi trasferimenti di armi pesanti dalla Russia, un’ipotesi che anche il comandante delle forze della Nato in Europa, il generale Philip Breedlove, sostiene e che l’Amministrazione sta tornando a discutere. Il segretario di stato John Kerry, che martedì sarà a Kiev, è aperto a rivalutare la questione, così come il generale Martin Dempsey, a capo degli Stati maggiori riuniti, mentre il segretario della Difesa Chuck Hagel è favorevole, spiegano le fonti del quotidiano americano.

Perfino la consigliera per la sicurezza nazionale Susan Rice da sempre contraria all’invio di armi all’Ucraina, sarebbe pronta a rivedere le sue posizioni. Il confine dell’assistenza degli Stati Uniti a Kiev nel settore della difesa è stato fino a ora segnato dal termine “non letale”. Quindi, solamente giubbotti antiproiettile, visori notturni, kit di pronto soccorso. Droni per la ricognizione, mezzi blindati, missili anti carro e radar per tre miliardi di dollari è quanto invece raccomanda di inviare a Kiev un rapporto indipendente firmato da personalità come Michele Flournoy e Ivo Daalder (la sempre citata possibile segretaria della difesa e l’ex ambasciatore americano alla Nato). Che sarà pubblicato oggi.

Continua, intanto, la conta de morti nell’est del Paese. Il ministro della Difesa dell’autoproclamata repubblica di Donetsk, citato da InterfaxUndici civili sono morti e 42 sono rimasti feriti nelle ultime 24 ore. Delle undici vittime, sette sono state uccise di notte. Tre di loro hanno perso la vita durante un bombardamento alla periferia di Donetsk, roccaforte dei ribelli filorussi. Vladislav Selesniov, portavoce dello stato maggiore dell’esercito ucraino ha reso noto, invece, che nello stesso lasso di tempo 5 soldati ucraini sono morti e 29 sono rimasti feriti.