Tra tutti i critici letterari presenti in Italia Nicola Vacca è senza dubbio uno di quelli che non sono mai scesi a compromessi e che non recensiscono libri per procurarsi potere nei decadenti salottini degli intellettuali in abiti fermati. Nei suoi articoli traspira un autentico amore per la letteratura, la sua letteratura, un viscerale rispetto per gli scrittori veri, una lotta quotidiana per salvare la cultura dalla barbarie del marketing editoriale e difenderla dalla prostituzione e dalla mercificazione a cui molti pseudo recensori cercano di abituarci.sguardi

È uscito per Galaad Edizioni Sguardi del Novecento (prefazione di Simone Gambacorta), una panoramica composta da ventuno brevi saggi dedicati a figure non allineate di scrittori, poeti, filosofi che hanno lasciato una traccia nell’animo dell’autore e di migliaia di lettori.

Il tenero omaggio alla poesia di Alda Merini; la coerenza politica e intellettuale di Ignazio Silone; il malessere italico e il male di vivere nell’arguta ironia di Ennio Flaiano; la letteratura usata come arma da Leonardo Sciascia contro la mafia e il potere; l’immenso romanziere Giorgio Bassani esiliato dall’ideologia militante degli anni ’60; Carlo Cassola e le sue straordinarie trame; il respiro universale delle poesie di Rocco Scotellaro; gli schemi del fantastico di Italo Calvino, uno dei principali protagonisti della Storia del Romanzo in Italia; la tragica fine del poeta emiliano Edgardo Marani; il linguaggio universale di Mario Luzi; satira e polemica nella biografia di Karl Kraus; la proliferazione delle identità di Fernando Pessoa nella finzione letteraria; il genio di Emil Cioran, figura scomoda e implacabile del secolo scorso; il labirinto denso di emozioni nelle liriche di Wislawa Szymborska; l’amore raccontato dal linguista Ronald Barthes; i dubbi e le intuizioni di Jorge Luis Borges; il pensiero politicamente scorretto di Nicolás Gómez Dávila; Ezra Pound, il poeta combattente che ha sfidato la modernità; il pensiero complesso di Ernst Jünger, il contemplatore solitario; l’uomo in rivolta di Albert Camus e tutta la sua grandezza libertaria.

La bravura di Nicola Vacca sta nell’utilizzo di un linguaggio accessibile a tutti, i saggi sono un alternarsi di frasi secche, brevi, mirate, e di pensieri che hanno una forza lirica difficilmente rintracciabile in lavori analoghi scritti da firme più allineate del mondo della critica letteraria nazionale. Inoltre il libro ha un filo conduttore notevole: l’originalità con cui l’autore tratteggia i suoi “personaggi”, gli ridà una dignità che in passato, in certi casi, la storia ha calpestato senza remore.

Come scrive Simone Gambacorta nella prefazione: “Vacca crede nella letteratura e lo fa visceralmente, da sempre, e per questa ragione la diffonde e la divulga con quella passione e con quel radicalismo che sono cifre distintive del suo impegno (e del suo ingegno) e che sono pure gli strumenti (umani, in primis) della sua lotta contro l’abbrutimento e il piattume imperanti. […] Inquadra i suoi autori come degli irregolari, dei battitori liberi che non hanno accettato di scendere a patti e tanto meno di stipulare compromessi con la propria epoca e con la scena culturale che li ha accolti (non di rado male). Ognuno di essi – questo il pensiero di fondo di Vacca – non si è concesso sconti e scorciatoie e ha proposto l’onestà di una visione, di un sentire la parola, come punto essenziale e non negoziabile della propria presenza”.

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