Nessuna immagine dalle telecamere di sorveglianza e nessuna testimonianza determinante. C’è come una “zona d’ombra” sull’aggressione di una cinquantina di esponenti di Casapound al centro sociale Dordoni di Cremona in cui una persona, il 49enne Emilio V. di Lodi, è rimasta gravemente ferita alla testa ed è ora in coma in gravissime condizioni all’ospedale Maggiore. La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti per lesioni gravissime e la Questura di Cremona, che sta disponendo accertamenti “a tutto campo” per rintracciare i responsabili del ferimento, fa sapere che al momento non ci sono né indagati né sospettati. Gli investigatori stanno studiando le immagini delle telecamere vicine alla zona dell’aggressione, anche se – fanno sapere fonti investigative – non esisterebbero riprese della zona in cui è avvenuto l’agguato, davanti al Dordoni, nei pressi dello stadio Zini di Cremona.

La polizia nella serata di domenica ha indentificato una cinquantina di persone rintracciate, poco dopo l’aggressione, al bar Matisse di via Mantova – noto ritrovo di alcuni gruppi di tifosi della Cremonese – a pochi passi dal centro sociale. Tra loro sarebbero stati individuati – spiega a ilfattoquotidiano.it il capo della squadra mobile di Cremona, Nicola Lelario – alcuni esponenti dell’area di estrema destra provenienti da diverse province tra cui Brescia, Parma e Vicenza, legati a Casapound Italia. Sul luogo dell’agguato, secondo alcuni testimoni, sarebbe stato presente anche Gianluca Galli (che non ha smentito la sua presenza in alcune interviste) responsabile provinciale di Casapound Cremona e candidato sindaco della città lombarda alle elezioni del 2014, dimesso dall’ospedale nella serata di lunedì con una prognosi di venti giorni in seguito alle ferite riportate negli scontri.

Il ferito più grave, del centro sociale Dordoni, sarebbe stato raggiunto da un colpo di spranga e da diversi colpi al volto e alla testa: “Mentre il compagno era a terra hanno continuato a infierire su di lui – raccontato un militante del Dordoni a Radio Popolare – appena siamo riusciti l’abbiamo soccorso e trascinato all’interno del centro sociale, dove ci siamo chiusi dentro perché da fuori tentavano di entrare. La polizia è arrivata quando tutto era finito, dopo l’ambulanza”. Emilio V. è tenuto in coma farmacologico dall’intervento del 118, ha ricevuto lesioni anche a un polmone e al nervo ottico e non è stato ancora possibile operarlo per tentare di ridurre l’ematoma cerebrale.

Dopo gli scontri di domenica sera il Dordoni di via Mantova è blindato. L’area davanti al portone metallico transennata, le porte chiuse, si entra solo se presentati da un interno arrivato da fuori. In serata un corteo spontaneo di un centinaio di persone è sfilato dal palazzo del Comune per le vie della città al grido “Fuori i fascisti da Cremona”, mentre erano in corso cortei anche a Brescia, in piazza Loggia, e a Torino. Per sabato 24 gennaio è stata convocata invece una manifestazione antifascista nazionale nella città lombarda.

Il sindaco di Cremona, Gianluca Galimberti, prendendo la parola in consiglio comunale ha condannato il gesto e ha ricordato che “Cremona è città della pace e antifascista”. Duro l’intervento di Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Pd, che ha reso noto di aver “presentato una interrogazione con la quale chiediamo al ministro dell’Interno la ricostruzione dei fatti e l’ennesima verifica dell’attività svolta da Casapound, che di nuovo si trova coinvolta in gravissimi fatti di violenza di stampo squadrista”. Mentre il deputato cremonese di Sel Franco Bordo, insieme al coordinatore nazionale Nicola Fratoianni e al deputato Daniele Farina, chiedono che “siano individuati i responsabili dell’aggressione di stampo fascista”.

Gli investigatori ammettono di essere stati colti di sorpresa dall’escalation di violenza: “È stato un fulmine a ciel sereno – precisano dalla squadra mobile di Cremona – fino a poco prima della partita non avevamo alcun sentore che fossero in preparazione agguati né che potesse accadere qualcosa di simile a Cremona”. Non risultano disposti accertamenti con le questure delle città di provenienza delle persone identificate.