Nel baseball basta una palla per vincere. E non è solo questione di strike e fuoricampo. Intorno alla pallina ufficiale del campionato italiano ruota un business da migliaia di euro che scatena polemiche e interessi. E coinvolge, più o meno indirettamente, anche la Federazione. La Fibs (Federazione italiana baseball e softball), in realtà, non è implicata in prima persona nella gestione commerciale dei prodotti tecnici. Ma c’è una catena di società partecipate su cui di recente sono stati sollevati alcuni dubbi, anche da parte di organi ufficiali come la Corte dei conti.

La prima “scatola” è la Fibs Academy srl: società creata nel 2005 e partecipata al 100% dalla Fibs, con lo scopo di erogare una serie di servizi per la Federazione, fra cui principalmente lo sviluppo del centro tecnico federale (dove vengono cresciuti i migliori talenti nazionali), o le riprese audiovisive del campionato. A tal fine riceve dalla Federazione circa 395mila euro l’anno per il contratto di servizi, fetta consistente del suo fatturato da 550mila euro. Nel 2011, però, la Fibs Academy ha a sua volta costituito una seconda società, la Teammate srl, per l’esercizio del commercio di articoli sportivi connessi con il baseball (nonostante nel bilancio sia esplicitamente scritto che “la società non possiede partecipazione ed interessanze in altre imprese”: “un errore di dicitura”, spiegano dalla Federazione).

Questo appunto fa la Teammate, in particolare per la vendita delle palline. Per il quadriennio 2013-2016 la Federazione ha indetto una licitazione per individuare l’azienda incaricata di produrre le palle omologate per il campionato. Ha vinto la Wilson, che poi ha affidato la commercializzazione in esclusiva proprio alla Teammate. Solo e soltanto alla Teammate i club possono rivolgersi per acquistare le palle per le partite di campionato, al prezzo di circa 4,50 euro l’una per la massima serie. Un obbligo che non tutti hanno digerito: “Io la settimana scorsa ho comprato mille palle per gli allenamenti e le ho pagate 2,10 euro l’una”, spiega a ilfattoquotidiano.it Piero Fortini, nuovo patron del Nettuno Bc, il club più titolato d’Italia. “Le palle per le partite di campionato, invece, mi costano il doppio. La Federazione ci costringe a comprare da una sua società, e così la Teammate ci guadagna. Ma è regolare tutto questo?”.

La domanda del dirigente laziale fa riferimento alle tante contraddizioni, almeno potenziali, del sistema. A partire dall’assenza dello scopo di lucro nello statuto della Fibs Academy, come invece previsto dal protocollo 104/2008 del Coni. Ma per la Federazione è tutto ok: “Una srl non può escludere lo scopo di lucro. Ma non c’è guadagno illecito perché tutti i proventi sono sempre stati reinvestiti nell’attività federale e quindi a vantaggio delle società”, spiega il segretario generale Giampiero Curti. Discorso diverso, invece, per la Teammate: per la Federazione qui il vincolo del Coni non sussisterebbe, dal momento che la società dipende dalla Fibs Academy e non dalla Federazione. Affermazione tecnicamente vera, anche se la Teammate è stata creata dall’Academy, la quale a sua volta è partecipata al 100% dalla Fibs. In ogni caso – conclude Curti – “se mai un giorno dovessero esserci dei dividendi questi tornerebbero alla Academy e servirebbero per abbattere i costi del contratto di servizio, con un risparmio per la Federazione e i club”.

La risposta che il segretario generale dà a ilfattoquotidiano.it è la stessa fornita ad un’interrogazione a firma del Movimento 5 stelle arrivata in Parlamento a fine 2014. Per la Federazione il sistema è trasparente e comunque è sempre stato a conoscenza e approvato dal Coni. Eppure anche la Corte dei Conti ha chiesto informazioni sulla vicenda. Perché la Teammate, in cui la Fibs Academy ha investito 17.500 euro per il suo 70%, è controllata per il restante 30% da soggetti privati (nonostante anche qui le norme del Coni siano abbastanza chiare, escludendo “l’intestazione di quote o azioni a soggetti terzi”). Pure loro potrebbero beneficiare della catena che lega Teammate, Academy e Fibs. E a monte di tutto ci sono sempre i contributi pubblici (circa 2 milioni di euro per il 2015) che il Coni versa alla Federazione. Un intreccio complesso su cui alcuni club hanno da ridire. E anche l’organo contabile dello Stato vuole vederci chiaro: negli scorsi mesi ha già ricevuto una prima risposta dalla Fibs, bisognerà vedere se sarà ritenuta sufficiente o verrà chiesta ulteriore documentazione. Tanto può valere una pallina da baseball.

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