il fiume infinitoAll’alba del 2014 una serie di indiscrezioni su nuovi progetti di Roger Waters e David Gilmour, corredate da fotografie in studio avevano fatto ben sperare il popolo floydiano. E infatti The Endless River è stato accolto con grande entusiasmo. L’ansia per l’attesa, grazie a un’operazione commerciale che agli inizi prevedeva solo un assolo di chitarra e poche note distribuite col contagocce, aumentava.

È stata Polly, la moglie del chitarrista e cantante David Gilmour, il 5 luglio scorso a dare la notizia del nuovo album dei Pink Floyd con un tweet, anticipandone il titolo e definendolo “il canto del cigno di Rick Wright”. Cosa impensabile per una band che con le ultime note di High Hopes pareva aver messo la parola fine alla propria storia e che proprio da quell’assolo di chitarra ripartiva. The Endless River, infatti, è un disco basato sulle session incise nel 1994, anno durante il quale i Pink Floyd registrarono The Division Bell.

Ufficialmente, dunque, The Endless River è un disco dedicato al compianto tastierista della band, Richard Wright, scomparso nel 2008, che ha avuto un ruolo chiave nell’architettura sonora della band. Fino a quando Roger Waters non assunse il totale controllo dal punto di vista creativo sulla band, e Rick Wright venne gradualmente emarginato e alla fine cacciato dallo stesso Waters.

I nuovi brani, aveva subito precisato il management, “non saranno outtakes”, ma i “tasselli di un complesso mosaico sonoro” che stava prendendo vita parallelamente a The Division Bell. E infatti proprio di un mosaico sonoro si tratta. Anzi, a chi conosce l’intera discografia dei Pink Floyd, The Endless River ai primi ascolti può sembrare un’accozzaglia di brevi parti di canzoni mischiate tra loro, di vecchi album dei Pink Floyd. Poi che è solo musica ambient e strumentale.

L’astio è grande quanto grande è l’aspettativa. Per due mesi si è pensato che si trattasse di quel famoso The Big Spliff  di cui parlava il batterista Nick Mason nel libro Inside Out. Certo, l’immagine in copertina non lasciava ben sperare: un uomo in pantaloni bianchi e camicia su una barca intento a remare verso il sole che sorge fra le nuvole. Partorita dalla mente del 18enne artista egiziano, Ahmed Emad Eldin, se messa accanto a copertine-capolavoro come Animals, The Dark Side of The Moon o, in generale, alle opere di Storm Thorgerson, sfigura e non poco

Alla fine, The Endless River non si è rivelato un album capolavoro, Roger Waters non ha partecipato alla lavorazione, a differenza del chitarrista Phil Manzanera da poco nominato maestro concertatore per la Notte della Taranta 2015, che oltre a suonare ha anche selezionato il materiale composto da circa 20 ore di registrazioni. Ed è stato proprio l’ex Roxy Music a confermare che non dell’agognato The Big Spliff si trattava. Ecco cosa disse riguardo The Endless River su Uncut: “Avete mai visto in tv Masterchef? C’è un momento in cui ti dicono ‘Ecco gli ingredienti, adesso facci qualcosa’”. E il disco va considerato per quel che è: una testimonianza del marchio Pink Floyd nel 21̊ secolo. Ma anziché avvicinare le nuove generazioni all’ascolto dell’intera discografia, forse le allontana.

Per questo vi segnalo il nuovo libro dei Lunatics – sigla dietro cui si celano cinque appassionati della band che insieme possiedono la più vasta collezione di dischi rari e memorabilia dei Pink Floyd al mondo – intitolato Il Fiume Infinito (Giunti, pagg. 336, euro 19.90) in cui si narra la storia di quasi 50 anni di Pink Floyd – dalle prime registrazioni in studio con Syd Barrett e la scalata al successo fino a The Endless River  –, passando al setaccio tutte le canzoni ufficiali. Un libro, questo sì, utile a scoprire, o riscoprire, questa grandissima band, e che si candida a diventare un’opera fondamentale della pubblicistica legata ai Pink Floyd.