L’assassino di Andrea Loris Stival, il bambino di 8 anni ucciso il 29 novembre a Santa Croce Camerina, potrebbe essere stato aiutato da un complice. È questa l’ultima novità che emerge dalle indagini coordinate dal procuratore della Repubblica di Ragusa, Carmelo Petralia. Una nuova pista che ha portato gli inquirenti a ipotizzare che, nel tragitto dal luogo del delitto a quello del ritrovamento del bambino, in un canale vicino a un mulino abbandonato, potrebbero essere due le persone che si sono occupate del corpo: “La prima ipotesi è quella che vede la mamma responsabile del delitto – ha specificato Petralia – e della fase di occultamento del cadavere; la seconda vede la figura di un complice nella fase di occultamento del cadavere; nella terza s’ipotizza una cooperazione anche nel delitto“.

Le indagini, continua il procuratore, vanno avanti seguendo tutte queste ipotesi che, però, “non devono essere viste come alternative, ma complementari”. Non si esclude, quindi, la responsabilità della madre di Loris per la quale il gip ha convalidato il fermo per omicidio volontario.

Intanto, Petralia afferma anche che giovedì sarà il primo giorno utile per i funerali Loris: “Domani mattina concederò il nulla osta per la restituzione della salma del piccolo Loris alla famiglia, così si potranno celebrare i funerali”. Il via libera per la restituzione del corpo alla famiglia era previsto per martedì, ma l’autopsia sul corpo del bambino, eseguita dal medico legale Giuseppe Iuvara, è stata consegnata senza la firma che autorizza i funerali. A questo punto, la funzione potrebbe essere posticipata a giovedì o venerdì, anche perché mercoledì, nella chiesa del paese, sono previste altre due cerimonie. La prefettura di Ragusa, intanto, sta già pensando a misure di sicurezza straordinarie per i funerali. Le forze dell’ordine, però, non temono la possibilità di ritorsioni della popolazione nei confronti della madre che, ancora in stato di fermo, non potrà partecipare ai funerali del figlio: “Voglio andare ai funerali di mio figlio, sono innocente”, aveva chiesto la donna in lacrime al proprio avvocato, dopo che le è stato comunicato che sarebbe dovuta rimanere nel carcere di Catania.