Amalia Signorelli ci aveva abituati troppo bene. I suoi post sono sempre magnifici. Questa volta però non condivido l’entusiasmo di alcuni suoi lettori. In “Mafia Capitale, Expo, Mose e Olimpiadi: un paese senza vergogna” manca un’analisi sul perché gli italiani sono così, rassegnati e privi di senso civico come li descrive, e i tedeschi migliori. Ma in realtà qualcosa trapela.

Il sottinteso (neanche troppo implicito) dell’articolo è una posizione ‘moralista’ e Sallustiana sulle cause del declino: ‘siamo così perché formati, influenzati e adattati all’ambiente culturale perverso (italiano) nel quale cresciamo ed operiamo. A causa del nostro declino morale abbiamo perso interesse per il bene comune: saccheggiamo le istituzioni, infrangiamo le regole, evadiamo le tasse – ogni volta che è possibile – per alimentare i nostri interessi privati’. Il corollario di questo ‘Modello Moralista’ (MM) del declino è un Pessimismo Cosmico: la (sola) soluzione (possibile), infatti, è una riscossa morale (per definizione anzitutto individuale). Ma questa riscossa è più che improbabile, impossibile, nel nostro orizzonte vitale, perché ‘la cultura italica perversa, che ci condanna, viene da lontanissimo, dai secula seculorum… ovvero ha una grandissima inerzia storica’. E cmq è un problema che riguarda più i Vescovi che i politici.

Cosa c’è che non va in questa impostazione, in verità molto seducente? I fatti: non collimano con il (poco originale) MM. Se il MM fosse giusto, un italiano quando va in Germania dovrebbe comportarsi come si comporta in Italia; e viceversa. Invece è vero il contrario! Dunque?

Manca … (rullo di tamburi) … un’analisi degli incentivi: e a questo gioco sembra che siamo più bravi noi economisti degli antropologi… ?! (Vediamo se è spiritosa, e se raccoglie la sfida!). Quali incentivi inducono la stessa persona a tenere comportamenti diversi in Germania e in Italia? È vero: l’ambiente in cui operiamo (ma non quello in cui cresciamo) è decisivo; e la ‘cultura del furbo’ è deleteria. Ma la cultura e il senso civico (poco in Italia, molto in Germania) hanno una causa diversa dalla Storia secolare. È il declino delle istituzioni (MI)=> che genera incentivi perversi, i quali => generano comportamenti perversi, i quali => generano cattive abitudini e => una ‘cultura’ perversa.

Corollario del MI è che non bisogna aspettare secoli per cambiare una cultura distorta. Né occorre schierare un esercito di vescovi e santoni. ‘Basterebbe’ cambiare gli incentivi – cioè le istituzioni (però nel ‘verso’ giusto!) – per ottenere in pochi anni una svolta culturale e comportamentale positiva. E questo è un problema politico. A sua volta, difficilissimo. Ma non c’è nulla nel carattere e nella mentalità degli italiani che ci condanna per sempre ad uno scarso senso civico. Il MI sembra sminuire l’importanza della morale e della religione: perciò fa piacere notare che i Vescovi condividono il MI.

Nel post citato, Amalia Signorelli (il MM) sbaglia la direzione della causalità. Per carità, la corruzione è un fenomeno sociale complesso, che ha tante determinanti. Ma la direzione della causalità va principalmente dalle istituzioni alla ‘cultura del senso civico’, più che viceversa.

A riprova di quanto sostengo, uno studio di due economisti di Berckley e Columbia descrive un esperimento naturale avvenuto a New York lo scorso decennio. Fino al 2002, i diplomatici dell’ONU (provenienti da tutto il mondo) a Manhattan godevano dell’immunità da qualsiasi multa per divieto di sosta. Come si comportavano? Quelli provenienti da ‘paesi ad alta corruzione’ ne approfittavano per parcheggiare in divieto di sosta. Quelli dei ‘paesi a bassa corruzione’ inizialmente se ne approfittavano molto meno, ma poi nel giro di pochi mesi si adeguavano all’andazzo: “tanto più, quanto più a lungo durava l’incarico a New York” (p.1023). Ma nel 2002 la legge cambiò: i diplomatici divennero soggetti alla legge. Quali furono le conseguenze? Ciò “led to immediate and massive declines of approximately 98 percent in parking violations”. Questo risultato empirico è in linea con una letteratura ampia ed antica.

Il MM è molto popolare, in Italia come in Germania. Serve bene lo scopo psicologico tipico del moralista benpensante: sentirsi migliori degli altri (per il solo fatto di accusarli); ed i suoi interessi (chiamarsi fuori). Ma non aiuta né ad inchiodare la Germania e i nostri leader alle loro gravi responsabilità per la crisi economica in atto, né a disegnare assieme agli elettori italiani un percorso di rientro verso la civiltà giuridica e il senso civico.