Molti commentatori hanno evidenziato come le riforme istituzionali di Renzi e Boschi regalino alla maggioranza parlamentare, minoranza nel paese, il controllo sulla Corte Costituzionale. La suprema Corte è il più importante baluardo di ogni democrazia, l’ultimo potere indipendente dello Stato a cedere a una svolta autoritaria. Non stupisce perciò che la coscienza di alcuni parlamentari del Pd impedisca loro di votare tali riforme. Ma come verranno giudicati dalla Storia? Conservatori, difensori un sistema farraginoso nemico della crescita? O difensori della prosperità? Un precedente interessante è quello di Roosevelt: vale la pena di rileggere il racconto e il giudizio di due storici moderni.

F.D.Roosevelt… fu eletto Presidente nel 1932… Quando assunse il potere, oltre un quarto della forza lavoro era disoccupata; molti erano precipitati nella povertà… Uno dei provvedimenti chiave del New Deal fu il National Industrial Recovery Act… che prevedeva l’intervento dello Stato in molti progetti infrastrutturali… Ma il 27 Maggio 1935 la Corte Suprema dichiarò parte del Nira incostituzionale… Nel frattempo Roosevelt… aveva firmato il Social Security Act (Ssa), che introduceva lo stato sociale moderno negli Stati Uniti: pensioni, indennità di disoccupazione, aiuti ai bambini poveri, alcune facilitazioni sanitarie; ed inoltre, il National Labor Relations Act (Nlra), che rafforzava i diritti sindacali. Anche questi due provvedimenti furono contestati dalla Corte. Mentre l’iter giudiziario procedeva, Roosevelt venne rieletto, con il 61% dei voti. 

Con la popolarità ai massimi, Roosevelt non intendeva permettere alla Corte Suprema di affondare la sua Agenda politica. Il 9 Marzo 1937 parlò alla radio:
“Mi ricordo quando, quattro anni, fa per la prima volta vi parlai da questi microfoni… Eravamo nel bel mezzo di una crisi bancaria… La ripresa dimostra quanto giuste erano le mie politiche… Ma due anni fa, la Corte Suprema ha riconosciuto la legittimità costituzionale di molte di esse con un voto di 5 contro 4. Se un solo voto fosse cambiato questa grande nazione sarebbe caduta in un caos senza speranza…”

Ovviamente non si poteva correre di nuovo questo rischio:
“L’America è governata da tre poteri: il Congresso, l’Esecutivo, e le corti. Due remano in armonia nella stessa direzione; il terzo no… La Corte Suprema si comporta non come un organo giudiziario, ma come un organo politico”.

Roosevelt disse di avere ricevuto un forte mandato popolare per cambiare questo stato di cose, e che:
‘… dopo aver riflettuto, l’unico metodo chiaramente costituzionale è quello di infondere sangue nuovo nelle istituzioni…’

Disse inoltre che i giudici costituzionali avevano un carico di lavoro eccessivo, soprattutto quelli più anziani – che, casualmente, erano quelli che si opponevano alle sue politiche. Propose dunque l’obbligo per i giudici di andare in pensione a 70 anni, e di poter nominare altri sei giudici… chiamò la nuova legge il Judiciary Reorganization Act…

Il Partito Democratico godeva di un’ampia maggioranza in entrambi i rami del Congresso. Ma la Camera rifiutò di discutere la Legge. Roosevelt allora provò con il Senato… La Commissione Giustizia tenne riunioni molto accese, e finalmente mandò il provvedimento in aula con parere negativo. L’aula lo rimandò in Commissione chiedendo che venisse riscritto, e la Commissione lo privò degli elementi sostanziali… Nel frattempo, ci furono dei compromessi… La Corte dichiarò costituzionali sia il Ssa che il Nlra.

Morale: le istituzioni inclusive e democratiche resistono ai tentativi di cancellare le loro caratteristiche. Era nell’interesse immediato del Congresso democratico di controllare la Corte e garantire così la sopravvivenza di tutta la legislazione del New Deal. Ma… i congressisti e i senatori americani compresero che se il presidente fosse riuscito a minare l’indipendenza del potere giudiziario, avrebbe distrutto l’equilibrio dei poteri che proteggeva anche loro dal presidente, e che garantiva la continuità di istituzioni politiche pluraliste.

Se avessero accettato, forse Roosevelt avrebbe poi deciso che trovare maggioranze in Parlamento richiedeva troppi compromessi, ed avrebbe perciò governato per decreto, snaturando il sistema politico americano. Il Congresso si sarebbe opposto, ma Roosevelt avrebbe potuto appellarsi alla nazione, accusando il Congresso di bloccare le misure necessarie contro la Depressione. Avrebbe potuto chiudere il Congresso con la polizia. Un’esagerazione? È esattamente quanto è successo in Perù e in Venezuela negli anni 1990. I Presidenti Fujimori e Chavez, appellandosi al mandato popolare ricevuto, hanno sospeso Parlamenti poco cooperativi, riscritto la Costituzione, e rafforzato massicciamente i poteri del presidente. Il timore di questo terreno scivoloso ha impedito ai parlamentari americani di approvare il progetto Roosevelt.

Anche la Costituzione Argentina del 1853 creò una Corte Suprema, con compiti simili a quella Usa… Nel 1946 Juan Domingo Peròn fu eletto democraticamente Presidente. Poco dopo, alcuni suoi deputati chiesero l’impeachment di quattro dei cinque giudici supremi. Fra le accuse… aver dichiarato incostituzionale una legge sul lavoro. Come negli Usa. Ma in questo caso, nove mesi dopo, il Parlamento sostituì i quattro giudici. Il controllo finalmente esercitato sulla Corte liberò Peròn dai vincoli politici. Ora poteva esercitare il potere senza condizionamenti.  … . Da allora … in Argentina è diventato normale: ogni nuovo presidente si sceglie i giudici costituzionali. Così, un’istituzione che poteva limitare il potere dell’Esecutivo è stata svuotata… L’Argentina… ha sofferto di tutti i problemi istituzionali tipici dell’America Latina… intrappolata in un circolo vizioso di cattiva politica… e di politiche economiche ‘estrattive’ contro la maggioranza dei cittadini… nemiche della crescita… alla base del declino epocale di un paese… un tempo florido.