In un Paese di ipocriti a dire che il re è nudo alla fine deve essere un prete. “È più eversivo un politico corrotto di un antipolitico onesto” spiega con normale buon senso l’arcivescovo di Campobasso monsignor Giancarlo Bregantini, capo della commissione episcopale sul lavoro della Cei, a cui papa Bergoglio ha quest’anno affidato la redazione delle meditazioni della via Crucis al Colosseo. E le sue parole, che arrivano a commento dell’ultimo intervento del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, suonano rivoluzionarie.

Come al solito, dopo il monito presidenziale che ha indicato l’anti-politica come “la più grave delle patologie cui siamo chiamati a far fronte”, in pochi hanno proferito pubblicamente parola. Certo, si sono fatti sentire sulla Rete molti italiani. Ha protestato come ovvio Beppe Grillo. Ma gli altri, gli osservatori, i cosiddetti intellettuali, gli uomini di partito e i commentatori di quasi tutti i giornali, hanno taciuto. Fermi, immobili, tutti sull’attenti. E non per il rispetto che si deve a un uomo molto anziano o alla fondamentale carica istituzionale che ricopre: sono rimasti invece zitti un po’ per interesse (c’è chi fa parte del sistema) e un po’ per vigliaccheria (a mettersi contro il Quirinale non si fa molta carriera).
Così per 24 ore nella nazione più corrotta d’Europa è stato quasi impossibile trovare qualcuno che dicesse ciò che è ovvio: sull’anti-politica ogni opinione pro o contro ha diritto di cittadinanza. E quella di chi in teoria (molto in teoria, secondo noi) è chiamato a difendere la Costituzione, ne ha più di ogni altra. Ma sostenere che si tratta del problema maggiore cui “un paese civile”deve far fronte è semplicemente falso. E chi lo dice dimentica, si spera solo a causa dell’incedere degli anni, mafia, camorra, ‘ndrangheta. Scorda gli amministratori pubblici (moltissimi, ma non tutti) o le aziende e le coop (molte, ma non tutte) che rubano a man bassa.

Povera Italia e poveri italiani che, quasi per un paradosso della storia, oggi devono assistere alla strana scena in cui un vescovo, costretto a lasciare la diocesi di Locri e Gerace perché minacciato dalle ‘ndrine, ricorda a un ex comunista insediato al Quirinale come stanno le cose: “Corruzione e antipolitica sono il medesimo triste risultato della mancanza di etica all’interno della politica”. Per uscirne non servono moniti, ma “decisioni  non prese da pochi in stanze oscure”, “ci devono essere organi di controllo e partecipazione della base. È il buio che crea la corruzione o l’anti-politica”.

Presidente, faccia uno sforzo, prima di dimettersi lo dica anche Lei.