Tra gli effetti del renzismo ecco anche le botte a sinistra. La minoranza Pd – che già è parecchio minoranza – è capace di finire in frantumi sul Jobs act (qualcuno è uscito, qualcun altro ha votato no, altri ancora hanno votato sì solo per disciplina). Ma è la sinistra, in senso più largo, a darsele, il giorno dopo. Da una parte il presidente del partito Matteo Orfini: una volta era uno dei Giovani Turchi, cioè la nuova sinistra emergente, che una volta era dalemiana e che una volta era rappresentata – oltre che da Orfini e Andrea Orlando – anche da Stefano Fassina. Dall’altra il candidato alla segreteria del Pd che ha tentato di sfidare Matteo Renzi, invano: Gianni Cuperlo. I due si scrivono attraverso facebook e a attaccare briga è Orfini che definisce i deputati che non hanno votato la riforma del lavoro “primedonne, vittime di protagonismo a fini di posizionamento interno”.

Cuperlo risponde: “Sono impressionato dal tono e dal merito di queste frasi”. Il leader di Sinistradem, tra l’altro, parla di “una scelta che a tanti è costata, e non poco” e di “donne e uomini con le loro convinzioni e la loro coerenza”. Poi Cuperlo punta il dito direttamente su Orfini: “Che peccato, caro Matteo. Sono stato anch’io per qualche settimana presidente della nostra assemblea. Poi ho lasciato quel posto per le ragioni che sai. Qualche mese dopo un capo della tua corrente è venuto a chiedermi di non ostacolare la tua candidatura allo stesso incarico”. E ancora: “Ti ho votato come presidente del nostro partito. Che dovrebbe essere una figura di garanzia verso tutti. Personalmente non mi sognerei mai di dire che la posizione di altre e altri, tra di noi, quando si esprime sul merito del provvedimento o di una legge risponde ad altre logiche che non siano quelle dichiarate. Mi piacerebbe che nel nostro partito questo principio fosse condiviso da tutti. Ma sarebbe giusto che a condividerlo fosse almeno il nostro presidente”. Cuperlo prosegue: “Questa non è gente, Matteo. Sono parlamentari del partito che tu presiedi. Ciascuno di loro ha una biografia, risponde alla sua comunità politica e di territorio”. E chiude la lettera con un “peccato”.

A stretto giro, sempre su facebook, arriva la replica di Orfini: “Quelle parole le ho dette e le ho dette perché le penso”. Per il presidente del Pd, “ieri è successa una cosa molto grave. E per me dolorosa”, perchè “se tutti ci comportassimo come ieri avete fatto voi, questo partito diventerebbe uno spazio politico, e non un soggetto politico (per citare Bersani). E non durerebbe a lungo”. Poi Orfini apre una parentesi: “Tu ricorderai che all’inizio di questa legislatura io più di altri avevo perplessità sulla scelta di far nascere un governo insieme a Berlusconi. Ricordo un colloquio che ebbi con te in Parlamento, in cui mi spiegasti che in quelle condizioni e dopo una decisione assunta collegialmente, non si poteva che bere l’amaro calice. Perché proprio nei momenti difficili è doveroso farsi carico collettivamente delle responsabilità, anche se non si condividono quelle scelte”. Tra l’altro, Orfini replica a Cuperlo sulla questione interna al partito: “Io non sono ‘entrato in maggioranza’ per il semplice fatto che per me non esistono più una maggioranza e una minoranza del Pd: esiste il Pd, in cui ci sono donne e uomini liberi che si impegnano, pensano, combattono per migliorare la situazione del nostro malandato Paese”. Orfini sottolinea: “Il congresso è finito l’8 dicembre, quasi un anno fa” e tra l’altro sottolinea: “Quando evitiamo di farci le caricature, riusciamo persino ad ascoltarci e a lavorare insieme”.