Una sentenza arrivata a 34 anni di distanza e che farà molto discutere. Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, ex terroristi dei Nar, condannati in via definitiva per la strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980, sono stati condannati dal tribunale civile di Bologna a risarcire danni per 2 miliardi, 134 milioni e 273 mila euro, da versare alla Presidenza del Consiglio e al ministero dell’Interno. La decisione, in primo grado, è del giudice della terza sezione civile, Francesca Neri. “Non abbiamo commenti da fare. Il nostro pensiero si conoscerà al momento del deposito dell’atto di appello”, hanno commentato i legali di Mambro e Fioravanti, gli avvocati Jacopo Mannini, Alessandra Tucci e Cinthia Bianconi.

Palazzo Chigi e il Viminale avevano chiesto i danni con diverse motivazioni. Circa 59 milioni di euro erano stati richiesti per le “spese sostenute” e gli “oneri economici sopportati dalla Stato italiano”. Tra questi, riconosciuti dal giudice, “le spese per uomini e mezzi impiegati per le operazioni di soccorso successive alla strage del 2 agosto”. Non solo. Tra le spese ci sono anche quelle “per i particolari eventi che si sono svolti necessariamente nei giorni successivi”; e cioè i “funerali solenni, la visita del presidente della Repubblica (Sandro Pertini, ndr) e del presidente del consiglio dei ministri (Francesco Cossiga, ndr), dei singoli ministri, manifestazioni dei partiti e sindacati”. Poi ci sono le “somme erogate dal Dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell’interno a tre agenti di Pubblica sicurezza, per il tempo in cui sono rimasti assenti dal servizio a causa delle lesioni riportate al momento dello scoppio della bomba, l’uno, e nelle operazioni di soccorso gli altri due”. Infine, sempre conteggiati in quei 59 milioni di euro ci sono “i benefici economici erogati dallo Stato alle vittime del terrorismo e ai loro familiari secondo la legge 206 del 2004 in forma di speciali elargizioni, vitalizi, benefici pensionistici”.

Un’altra voce, che il giudice valuta in un miliardo di euro, come avevano chiesto Presidenza del consiglio e Ministero dell’interno, è quella relativa al cosiddetto “danno non patrimoniale arrecato all’identità e all’immagine dello Stato italiano”. Secondo il giudice “la gravità di quel fatto, in sé e per sé considerato, per l’entità delle conseguenze lesive a persone e cose, per lo sgomento e il senso di insicurezza che provocava nell’opinione pubblica, dovuto anche alla circostanza che si trattasse di un attentato a una via di comunicazione, tale da colpire in modo imprevedibile e indiscriminato, è di livello senza pari nella storia d’Italia, e secondo in ambito europeo, per il numero di vittime, solo agli attentati di Madrid dell’11 marzo 2004. Non solo: “La vastissima risonanza della notizia, anche sul piano internazionale, è documentata negli articoli di stampa”. Secondo il tribunale dunque, la strage del 2 agosto ha “leso con gravità estrema una molteplicità di beni, di cui è titolare lo Stato”. Quest’ultimo subì, secondo il giudice, anche un enorme danno di immagine: “Dopo il 2 agosto l’Italia appare agli occhi dei propri abitanti come incapace di proteggere la loro incolumità, nello svolgersi della loro vita quotidiana, in quanto vittima di individui e organizzazioni capaci di colpire dovunque e senza alcun preavviso, e che mirano dichiaratamente a sovvertirne l’ordine democratico”. Da parte delle altre nazioni invece l’Italia viene vista come “uno Stato in lutto, vulnerabile rispetto all’azione di gruppi estremisti, incapace di difendersi”. “Tale danno – si legge nella sentenza – non può in nessun modo essere provato nel suo preciso ammontare”. Considerato il “rango costituzionale” dei beni lesi, la sentenza stima come “congruo” il miliardo di euro chiesto da Palazzo Chigi e Viminale.

Il giudice ha respinto invece la richiesta di un miliardo di euro per il cosiddetto “danno patrimoniale derivato dalla lesione arrecata all’immagine e alla sicurezza dello Stato italiano”. In pratica secondo gli avvocati della Presidenza del consiglio e del Ministero, dopo il 2 agosto ci sarebbero stati dei “danni insorti nella bilancia dei pagamenti, per il negativo impatto sul trend della attività turistica e degli investimenti economici”. Ma, secondo il giudice tali danni non sono dimostrati con alcuna prova. L’altro miliardo di euro riconosciuto dal giudice, deriva invece da un “danno di ritardo”: si tratta sostanzialmente degli interessi, visto che da allora sono passati 34 anni.