Sono 41 gli avvisi di fine indagine per la maxi inchiesta sulle spese pazze nel consiglio regionale (ora uscente) dell’Emilia Romagna. Arrivano a meno di due settimane dalle elezioni regionali del prossimo 23 novembre. L’accusa è principalmente quella di peculato (e truffa in unico caso) e tra gli scontrini a imbarazzare i politici, c’è anche quello relativo a un acquisto in un sexy shop per 80 euro da parte di un’eletta del Partito democratico. Gli otto presidenti dei gruppi erano finiti nel registro degli indagati già un anno fa in quanto ritenuti, ognuno per il proprio partito, responsabili per l’intero ammontare di quelle spese dei loro colleghi di partito. In totale la somma contestata a tutti i 41 consiglieri è pari a oltre 2 milioni di euro, che sarebbero così suddivisi: 940mila euro al Pd (con 18 indagati su 24 consiglieri totali nel periodo cui si riferisce l’inchiesta); 205mila euro al Pdl (11 indagati su 11); 423 mila euro all’Idv (2 indagati su 3); 151mila euro alla Federazione della sinistra (1 indagato su 2); 77mila euro a Sel (2 indagati su 2); 135 mila euro alla Lega nord (3 indagati su 4); 31mila euro all’Udc (1 indagato su un consigliere); 98mila euro al M5s (2 indagati su 2); 27mila euro al gruppo misto (1 indagato su 1). Oltre ai 41 politici tra gli indagati ci sarebbe anche una collaboratrice di Matteo Riva del gruppo misto.

Tra gli scontrini contestati anche la spesa in un sexy shop di una consigliera

Il maggior numero di indagati appartiene al Pd, che però era di gran lunga anche il gruppo più numeroso all’interno della assemblea uscente. L’inchiesta è delle pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari, coordinate dal procuratore aggiunto Valter Giovannini sotto la supervisione del procuratore capo Roberto Alfonso. Questa la lista completa degli indagati del Pd: Marco Monari, Marco Barbieri, Marco Carini, Thomas Casadei, Gabriele Ferrari, Vladimiro Fiammenghi, Roberto Garbi, Paola Marani, Mario Mazzotti, Roberto Montanari, Rita Moriconi, Antonio Mumolo, Giuseppe Pagani, Anna Pariani, Roberto Piva, Luciano Vecchi, Damiano Zoffoli, Matteo Richetti. Del Pdl: Luigi Villani, Enrico Aimi, Luca Bartolini, Gian Guido Bazzoni, Galeazzo Bignami, Fabio Filippi, Andrea Leoni, Marco Lombardi, Andrea Pollastri, Mauro Malaguti, Alberto Vecchi. Del gruppo misto: Matteo Riva (ex Idv). In concorso con lui risponde la segretaria del gruppo Rossella Bolino. Della Lega Nord: Manes Bernardini, Stefano Cavalli, Stefano Corradi. Con loro c’era Mauro Manfredini, nel frattempo deceduto. Di Sel: Gian Guido Naldi e Gabriella Meo. Della Federazione della Sinistra: Roberto Sconciaforni. Dell’Idv: Liana Barbati e Sandro Mandini. Del M5s: Andrea Defranceschi e Giovanni Favia, entrambi espulsi nel frattempo dal movimento. Dell’Udc: Silvia Noé.

940mila euro sono contestati al Partito democratico

Oltre a quelli dei capigruppo, già diversi altri nomi erano usciti in questi ultimi mesi di indagini e l’inchiesta aveva portato le sue conseguenze anche sulla campagna elettorale in corso. Tra i politici sotto inchiesta, ai primi di settembre, comparvero anche Matteo Richetti e Stefano Bonaccini, entrambi accusati di peculato. Il primo, allora in corsa nelle primarie per la corsa a governatore, si ritirò dalla competizione: la procura della Repubblica gli contestava poche migliaia di euro, soprattutto pernottamenti in hotel in occasione di manifestazioni politiche. Bonaccini rimase invece in corsa per le primarie Pd (poi vinte), e dopo essersi fatto interrogare, i magistrati hanno chiesto per lui l’archiviazione. Andrea Defranceschi, capogruppo uscente del Movimento 5 stelle, si è visto escluso dalle primarie per le regionali, proprio per il fatto di essere stato indagato in questa maxi-inchiesta.

Tra le spese: viaggi, bagni pubblici e parcheggi

Sull’acquisto nel sexy shop per 80 euro, che a quanto pare sarebbe stato effettuato dalla consigliera Pd Rita Moriconi, l’interessata si è difesa: “Non sono mai entrata in un sexy shop nella mia vita”, ha spiegato interpellata dall’agenzia Ansa. “La ritengo una spesa assurda e surreale e sicuramente non l’ho fatta io. Sono una persona seria”. Tra le spese dei politici emiliano romagnoli ci sono i regali di compleanno e i costi per le cosiddette interviste a pagamento. Ci sono i bagni pubblici contestati Thomas Casadei del Pd, che mise a rimborso due scontrini da 50 cents l’uno; ci sarebbero anche alcune ricevute per parcheggi, per pochi euro, messe a rimborso dal consigliere della Lega nord, Manes Bernardini. Ad Andrea Defranceschi, capogruppo M5s, sono contestate, tra le altre cose, due consulenze da 10 mila e da 17 mila euro, che non risponderebbero ai requisiti necessari per poi ottenere il rimborso. Matteo Riva, del gruppo Misto, deve rispondere tra l’altro di un soggiorno a Lampedusa di otto giorni in compagnia di una ex collaboratrice del gruppo, pure lei indagata, per una spesa di 1.800 euro per vitto e alloggio, più 1.500 euro di biglietto di aereo andata e ritorno. Lo scopo era partecipare ad un convegno che, secondo gli investigatori, non si sarebbe mai svolto.

Su queste stesse vicende anche la procura della Corte dei Conti dell’Emilia Romagna sta indagando e presto, per molti consiglieri, potrebbero partire gli atti di citazione davanti ai giudici. “Tra le spese contestate oltre i due terzi sono riferite a contratti e a personale regolarmente assunti dai Gruppi per lo svolgimento dell’attività politica e istituzionale”, hanno precisato in serata con una nota congiunta otto capigruppo dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna. “Manteniamo la serenità che sempre abbiamo avuto, nella certezza di aver rispettato le regole e le leggi in vigore in materia di fondi assegnati ai gruppi assembleari”.