Non si placa la bufera giudiziaria sulla regione Emilia Romagna. Ora, di nuovo, è la volta del consiglio regionale, pronto ormai ad andare a casa dopo l’addio di Vasco Errani. La procura regionale della Corte dei Conti sta infatti inviando a diversi membri della assemblea legislativa una serie di inviti a dedurre, una specie atto di fine indagine che chiede all’interessato di difendersi per evitare la citazione a giudizio. L’ambito è ancora quello delle cosiddette “spese pazze”. Si tratta in realtà delle contestazioni su un presunto uso irregolare dei rimborsi e dei fondi messi a disposizione dei gruppi partitici all’interno del parlamentino di viale Aldo Moro. Per gli stessi fatti anche la procura della repubblica sta indagando e nei mesi scorsi aveva iscritto tutti i capigruppo in carioca nel 2012 nel registro degli indagati.

Tra i consiglieri regionali raggiunti da invito a dedurre, c’è anche Stefano Bonaccini. Segretario del Partito democratico regionale e responsabile degli enti locali nella segreteria nazionale, voluto da Matteo Renzi in persona al suo fianco, Bonaccini è considerato uno dei papabili proprio alla successine del dimissionario Errani. Sono 14 in tutto per ora i consiglieri raggiunti dalla comunicazione della procura guidata dal procuratore Salvatore Pilato, anche se non è escluso che nel frattempo altre comunicazioni stiano arrivando. Tra loro c’è Marco Monari, in qualità di capogruppo (ora dimesso) del Partito democratico, e i suoi colleghi di partito Thomas Casadei, Marco Carini, Tiziano Alessandrini, Gabriele Ferrari, Roberto Montanari e lo stesso Bonaccini; poi c’è Giuseppe Luigi Villani in qualità ex capogruppo del Popolo della libertà; Roberto Sconciaforni della Federazione della Sinistra; Liana Barbati (capogruppo) e Sandro Mandini dell’Italia dei Valori; Franco Grillini ex Idv, ora gruppo misto; Silvia Noè dell’Udc e Gianguido Naldi di Sel.

E’ stata una settimana complicata per la Regione. L’8 luglio la Corte di appello di Bologna aveva condannato il governatore a un anno di reclusione per la vicenda Terremerse. Subito erano seguite le sue dimissioni. O almeno la promessa di dimissioni, che dovrebbero arrivare il prossimo 23 luglio. Il 9 luglio inoltre proprio davanti ai giudici della Corte dei conti, era andato in scena il processo per le cosiddette “interviste a pagamento” per il quale a settembre è prevista una decisione dei magistrati. Secondo il procuratore Pilato, anche in quel caso, ci sarebbe stato un danno erariale causato dai consiglieri che avrebbero illecitamente utilizzato i fondi dei gruppi per pagare comparsate in televisione o radio che non sarebbero state previste dai regolamenti.

I nomi dei consiglieri raggiunti dagli inviti a dedurre sono contenuti in una delibera della Giunta regionale oramai dimissionaria, datata 14 luglio (l’esecutivo cadrà alle dimissioni di Errani promesse l’8 luglio scorso e attese per la prossima settimana) in cui si fa ricorso alla Corte costituzionale contro questa stessa decisione della Procura perché “tali inviti a dedurre – si legge nella delibera – costituendo, anche in relazione alle specifiche modalità attraverso le quali si è pervenuti ad essi, la prosecuzione dell’esercizio del controllo in forma di atto giurisdizionale, esorbitando così, anche per sviamento, dalla funzione giurisdizionale” sono “lesivi dell’autonomia del Consiglio regionale e, in particolare, delle attribuzioni regionali in materia di controllo dell’inerenza al mandato politico delle spese stesse”.