Qualcosa è stato tagliato, ma non sono le Province. E ora gli enti amministrativi di secondo livello chiedono aiuto al governo. La legge di stabilità prevederebbe tagli di oltre il 50 per cento a livello locale. Ma se gli organi sono quelli di sempre, il rischio è quello del default. L’allarme è del presidente Anci Piero Fassino in audizione in Parlamento: “Il taglio di 1 miliardo per città e province rischia di far partire in default questi nuovi enti”. Posizione condivisa anche dal presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, che parla di “rischio effetto domino” perché questi enti hanno competenze che hanno bisogno di risorse. Una riforma sospesa a metà, un’abolizione che in realtà è stata un ridimensionamento e vecchie competenze ancora nelle mani dei vecchi organi. E’ quanto resta della legge Delrio a pochi mesi dalla sua applicazione. In autunno l’Italia degli amministratori locali è tornata al voto per rinnovare consigli provinciali e delle nuove Città metropolitane: accordi tra partiti per spartirsi le poltrone in un panorama di grande confusione.

Parlano chiaro in commissione Bilancio alla Camera i rappresentanti dell’Upi (Unione province italiane): se le competenze di cui le Province non dovrebbero più occuparsi non saranno effettivamente spartite dalle Regioni, gli enti di secondo livello non potranno svolgere i loro compiti. Ovvero manutenzione delle strade, sicurezza nelle scuole, interventi per dissesto idrogeologico e assistenza ai comuni. “Con 1 miliardo di tagli”, denunciano i presidenti delle province di Pavia e Vicenza Daniele Bosone e Achille Variati, “lo Stato manda in dissesto Province e città metropolitane. L’unica possibilità per evitare il blocco dell’erogazione dei servizi e l’esubero del personale è spostare, da subito in legge di Stabilità, quelle funzioni che la Legge Delrio toglie dalla gestione delle Province: formazione professionale, trasporto pubblico locale, centri per l’impiego, cultura, turismo, sociale, agricoltura. Solo concentrando sulle funzioni fondamentali le risorse e il personale necessario a svolgerle potremo continuare a garantire i nostri compiti”.

L’Upi parla di tagli che in alcuni casi potrebbero arrivare anche al 90 per cento, mettendo in ginocchio gli enti locali. E fa un appello al governo perché intervenga al più presto per completare la riforma Delrio. “Abbiamo verificato”, dicono, “che il taglio di 1 miliardo sui bilanci delle Province e delle Città metropolitane si traduce in una riduzione di risorse ben oltre il 50% , fino ad arrivare in diversi casi al 90% del totale. Solo che le funzioni, i servizi e i costi per erogarli sono rimasti gli stessi dello scorso anno. Qui non si tratta di efficientare, ma di dovere decidere quali servizi erogare e quali sospendere: e siccome la Legge Delrio stabilisce quali siano i servizi che devono garantire le Province e le Città metropolitane, chiediamo a Governo e Parlamento di prendere insieme a noi la responsabilità di portare a termine la riforma, ma subito. Si scriva nella Legge di stabilità che i servizi per l’impiego, la formazione professionale, il trasporto pubblico locale, i servizi sociali, la cultura, il turismo e lo sport non devono più essere una spesa delle Province, e si decida dove trasferire il personale e i costi di questi servizi. Altra soluzione, per evitare il dissesto se non si vuole ridurre il taglio, non c’è”.