All’inizio doveva essere alle 15. Poi la riunione del consiglio dei ministri è stata posticipata alle 18 per iniziare, infine, alle 19.54. Una giornata di rinvii per discutere a Palazzo Chigi le “limature” della legge di stabilità che, secondo quanto anticipato dalle agenzie di stampa, sarà di 36 miliardi. Dovrebbe includere tagli alle tasse per 18 miliardi – come già annunciato dal presidente del Consiglio – mentre dalla spending review entrerebbero 15 miliardi di euro. Un totale, quello della manovra, che supera i 30 miliardi annunciati da Renzi nei giorni scorsi e che dovrebbe anche includere la possibilità per i lavoratori, dal 2015, di avere il Tfr in busta paga.

“Una legge di questa complessità ha bisogno di limature – ha detto prima della riunione del Cdm il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei, a Rainews 24 -. Ci prendiamo tutte le ore necessarie per non prendere mesi dopo”. Taddei, pur non anticipando il contenuto e le cifre, ha spiegato che questa manovra segna “un cambio di passo per rilanciare non solo i consumi ma anche gli investimenti. Gli interventi sull’Irap e la decontribuzione vanno in quella direzione. Il terreno per gli investimenti (privati) sarà più fertile e fiscalmente più conveniente. Il vero problema infatti è il tracollo degli investimenti privati durante la crisi: meno 5 punti di Pil cioè 75 miliardi”. 

Confindustria e sindacati – Il ddl di stabilità che sarà varato stasera divide però le parti sociali: la Confindustria ha apprezzato le misure contenute nelle prime indiscrezioni (taglio della componente lavoro dell’Irap e azzeramento dei contributi per i neo assunti per tre anni) mentre i sindacati hanno espresso preoccupazione soprattutto sulle notizie circolate sull’aumento dell’imposizione fiscale sui rendimenti dei fondi pensione integrativi (si parla di un punto, dall’11,5% al 12,5% equiparandola a quella sui titoli di Stato).

E’ quindi una manovra che va nella direzione giusta per il leader di Confindustria Giorgio Squinzi che pure ribadisce la necessità di andare avanti con le riforme mentre il numero uno della Cgil, Susanna Camusso “si continua su una logica di taglio che non risponde all’urgenza che ha il Paese”. I sindacati comunque si aspettano che nell’incontro con il governo già fissato per il 27 ottobre si affrontino i temi che riguardano il lavoro e il fisco contenuti nel ddl.

Squinzi che ha parlato ieri di ‘realizzazione di un sogno’ con l’eliminazione della componente lavoro dell’Irap e l’azzeramento dei contributi per un triennio per i neo assunti oggi ha sottolineato come sia necessario “aprire una fase nuova” con una “stagione di sostanziose riforme, concrete ed efficaci per il rilancio del Paese”. “Non c’è più tempo – ha detto – per attendere, per verificare, per far calcoli e compromessi. Occorre agire e farlo subito, fissando l’agenda su poche e chiare priorità da realizzare, sul serio”.

Insoddisfatta delle prime indiscrezioni Susanna Camusso che ribadisce la necessità della manifestazione della Cgil proclamata per sabato 25: “Il sogno della Cgil – ha detto – è che si faccia una manovra che crei lavoro. E’ una manovra in cui non si vedono effetti positivi in termini di occupazione, in cui continuano ad esserci moltissimi tagli a enti locali e sanità. Soprattutto è una manovra in continuità, che pensa che l’unica leva sulla quale agire sia la diminuzione delle tasse per alcuni e che non mette invece quelle risorse in investimenti e creazione effettiva di posti di lavoro. Non c’è un principio di giustizia fiscale e di spostamento del carico fiscale”.

Il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan in attesa di vedere il testo del ddl si dice preoccupata per l’ipotesi di aumento della tassazione sui rendimenti dei fondi pensione. “Questa eventuale decisione – ha affermato – sarebbe sbagliata perché avrebbe un impatto fortemente negativo sul consolidamento e lo sviluppo della previdenza complementare. Sarebbe gravemente compromessa la sostenibilità sociale dell’intero impianto previdenziale e l’adeguatezza delle prestazioni pensionistiche future”. La legge di stabilità dovrebbe rappresentare “una svolta per l’economia del Paese” per la Uil che con Luigi Angeletti sottolinea come questa sia l’ultima occasione per uscire dalla recessione. Angeletti a margine del congresso della Uiltucs ha ribadito in particolare la necessità di ridurre gli sprechi nella pubblica amministrazione e i costi della politica.