Diciottesima fumata nera per l’elezione di due giudici costituzionali e di un membro del Consiglio superiore della magistratura (Csm). Fonti parlamentari rivelano che, anche durante la seduta congiunta di Camera e Senato di oggi, nessun candidato ha raggiunto il quorum dei 3/5 (570 voti)  necessario per diventare membro della Consulta. Tra i più votati ci sarebbe il presidente del Senato, Pietro Grasso, che avrebbe raccolto 94 voti del Movimento 5 Stelle e della Lega Nord, lontano però dal numero minimo di consensi necessari per diventare giudice della Corte Costituzionale. Nulla di fatto anche per il laico da nominare al Consiglio Superiore della Magistratura al posto di Teresa Bene dichiarata ineleggibile.

Le notizie circolate in mattinata avevano già fatto pensare che si dovesse andare a una diciannovesima votazione, dato che deputati e senatori di Partito democratico, Forza Italia e il Nuovo Centrodestra hanno ricevuto, intorno alle 10, un sms in cui si diceva loro di votare scheda bianca sia per la Consulta che per il Csm. Così è stato, visto che, dicono fonti di Montecitorio, sono state 524 le tessere senza preferenze, 37  le nulle e 36 i voti dispersi. Pochi voti per i candidati che, oltre a Grasso, contano 27 preferenze per Donato Bruno, 22 per Lorenza Carlassare, 16 per Luciano Violante e 11  a Michele Ainis.

Il problema è che a fronte del candidato del Pd, che continua ad essere Luciano Violante, Forza Italia stenta a trovare un proprio rappresentante da proporre per il voto. Dopo le bocciature e il ritiro di Antonio Catricalà, prima, e di Ignazio Caramazza, poi, il partito di Silvio Berlusconi non ha ancora individuato un nuovo nome da proporre alla controparte, anche per le divisioni interne tra chi spinge per Francesco Paolo Sisto, presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, e chi preferirebbe il costituzionalista Giovanni Guzzetta, in primis il capogruppo alla Camera Renato Brunetta. Un dilemma sul quale incide anche il rischio di perdere la presidenza della commissione Affari costituzionali, che una volta uscito di scena Sisto potrebbe andare appannaggio di un esponente di un altro partito.

Di qui la decisione del Pd, che resta fermo sulla candidatura di Violante, di scegliere la scheda bianca in attesa di conoscere le decisioni del movimento azzurro, per evitare di esporre l’ex presidente della Camera ad un’ulteriore bocciatura e magari ad una perdita di consensi, che a quel punto rischierebbe di ‘bruciare’ la sua corsa alla Consulta. Fermo restando che un’eventuale scelta di Forza Italia per una candidatura con un profilo più tecnico potrebbe riaprire completamente i giochi, perché a quel punto ai Dem, non si sa con quante probabilità di riuscita, potrebbe essere chiesto di mettere in campo un nome con caratteristiche meno marcatamente politiche.