Fonti del governo turco smentiscono la notizia, circolata nella mattinata di lunedì, secondo la quale la Turchia avrebbe dato il via libera agli Stati uniti per l’uso della base aerea di Incirlik, nel sud del paese, per “l’addestramento di forze dell’opposizione siriana moderata” e “l’impegno in attività all’interno dell’Iraq e della Siria“. A dare la notizia dell’accordo è stato il Consigliere Usa per la sicurezza nazionale, Susan Rice, parlando alla Nbc. “Nessun nuovo accordo” con gli americani, replicano da Ankara. Intato, i jihadisti continuano a portare avanti la loro campagna militare e mediatica. Domenica, i miliziani fedeli all’autoproclamato califfo, Abu Bakr al-Baghdadi, hanno diffuso il quarto numero di Dabiq, il magazine del califfato, con una prima pagina in cui si vede la bandiera nera dell’Isis che sventola in piazza San Pietro. Nella stessa giornata, i jihadisti hanno rivendicato i tre attentati nella città di Qara Tapah, a nord est di Baghdad, in cui hanno perso la vita 40 persone, e si apprestano, a quanto dichiara un funzionario governativo iracheno, ad attaccare la capitale con 10 mila uomini.   

Turchia, “mai dato l’ok per utilizzo della base di Incirlik”. Dopo l’annuncio di Susan Rice, che parlava di un accordo tra Usa e Turchia per l’utilizzo della base militare di Incirlik, nel sud del paese, si era pensato al primo impegno concreto di Ankara nella lotta contro l’Isis. Pronta, però, è arrivata la smentita del governo turco che, attraverso fonti vicine all’esecutivo, ha fatto sapere che “nessun nuovo accordo” è stato stipulato con gli americani. La base turca non è disponibile, quindi, per addestrare i ribelli moderati siriani e lanciare i raid aerei in Iraq e nel paese con a capo Bashar al-Assad. A far fallire le trattative potrebbe essere stata la mancanza di disponibilità degli americani ad accontentare tre richieste che i turchi reputano, al momento, indispensabili: la creazione di una “no fly zone” nel nord della Siria, di una “zona cuscinetto” al confine tra i due paesi e la fornitura di armi ai ribelli “moderati” siriani che destabilizzerebbe il governo di Bashar al-Assad, nemico di Ankara. Su questo, la fonte governativa è stata chiara: “I negoziati continuano sulla base delle condizioni già poste dalla Turchia”. L’accordo sembrava raggiunto già nel pomeriggio di domenica (ora italiana), quando il segretario Usa alla Difesa, Chuck Hagel, ha telefonato al suo omologo turco, Ismet Yilmaz, per ringraziarlo della disponibilità di Ankara a sostenere la lotta allo Stato islamico. Ringraziamo per “la competenza della Turchia nella zona – aveva dichiarato il portavoce del Pentagono, John Kirby, riprendendo le parole di Hagel – e il modo responsabile in cui il Paese sta gestendo le altre sfide che questa battaglia pone per il Paese, in termini di rifugiati e sicurezza del confine”. 

Bandiera nera a San Pietro: “La crociata fallita”. Un nuovo messaggio all’Occidente, una nuova minaccia agli “apostati”. Il nuovo numero di Dabiq, il magazine pubblicato dai media dell’Isis, apre con una copertina che suona come un avvertimento: la bandiera nera dell’autoproclamato califfato che sventola sull’Obelisco Vaticano, in piazza San Pietro, e una scritta “The failed crusade”, la crociata fallita. Il riferimento è a quello che i jihadisti reputano il tentativo di Occidente e mondo cristiano di conquistare i “territori dell’Islam” per colonizzarli e imporre la loro religione. Nel numero del magazine, gli uomini del califfo ripropongono anche l’idea, respinta dalla stragrande maggioranza del mondo musulmano, che sia lecito rapire e ridurre in schiavitù le donne degli infedeli: “Ci si dovrebbe ricordare – si legge – che ridurre in schiavitù le famiglie dei kuffar e prendere le loro donne come concubine è un aspetto saldamente stabilito dalla Sharia, la legge islamica”. Contemporaneamente alla diffusione del magazine, lo Stato Islamico diffonde anche il terzo episodio di “Lend me your ears”, prestatemi attenzione, la serie di filmati in cui il giornalista britannico sequestrato dai miliziani, John Cantlie, riporta il messaggio dell’Isis agli Stati Uniti e al mondo occidentale.