Milano perde qualche posizione, attestandosi a 280,6 euro pro capite contro i 297,6 dell’anno prima. Roma ne guadagna, ritoccando la spesa all’insù da 249,8 a 261,5 euro a persona. Napoli in teoria fa un balzo in avanti, passando da 47,29 euro a 101 euro a testa, ma si tratta di “impegni” e non risorse effettivamente versate. Parliamo della spesa pro capite messa in campo dai Comuni per i servizi sociali nel 2013, in confronto con l’esborso dell’anno precedente riportato in una classifica diffusa nei giorni scorsi da Openpolis. L’associazione, che lavora per rendere trasparenti e comprensibili al grande pubblico i dati su attività politica e bilanci pubblici, ha preso in considerazione la somma delle uscite che le 15 città più popolose d’Italia hanno messo nero su bianco, nei loro consuntivi 2012, alle voci asili nido, servizi sociosanitari, interventi per la disabilità e per i soggetti a rischio di esclusione sociale, strutture residenziali e di ricovero per gli anziani, cooperazione e associazionismo (più il servizio cimiteriale).

Posto che si tratta di sfere che hanno una forte influenza sulla qualità di vita, il risultato mette bene in evidenza come le diverse amministrazioni comunali sulla base dei dati 2012,  offrano ai cittadini opportunità molto diseguali. La prima “linea di frattura” che salta all’occhio è quella tra Nord e Sud: sul podio di Openpolis ci sono infatti tre Comuni settentrionali, con Trieste medaglia d’oro grazie a una spesa pro capite di 457,86 euro (contro una media di 218,9 euro pro capite), Venezia al secondo posto con 352,08 euro e Milano in terza posizione con un esborso, appunto, di 297,62 euro a testa. Seguita a ruota da Bologna (286,13 euro) e Firenze (273,01). In coda alla classifica si trovano invece Messina, Palermo e Napoli, con rispettivamente 111,5, 83,6 e 47,3 euro pro capite investiti. Ma va detto che Genova, con 141,4 euro per ogni cittadino, è messa peggio di Bari (167,37 euro) e Catania (154). Quanto a Torino Padova, stanno rispettivamente poco sopra (247,8) e poco sotto (210,3) il valore medio.

Va da sé che si tratta di realtà con dimensioni e caratteristiche difficili da paragonare: il capoluogo veneto conta 207mila residenti contro gli 1,36 milioni di quello lombardo, la Liguria è la regione con la maggior percentuale di anziani di tutta Europa mentre a Napoli quasi il 17% degli abitanti ha meno di 15 anni. I bisogni sono quindi molto differenziati. Ma anche stringendo la visuale sui settori più “caldi” di ogni territorio, il risultato è lo stesso: i grandi centri del Meridione arrancano. Il capoluogo campano, per esempio, nel 2012 ha speso per gli asili nido comunali solo 13 euro pro capite, mentre Palermo ne ha dedicati 30 e Messina 3.

Guardando i bilanci consuntivi 2013 di Milano, Roma e Napoli è possibile poi farsi un’idea di come stiano evolvendo gli stanziamenti per l’erogazione di servizi sociali. Per l’insieme di queste voci il Comune guidato da Giuliano Pisapia ha registrato lo scorso anno, tra spese correnti e in conto capitale, uscite per 383,4 milioni, ben 97 in meno rispetto al bilancio preventivo (in pratica il budget predisposto per l’anno) e 23,2 in meno rispetto al 2012. La capitale ha invece aumentato gli stanziamenti di 31 milioni: 690 nel 2013, anno in cui si è insediato come sindaco Ignazio Marino, contro i 659 del 2012, quando in Campidoglio sedeva Gianni Alemanno. Quanto a Napoli, nel consuntivo 2013 si legge che palazzo San Giacomo, dove il vicesindaco Tommaso Sodano svolge le funzioni di primo cittadino in seguito alla sospensione di Luigi de Magistrisha dedicato al “settore sociale” 96,9 milioni. Più del doppio rispetto alle spese sostenute l’anno prima stando al censimento di Openpolis. L’associazione fa però notare che il suo calcolo tiene conto solo dei pagamenti in conto capitale e in “conto residui”, cioè quello che dalle casse del Comune è effettivamente uscito, e non delle somme solo impegnate. L’ampio scostamento tra le due annate è spiegato proprio da quest’ultima voce.