Professoroni, rosiconi, gufi. “Abbiamo a che fare con la stampa, per cui le parole che usiamo più sono pesanti, più passano”. Lo ha detto il ministro della riforme Maria Elena Boschi al presidente emerito della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky, secondo il racconto di quest’ultimo a ‘Partecipa’, la festa del Fatto Quotidiano, durante una telefonata avvenuta quest’estate nella quale il ministro si scusava con il giurista per gli epiteti usati dal presidente del Consiglio Matteo Renzi verso i critici delle riforme governative. Ma la telefonata, secondo Zagrebelsky, era un tranello, una maniera per mostrare inesistenti aperture al dialogo e per dire di aver sentito tutte le opinioni, pure quelle contrarie come quella del giurista.

video di Simone Bauducco

 

Il retroscena è stato rivelato lunedì sera all’incontro organizzato dal Fatto quotidiano al Teatro Nuovo diTorino, nel corso del dibattito sulla riforme e sui diritti in presenza dell’ex procuratore capo Gian Carlo Caselli, del segretario della Fiom Maurizio Landini e del direttore de ilfattoquotidiano.it Peter Gomez: “In occasione della riforma del Senato ho avuto alcuni contatti telefonici con la ministra delle riforme – ha raccontato Zagrebelsky -. Mi dice: ‘Professore, non si sarà mica offeso della parola professoroni o rosiconi’. Le dico: ‘No, non è questione di offendersi’”. La Boschi gli ha poi spiegato il perché fossero state usate parole come quelle: “Sapete, noi abbiamo a che fare con la stampa, abbiamo a che fare con la comunicazione, per cui le parole che usiamo più sono pesanti, più passano”. Zagrebelsky crede però che dietro quella telefonata ci fosse un doppio fine: “Che cosa le importava? Le importava di dire che per questa riforma ha sentito tutti i costituzionalisti, anche quelli che non erano d’accordo”.

Lo scambio di opinioni tra il ministro e il presidente emerito della Corte costituzionale è stato documentato a luglio dal Fatto, con la pubblicazione delle proposte di riforma inviate nel maggio scorso da Zagrebelsky al ministro Boschi, proposte mai prese in considerazione.