Profetico fu Gian Piero Gasperini, allenatore del Genoa, il 9 marzo scorso. “Se una cosa del genere fosse successa in Juventus-Roma il giorno dopo ci sarebbero state un mare d’interrogazioni parlamentari”, disse dopo un rigore concesso al Chievo in pieno recupero. Sette mesi dopo è accaduto davvero. La partita tra bianconeri e giallorossi entra in Parlamento per iniziativa bipartisan di due deputati di Pd e Fratelli d’Italia che chiedono lumi al ministro Pier Carlo Padoan sulle ripercussioni in Borsa del caldo pomeriggio dello Stadium di Torino. E approda addirittura davanti alla Commissione europea per volere del leghista Buonanno, che chiede arbitri internazionali per le partite di Serie A. Ma di assist forniti dal calcio a Camera e Senato è piena la storia, recente e non, della Repubblica. Questioni a volte serie, altre molto meno e generate in alcuni casi dalla passione calcistica dei parlamentari.

Nazionale, dal ‘vaffa’ di Chinaglia alla telefonata Berlusconi-Donadoni
Lo ricordava ieri Dino Zoff nell’intervista a Il Fatto Quotidiano, parlando di Giorgio Chinaglia. Il suo ‘vaffa’ in mondovisione rivolto a il ct Ferruccio Valcareggi durante i Mondiali 1974 generò più interrogazioni parlamentari. Ma Long John la prese molto più seraficamente, sbronzandosi e dormendo sotto un albero. Nel 1982 fecero invece discutere le voci circa i ricchi premi che avrebbero incassato gli azzurri per un’eventuale vittoria. La polemica scoppiò durante la fase a gironi, quando l’Italia di Enzo Bearzot stentava e il Paese non se la passava molto meglio. Poi rifiorì Paolo Rossi e tutti se ne dimenticarono. Le prestazioni degli azzurri hanno fatto irruzione in Parlamento anche in tempi più recenti. Dopo il 3-0 incassato per mano dell’Olanda a Euro 2008, il deputato Pd Roberto Giachetti prese carta e penna per sapere se rispondesse al vero che poco prima della partita “il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nonché proprietario della società di calcio A.C. Milan, abbia telefonato a Roberto Donadoni facendogli il suo in bocca al lupo per la competizione e gli abbia suggerito qualche pedina da schierare nella straordinaria formazione che ieri è scesa in campo rimediando una delle figure più nere della storia del nostro calcio”. Insomma, il trio rossonero a centrocampo (Gattuso, Pirlo, Ambrosini) era colpa della telefonata dell’ex Cavaliere e, quindi, della debacle dell’Italia.

Gramazio, accanto alla Roma. E anche alla Lazio
Di Domenico Gramazio tutti ricordano la mortadella nel giorno della caduta del governo Prodi, quando stappò anche una bottiglia di spumante. Forse il senatore di Alleanza Nazionale ne aveva messa una in frigo anche prima di Lazio-Fiorentina del maggio 1999, quando ai biancocelesti venne negato un rigore su Marcelo Salas e la partita finì 1-1. La preoccupazione, all’epoca come oggi, corse alla Borsa, tanto da presentare un’interrogazione urgente al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro con delega ai problemi dello sport “per conoscere quali iniziative intendano adottare nei riguardi della Figc e della Lega Calcio dopo le denunce, ormai acclarate, di tutti i commentatori sportivi e di tutti gli esperti che hanno rivisto alla moviola l’incontro di calcio disputato sabato scorso tra Fiorentina e Lazio, nel corso del quale è stato negato alla squadra romana un rigore che tutti hanno riconosciuto esistere”.

Quattro anni fa gli errori nel corso di Brescia-Roma riaccesero l’animo di Gramazio, che insieme al senatore Pdl Stefano De Lillo – per inciso presidente del Club Roma Palazzo Madama – denunciarono “l’ennesimo scandalo della classe arbitrale italiana” proponendo di istituire “una federazione degli arbitri fuori dal controllo della Figc”. Un cambiamento necessario “per evitare con comportamenti non regolari di falsare il campionato”. Nella stessa stagione, i senatori del Pd chiesero lumi sul posticipo Lazio-Inter, una delle ultime decisive giornate di campionato perché la non contemporaneità con gli altri match, nata per esigenze televisive, aveva creato un “indubbio vantaggio”. E chiesero al presidente del Consiglio se la logica imposta dai networks televisivi non andasse “a discapito della lealtà sportiva” e se la situazione non alterasse la regolarità del campionato italiano.

Gli errori contro il Brescia e la licenza Uefa del Parma
Se in quell’occasione l’Inter aveva tratto un vantaggio del posticipo, l’anno dopo venne invece favorita in un derby lombardo. Almeno secondo l’onorevole Daniele Molgora, presidente della Provincia di Brescia, e di altri tre deputati di Lega Nord e dell’ex Pdl, tra i quali l’allora sottosegretario allo Sviluppo economico Paglia. I quattro stesero il testo di un’interpellanza rivolta alla Presidenza del Consiglio per chiedere “cosa intenda fare la Figc per evitare che in questa ultima parte del campionato si verifichino errori arbitrali sempre più determinanti” e “se non siano ritenuti troppi e determinanti gli errori ai danni del Brescia Calcio e se non si intendano richiamare a una maggiore attenzione i vertici della Figc”. Non era andato giù il rigore assegnato ai nerazzurri e il gol annullato a Caracciolo contro il Lecce, appena una settimana dopo.

Lo scorso febbraio l’onorevole genovese del Pd Mario Tullo ha invece portato in Parlamento la questione dell’anticipo a mezzogiorno di Genoa-Sampdoria per la contemporaneità con la Festa di Sant’Agata. Mentre a maggio la licenza Uefa non concessa al Parma è finita sugli scranni di Palazzo Madama per mano del senatore Giorgio Pagliari del Pd che invocava di far luce su Fiorentina-Torino, il cui risultato ha permesso ai granata di accedere all’Europa dopo l’esclusione dei gialloblù: “Da alcuni giorni circolano indiscrezioni giornalistiche secondo le quali i filmati della partita sarebbero stati visionati da funzionari della Procura federale, che sarebbe decisa ad aprire una inchiesta. Su questa vicenda deve esserci la massima decisione e tempestività nell’assunzione delle decisioni. Le dilazioni tattiche non sono ammesse: ciascuno si assuma le sue responsabilità”.

Dagli ultras della Lazio al papà di Iaquinta
Il calcio arriva in Parlamento anche per questioni ben più serie. E’ il caso dell’Astrea Calcio, squadra della Polizia Penitenziaria finita nell’occhio del ciclone nel novembre 2011 dopo un servizio de Le Iene. Nel bando per selezionare le guardie carcerarie una presenza in Serie B valeva come titolo 24 volte di più di una laurea alla Harvard Law School. Un calciomercato low cost per la squadra gestita da via Arenula. Mentre negli ultimi tredici mesi si è parlato spesso, troppo spesso di ultras. Nel settembre 2013 il deputato grillino Tancredi Turco aveva presentato un’interrogazione in commissione in seguito all’assalto dei tifosi della Roma al pullman del Verona. E già in quell’occasione accennava alla necessità di far pagare gli straordinari delle forze dell’ordine ai club, una proposta ridefinita la scorsa settimana.

A novembre è toccato invece a Giorgia Meloni chiedere l’intervento del governo dopo l’arresto di 149 ultras laziali a Varsavia. Sel si è scagliata in aula contro Georgios Katidis, giocatore del Novara radiato dalle nazionali elleniche dopo il saluto romano con il quale, a marzo, aveva festeggiato una vittoria dell’Aek Atene. Due altre interrogazioni nell’ultimo mese, entrambe del Movimento Cinque Stelle. La prima in seguito agli scontri dell’Olimpico in occasione di Roma-Cska Mosca, l’altra relativamente alla vicenda dell’acquisto del Mantova Calcio, per il quale erano in corsa l’imprenditore Piergiorgio Benfanti e Giuseppe Iaquinta, padre dell’ex calciatore juventino Vincenzo. Un’azienda del papà del campione del mondo non era inserita nella ‘white list’ per la ricostruzione del dopo sisma in Emilia Romagna. Il sospetto – secondo il senatore Gaetti – era che dietro la scalata, poi fallita, potessero nascondersi interessi per speculazioni edilizie. Fischio finale, almeno fino al prossimo errore arbitrale.

Twitter: @AndreaTundo1