Era il 10 gennaio 2014  quando l’Agenzia delle Entrate comunicava che il gruppo Prada aveva pagato tutte le imposte dovute in base ad un atto volontario e che non erano in corso ulteriori verifiche. Comunicazione arrivata con lo svelamento di una inchiesta della Procura di Milano nei confronti della casa di moda avviata, come del resto molte altre aperte dal dipartimento che si occupa dei reati economico-finanziari, proprio in seguito alla segnalazione dell’ente preposto al controllo degli obblighi fiscali.

Per quell’indagine i pm di Milano Gaetano Ruta e Adriano Scudieri hanno chiesto la proroga per altri sei mesi. Nel registro degli indagati erano stati iscritti la stilista Miuccia Prada, il marito Patrizio Bertelli e due manager per una presunta “omessa e infedele dichiarazione dei redditi”. L’inchiesta riguarda la presunta ‘esterovestizione’ di Prada Holding, società che aveva sede legale ad Amsterdam. La somma contestata, e che sarebbe stata “nascosta”, secondo gli inquirenti, al fisco italiano riguarda dieci anni di bilanci ed è di 470 milioni di euro. Sulla richiesta di proroga della Procura dovrà decidere il gip. La casa di moda milanese, secondo l’ipotesi dell’accusa, trasferendo in Olanda e in Lussemburgo le principali sedi si sarebbe garantita una fiscalità più favorevole pur continuando a mantenere in Italia il cuore operativo.