La Procura di Rovigo ha iscritto nel registro degli indagati i legali rappresentanti della Co.Im.Po, l’azienda di smaltimento di rifiuti speciali di Adria dove lunedì 22 settembre sono morti quattro lavoratori per inalazioni di acido solforico. L’ipotesi di reato è omicidio colposo plurimo. Iscritto nel registro degli indagati anche Rossano Stocco, l’ex carabiniere dipendente della Co.Im.Po che ha salvato la vita ad un collega, perché titolare della vasca da cui è uscito l’acido. La decisione è stata presa dal pm Sabrina Duò, che indaga sull’incidente nella ditta in provincia di Rovigo. All’origine della tragedia, potrebbe esserci un errore umano, ma secondo il pm ci sono stati “evidenti problemi di sicurezza all’interno dell’azienda”.

L’autopsia delle quattro vittime – Nicolò Bellato, 28 anni, e Paolo Valesella, 53, entrambi di Adria, Marco Berti, 47, e Giuseppe Valdan, 47, di Campolongo Maggiore (Venezia) – sarà effettuata il 24 settembre. Secondo la prima ricostruzione dei vigili del fuoco, che dovrà essere supportata dai risultati delle autopsie e analisi tecniche, i primi due operai e l’autista di un camion stavano travasando da una cisterna acido solforico in una vasca che conteneva già ammoniaca. Il mix di sostanze ha dato vita ad una micidiale nube di anidride solforosa, che non ha dato loro scampo. Berti e Vallesella, operai della Co.Im.Po, erano vicino alla cisterna, assieme a Baldan. Quando c’è stato l’incidente il terzo operaio, Bellato, dall’ufficio ha visto tutto tramite la telecamera di sicurezza; senza pensarci si è portato all’esterno per aiutare i compagni, restando anch’egli ucciso dall’anidride solforosa. Mentre altri dipendenti della ditta scappavano verso i campi, un quinto lavoratore, Massimo Grotto, 47 anni, ha cercato di soccorrere i colleghi, ma è subito caduto privo di sensi. Sarebbe morto se un sesto dipendente, Rossano Stocco, ora nel registro degli indagati, non l’avesse trascinato fuori dalla struttura, dopo essersi messo la maschera anti-gas. La vita l’ha rischiata anche il primo dei soccorritori, il vigile del fuoco Sandro Barchi, 48 anni: la sua maschera anti-gas ha avuto un problema tecnico, e l’uomo è rimasto a sua volta intossicato. Trasportato in ospedale, Barchi è stato dimesso martedì mattina, mentre restano stabili le condizioni di Massimo Grotto, che non risulta in pericolo di vita.