Renzi ha perso 15 punti di fiducia in tre mesi. Così ha deciso di moltiplicare i tweet, che sono per lui il prolungamento del pene.

Non bastandone più uno alla volta, ieri ne ha sparati cinque tutti insieme, così chi era in crisi di astinenza s’è fatto la scorta e poi se li è delibati uno per uno con godimento multiplo. Il contenuto, del Pentatwitter, al solito, non è granché: lui è felice di aver nominato Descalzi all’Eni, infatti è indagato per corruzione, sono soddisfazioni;

 

i candidati li scelgono i cittadini (soprattutto uno: lui) e non le Procure (che si limitano a compilare il registro degli indagati su cui lui sceglie i candidati);

e supercazzole sfuse su India, tagli a Regioni e sanità, Europa e il 3%. Ma il mezzo conta più del messaggio. Sul Grande Twittatore è uscito un libro per Fazi Editore, dal titolo arrembante #Arrivo Arrivo, liberamente ispirato all’arriba-arriba-àndale-àndale di Speedy Gonzales. Sottotitolo: “La corsa di @matteorenzi da Twitter a Palazzo Chigi” (e ritorno). Autori i giornalisti infatuati Matteo Grandi e Roberto Tallei. Prefatore l’inutile Luca Sofri. In copertina il Nostro, slanciato come una pera, corre e sorride al futuro in tenuta da jogging. Primo capitolo: “Il tweet Vangelo secondo Matteo”. Mecojoni. Svolgimento: “Il primissimo tweet di Renzi, cimelio storico da esporre nel museo della comunicazione, datato 8.1.2009, già lasciava intravvedere il suo potenziale comunicativo”. Eccolo: “Torna a pensare che per il Pd fiorentino più che le primarie ci voglia il primario!”.

Torna chi? Parla di sé in terza persona come Povia, il Divino Otelma e i reclusi nei manicomi criminali? Boh. Però il primo tweet non si scorda mai, e già lascia intravvedere. Come pure gli altri: “Pensa che arrivare in Palazzo Vecchio al mattino presto e lavorare da solo nel silenzio della sala Clemente VII”, punto, fine e morta lì. Già pensare è un verbo impegnativo. “Ha lasciato la sala del Consiglio ed è tornato in ufficio. All’una di notte, da solo, con il ritmo dei passi…”, segue rimando a Facebook, che sta a Twitter come le linee-guida alle slide: “…ad accompagnare il rumore del silenzio mentre la penombra illuminava il Salone dei 500. Ci sono dei momenti in cui ti rendi conto di quanto sei fortunato a poter servire la tua comunità. Oggi è uno di questi. Viva Fiorenza!”. Lirismo puro, Dolce Tweet Novo.

Dopo due anni esatti di cure, il 12.1.2011 Matteo nostro riesce finalmente a cinguettare in prima persona: è la scoperta dell’Io, non meno devastante del Lui. Infatti El Twitador inizia subito a cazziare quelli che comunicano in terza persona: “@Donadelli74 entrare su Twitter e lasciarci il portavoce è roba da sfigati”.

Concetto alato, tipico degli statisti momentaneamente ristretti a fare i sindaci. Siccome però scripta manent e i tweet di più, fa tenerezza rileggere quelli con cui il Twittatore Folle deliziava i fiorentini: “Io sono per abolizione finanziamento pubblico a partiti e giornali e per mostrare conti correnti e proprietà dei politici”. Ma non del finanziere Marco Carrai, che nello stesso periodo gli metteva gratuitamente a disposizione un pied à terre in via degli Alfani 8, all’insaputa degli elettori e dei lettori di Twitter. In ogni caso, non appena andrà al governo, Renzi dimenticherà prontamente l’abolizione dei fondi pubblici a partiti e giornali. A volte, sopraffatto dalla fatica, il sindaco 2.0 twittava “XimNd” e subito dopo, per maggiore chiarezza, “Xvhgcuy” (13.2.2012), poi però si riaveva dal deliquio e chiariva aitante: “Apprezzabile lo sforzo esegetico per capire i miei ultimi tweet! Ma è solo l’iPhone lasciato aperto. Stavo Twittando #amiainsaputa”.

Peccato, perché “XimNd” e “Xvhgcuy” resteranno i tweet più sinceri del conte Mascetti reincarnato. Seguiranno “#enricostaisereno” e “un forte abbraccio a @EnricoLetta”, un attimo prima dell’incaprettamento. Il mitico “Berlusconi sa che se vinciamo noi lui è il 1° rottamato”. E l’imperituro “Scegliendo le persone più competenti, l’Italia può diventare la più bella startup del mondo”, 13 mesi prima di scegliere Boschi, Madia, Pinotti, Alfano, Lupi, Lorenzin, Orlando, Guidi e la vigilessa. Manca giusto #ladonnabarbuta.

il Fatto Quotidiano, 13 Settembre 2014