Ha destato clamore e sconcerto la notizia della morte, in Trentino, dell’orsa Daniza, a causa di una dose troppo forte di narcotico utilizzata per la sua cattura. La Lav (Lega anti vivisezione) ha subito dichiarato di volere passare alle vie legali contro i vertici della provincia di Trento, che considerano responsabili di “una vera e propria esecuzione”, per “violazione dell’articolo 544 bis del Codice Penale”, secondo il quale “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punibile con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi”. L’associazione animalista sottolinea come solo tre giorni fa Claudio Groff, responsabile “Grandi carnivori” del servizio Fauna e foreste della provincia di Trento, aveva dichiarato che “i proiettili narcotizzanti possono essere pericolosi, mentre la trappola tubo è senza dubbio lo strumento più difficile e lento”. 

Preoccupa, soprattutto, in queste ore il destino dei cuccioli. “In questo momento la priorità assoluta deve essere quella di provvedere adeguatamente alla tutela dei cuccioli di Daniza, i quali, senza le cure di mamma-orsa, sono in grave pericolo di vita – afferma in una nota l’Ente nazionale protezione animali (Enpa) -. Abbiamo appreso da un comunicato della provincia di Trento – prosegue l’Enpa – che uno dei piccoli di Daniza è stato catturato e poi rilasciato dopo l’applicazione del marchio auricolare. Duole constatare come al peggio non vi sia mai fine: la provincia di Trento, corresponsabile per la morte di Daniza, ha messo in pericolo anche la sopravvivenza dei suoi cuccioli, abbandonandoli al loro destino e violando così i più basilari principi etici ed etologici”.

Ma quali sono i rischi concreti e immediati cui vanno incontro i piccoli orsi? Lo abbiamo chiesto a due esperti, Lisa Signorile, alle spalle un Phd in genetica delle popolazioni conseguito in Inghilterra e autrice del libro “Il coccodrillo come fa. Gli animali e il sesso”, appena pubblicato da Codice edizioni, e Giovanni Amori, zoologo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr).  “Esistono pochi dati in letteratura – spiega la Signorile -. In Italia ci sono appena una cinquantina di orsi in Trentino e altrettanti in Abruzzo e quindi la casistica è bassa, ma il rischio è molto concreto. Possono – si domanda la studiosa – gli orsetti, di cui uno pesa 30 chili, da soli mettere su abbastanza riserve di grasso fino a novembre/dicembre, per assicurarsi di rimanere mesi senza mangiare durante il periodo di letargo? Nessuno – aggiunge l’esperta – al momento può dare una risposta in Italia”. “Senza la madre i cuccioli sono di sicuro a rischio, perché non sanno ancora alimentarsi – le fa eco Amori – Si tratta di una vicenda iniziata male e finita peggio, segno di come nel nostro Paese manchi una cultura ambientale e si tenda invece – sottolinea lo studioso – a porre sempre l’uomo al centro della Natura”. “È molto probabile – conclude la Signorile – che la prossima primavera tutto cadrà nel dimenticatoio e, quando verranno contati gli esemplari di orsi, possano mancare all’appello due cuccioli”.