“È sotto gli occhi di tutti di quanta imbarazzante mediocrità sia pervasa la comunità episcopale e di come le diocesi e i fedeli debbano accontentarsi di quello che passa il convento”. Un affondo durissimo quello del teologo don Gennaro Matino, ex vicario episcopale del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe, autore di numerosissime pubblicazioni. In una riflessione pubblicata sul dorso partenopeo di Repubblica il giorno dopo l’ordinazione episcopale del nuovo vescovo ausiliare di Napoli, monsignor Gennaro Acampa, Matino attacca i “vescovi calati dall’alto, il più delle volte senza tenere conto del bene delle Chiese locali, senza fermarsi a pensare a quanto danno possano fare uomini inadatti alla vita di intere comunità, alla serenità pastorale di clero e laici”. Ma le parole del teologo, sulla scia di quanto condannato più volte da Papa Francesco, sono rivolte a quelle “scelte determinate più per calcolo corporativistico, per rispondere alle pressioni di cordate e per soddisfare l’autorità narcisistica degli stessi vescovi proponenti, che individuano i futuri candidati per germinazione cellulare, a mo’ di clonazione, perché possano essere quanto più uguali a chi li ha scelti, e di sicuro, come avviene nel procedimento di scissione, più deboli della cellula madre, tutti con una predisposizione a un odioso autoritarismo utile a nascondere la propria ignoranza pastorale”.

A ilfattoquotidiano.it Matino tiene a sottolineare che la sua riflessione riguarda la “situazione generale della Chiesa con particolare riferimento a quella italiana e non una diocesi in particolare”, anche se sottolinea che è naturale che ci sia lettura diversa dettata da una “ovvia consequenzialità dei fatti“. Ma gli occhi del teologo sono rivolti alla “crisi della Chiesa dettata da un governo che non è all’altezza e che come ogni classe dirigente è specchio del Paese”. Quale può essere la soluzione? “Chi è nominato vescovo – spiega Matino – ha bisogno di tempi di formazione. Non può essere subito calato nella mischia. Se un vescovo non ha nessuna capacità per governare deve essere prima formato. Quali esperienze di governo hanno i nostri vescovi? Perché non pensare prima alla formazione e, soltanto se sono all’altezza, consacrarli in un secondo momento altrimenti rimandarli a casa perché la gente non deve pagare quello che è stato scelto dall’alto”.

Matino confessa di “vedere oggi la Chiesa soffrire perché noi preti e vescovi non siamo all’altezza“. E chiede a “Papa Francesco di passare dalla parola ai fatti. Quello di Bergoglio è un tempo di grazia ed è giusto recuperare in modo straordinario la simpatia della gente, ma è difficile riorganizzare il tessuto nella Chiesa”. Per Matino servono “segnali forti di riforma. Se la chiesa sotto casa non funziona a poco serve che ci sia Papa Francesco”. A chi lo accusa che la sua durissima riflessione sia dettata dall’amarezza per non essere diventato vescovo Matino risponde sicuro: “Legittimo pensarlo in tempi di libertà di pensiero, come legittimo da parte mia ritenere che valga la pena correre il rischio della critica, anche la più malevola, se l’argomento è decisivo per fare i conti con la propria coscienza credente e se è materia irrinunciabile per chi vorrebbe una Chiesa diversa”.

Twitter: @FrancescoGrana