Riparte la caccia, un po’ più piccoli ma con maggiore equilibrio. E’ l’anno dell’addio di Antonio Conte alla Juventus per prendersi la Nazionale, delle voglie di scudetto della Roma e dell’enigma Napoli, da troppe stagioni in uno spazio sospeso tra l’essere una pretendente credibile e l’eterna incompiuta. La stagione numero 116 del calcio italiano inizia oggi con due anticipi e dovrà anche sciogliere i dubbi sulla distanza che corre tra le big e chi la voce grossa l’ha fatta per decenni. L’Inter di Mazzarri può sperare in qualcosa di più rispetto a un piazzamento Champions? E il Milan meno attraente dell’era Berlusconi, con un Balotelli in meno ma “con più gruppo”, come lo ha definito Pippo Inzaghi, riuscirà a riprendersi almeno l’Europa?

Trentotto giornate indicheranno una squadra vincente, le delusioni e le risposte sullo stato di salute del calcio italiano. L’estate è stata torrida nei palazzi che lo governano e arida di soddisfazioni sul versante del calciomercato. Il ‘meglio’ è arrivato a parametro zero, tutto usato più o meno sicuro. Poi tanti movimenti sul fronte interno, nessuno fragoroso (né costoso) se si esclude il trasferimento di Juan Manuel Iturbe da Verona a Roma. Così prima del fischio d’inizio appare evidente che la scollatura tra l’Italia e il resto d’Europa è aumentata. Mai come quest’anno la Serie A è periferia del calcio continentale. Due sole squadre in Champions e con ambizioni nella norma (i quarti sarebbero un risultato lusinghiero per Juventus e Roma), la dicono lunga su quanto il pallone italiano si sia sgonfiato. Le mani di Conte sulla Nazionale sono una garanzia ma la separazione tra il neo ct e la Vecchia Signora è allo stesso tempo il termometro della competitività dei club italiani una volta varcate le Alpi.

La dirigenza poteva spendere il giusto, Conte cercava motivazioni in una campagna europea: obiettivi inconciliabili e addio. Una separazione che apre il varco a nuove fantasie di scudetto. I bianconeri hanno fatto il giro del mondo in estate puntando sul marketing, mentre Allegri – noto diesel della panchina – avrebbe preferito più Vinovo e meno Australia per mettere insieme la sua creatura. Sarà una Juventus notevolmente diversa dallo scorso anno (la scheda), con una difesa da valutare, già apparsa in crisi durante il mondiale, e un attacco destinato a cambiare, tra l’innesto di Morata e la voglia del tecnico livornese di schierare un trequartista. Quanta differenza c’è tra questa Juve e la seconda versione della Roma di Rudi Garcia? Lo scudetto è forse tutto qui. Se i giallorossi riusciranno a calibrare subito energie e uomini sul doppio impegno settimanale che lo scorso anno non avevano, magari sfruttando l’entusiasmo per una partenza lenta dei campioni d’Italia, allora potrebbe essere bagarre vera. Perché nella capitale si respira entusiasmo (oltre 27mila abbonati) e la qualità è di casa a Trigoria.

Oltre a Iturbe, la Roma (la scheda) ha inserito due giocatori di dimensione già fatti come Manolas e Holebas. Ha perso Benatia ma ritroverà a stagione in corso Kevin Strootman. Il Napoli senza Champions (la scheda) è una mina vagante. Rischia di soffrire per un Gonzalo Higuain al quale la maglia azzurra potrebbe iniziare ad andare stretta e i tifosi – già critici nei confronti di Aurelio De Laurentiis per un mercato senza nomi di grido – sarebbero meno indulgenti nel caso dovesse riacutizzarsi la pareggite che ha tarpato le ali nell’ultima stagione. Dietro spingono la Fiorentina di Montella (la scheda), il cui acquisto migliore è stato l’aver trattenuto Cuadrado e recuperato Gomez, ma resta l’incognita Pepito Rossi, e l’Inter low cost ma ad alta intensità di Mazzarri (occhio a Ranocchia con Vidic accanto) che punta tutto sulla voglia d’esplodere di Icardi (la scheda). Il Milan (la scheda)è un enigma, stretto tra la dura spending review berlusconiana e la difficoltà di attrarre giocatori senza il palcoscenico europeo. A Inzaghi spetta un compito difficile: riconquistare la Champions (o almeno l’Europa League) perché due anni di sola Serie A sarebbero una mazzata per i conti dei rossoneri. Le speranze sono Torres ed El Shaarawy, oltre all’esperienza di Alex e all’ondivago Menez. E bisognerà capire la risposta dei tifosi, non abituati a un profilo così basso.

Lo stesso che non sopporta più il pubblico della Lazio (la scheda), in fuga dall’Olimpico e da Lotito, profeta in Federcalcio ma non a casa propria. Serve l’Europa e i biancocelesti la cercano con De Vrij, Basta e l’estro del giovane Keita. Per il resto, subito dietro, il Verona totalmente rinnovato (la scheda) prova a disturbare le big o presunte tali. Un ruolo che tenteranno di cucirsi addosso anche la Sampdoria di Mihajlovic (la scheda), il Torino (la scheda) di Ventura (con Quagliarella) e il Parma, le cui fortune passano per la buona luna di Antonio Cassano (la scheda). Con la mina vagante dell’Udinese formato Stramaccioni (la scheda) che si aggrappa a Kone e Di Natale. La lotta tutta unghie e denti per restare in A sembra un discorso tra le neopromosse Empoli (la scheda), Palermo (la scheda) e Cesena (la scheda), un passo indietro rispetto al Genoa (la scheda) guastafeste di Matri e Pinilla, l’Atalanta (la scheda), il Chievo (la scheda)e il Sassuolo (la scheda). Su tutti incombe l’effetto Zdenek Zeman, che con il Cagliari (la scheda) promette come sempre spettacolo e fascino ma non dà garanzie sulla durata dell’incantesimo. Chi incontra i sardi subito parte svantaggiato perché la benzina nel motore è tanta. Un po’ di champagne da versare su una Serie A sgasata che apre i battenti gli anticipi Chievo-Juventus (alle 18) e Roma-Fiorentina (ore 20.45). Meglio guardare in casa nostra, senza illudersi che sia davvero tutto oro quel che luccica. L’Europa è lontana. E non si capisce chi, cosa e come possa invertire la rotta.

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