Il capostipite della famiglia fu feudatario del castello di Donoratico, oltre che signore di Volterra e Pisa. Trascorsi molti secoli, ora il conte Walfredo della Gherardesca, 77 anni, rivuole indietro le terre date in affitto dalla sua famiglia dopo i moti contadini del 1848: si tratta di proprietà vaste e frazionate, tra queste una parte del centro abitato di Donoratico, frazione balneare del comune di Castagneto Carducci (in provincia di Livorno), borgo medievale di 9mila abitanti che comprende anche Bolgheri. In ballo ci sono 3 milioni di euro e circa 350 ettari di terreni dislocati nel bel cuore della Toscana, lungo la costa degli Etruschi. Terreni adesso in mano a privati su cui nel corso dei decenni sono state costruite case, annessi agricoli o fabbricati rurali.

Le cause del contenzioso sono da ricercare nel 1975, anno in cui il Comune ha smesso di pagare l’affitto: da quel momento è iniziata la “battaglia” del nobile, cugino di Gaddo (che per qualche anno è stato fu il compagno di Sarah Ferguson, duchessa di York). “Il ricorso del conte? Non entro nel merito della questione, sarà il giudice a esprimersi – spiega il sindaco Sandra Scarpellini (Pd) a ilfattoquotidiano.it – Mi limito a dire che questa mi sembra una vicenda un po’ anacronistica, quasi da telefilm. Non siamo più in epoca feudale, il mondo è andato avanti, servirebbe un po’ più di ragionevolezza. Ho comunque massimo rispetto per la decisione del signor Walfredo. Con i Della Gherardesca ho oltretutto ottimi rapporti”. Che succederebbe se il giudice desse ragione al conte? “Non lo vorrei neanche ipotizzare, il paese perderebbe metà della propria ricchezza“.

Il ricorso agli avvocati costerà al Comune circa 40mila euro: “Risorse che farebbero più comodo alla città”. Al Tirreno il primo cittadino aggiunge: “C’è da capire in che misura Walfredo Della Gherardesca sia l’effettivo e unico erede di quanto rivendica”. Alla base del braccio di ferro ci sono dei contratti agrari di origine medievale (il cosiddetto “livello”) stipulati nel 1849 e nel 1852, nello specifico “contratti di enfiteusi”. I “livelli” prevedevano la concessione di “preselle” di terreno a fronte del pagamento di una sorta di canone d’affitto, ossia sacchi di grano da consegnare ai Della Gherardesca (alcuni sacchi venivano invece trattenuti dalla “Comunità di Castagneto”, l’allora organismo rappresentativo dei cittadini). Tale pratica si è interrotta nel 1957: “Da quel momento – spiega l’assessore comunale all’urbanistica e al bilancio Giorgio Badalassi – si iniziò a pagare con il denaro: a quei tempi si versava circa 200 lire per ogni presella, ossia 2 ettari di terra”.

L’amministrazione comunale nel 1975 smise però di pagare i canoni: “Gli eredi Della Gherardesca – spiega Badalassi – non si presentarono e il mandato di pagamento rimase in banca”. I soldi dei “livelli” non sono perciò più entrati nelle casse degli eredi. Negli anni scorsi Walfredo Tedice Della Gherardesca è tornato però a puntare i piedi per chiedere al Comune di saldare il (presunto) debito. Il caso è arrivato anche in tribunale ma le due sentenze (1992 e 2010) non sono riuscite a entrare nel merito. Il conte non si è però dato per vinto e lo scorso maggio ha deciso di ricorrere nuovamente alle carte bollate, rivolgendosi alla sezione specializzata agraria del tribunale di Lucca: la prima udienza è in agenda il 31 ottobre.

Il nobile chiede sostanzialmente di entrare in possesso di quei terreni su cui sorge adesso buona parte di Donoratico: “A distanza di circa 160 anni – afferma Badalassi – si vorrebbe entrare in possesso di metà borgo”. Quali sarebbero le zone interessate dal contenzioso? “Una parte – spiega Badalassi – riguarda l’abitato di Donoratico e altre zone a nord e sud dove però si trovano annessi agricoli e fabbricati rurali”. Bolgheri non è interessata, ma  l’intero contenzioso riguarda complessivamente 758 ettari. Oggetto dei ricorsi al tribunale degli anni passati era stata proprio questa parte di territorio. Le sentenze del 1992 e del 2010 non sono però potute entrare nel merito e quindi la questione è rimasta aperta.

Nel primo caso – ricorda la delibera con cui il Comune ha incaricato i legali – il giudice dichiarò “l’incompetenza del tribunale di Livorno e la competenza della sezione specializzata agraria del tribunale stesso”. Dieci anni più tardi la sezione specializzata dichiarò “estinto il giudizio in oggetto nei confronti di Walfredo Della Gherardesca per mancata integrazione del contraddittorio entro i termini a lui assegnati”. Vale a dire, come ricorda l’assessore, che “nessuno degli altri eredi si presentò in tribunale. Il signor Walfredo fu l’unico presente”. Gli eredi Della Gherardesca coinvolti nel contenzioso complessivo (quello da 758 ettari) sono una decina. In questo ultimo capitolo, invece, ci si concentrerà invece soltanto su 350 ettari. Il lavoro però non sarà facile: “Bisogna andare indietro nel tempo – conclude Badalassi – e analizzare la storia di ciascuna particella catastale che nel corso degli anni potrebbe aver subito modifiche. E’ un lavoro lungo e complesso”.