Matteo Renzi li ha chiamati “gufi” e adesso, dati dell’Istat sul Pil alla mano, rispediscono al mittente le accuse. Dal Movimento 5 stelle a Forza Italia, i partiti d’opposizione se la prendono con il presidente del Consiglio. “Altro che crescita e ripresa”, scrive il gruppo 5 stelle a Montecitorio in una nota pubblicata sul blog di Grillo. “L’Italia è in piena recessione. Il vero gufo è Renzie”. Attacco anche dal capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta: “Oltre le più cupe previsioni”. Renzi risponde invocando fiducia e coraggio con una lettera indirizzata alla maggioranza: “In queste ore i dati negativi sulla crescita non devono portarci alla solita difesa d’ufficio (ma l’anno scorso era peggio, ma a giugno la produzione industriale cresce, ma gli occupati sono in aumento, ma il problema è l’eurozona, eccetera eccetera). Dobbiamo avere il coraggio e la voglia di guardare la realtà: l’Italia ha tutto per farcela e per uscire dalla crisi”. Intanto il ministro dell’Economia Padoan esclude che ci sia una manovra correttiva sui conti pubblici a settembre 2012. Chi cerca di reggere il colpo è il Partito democratico che ora invoca riforme ancora più veloci. Il ministro Giuliano Poletti:  “Il rallentamento del Pil non è solo una questione italiana ma europea. Questo pone l’esigenza per noi di dare continuità e accelerare le riforme. Non cambiano le priorità della crescita e dello sviluppo”.

Renzi: “Coraggio per uscire dalla crisi”
Il presidente del Consiglio difende il progetto e chiede un accelerazione sulle riforme. “Avanti, allora, con ancora maggiore decisione”, scrive nella lettera alla maggioranza. “Senza incertezze, senza paure, senza frenate. Il processo di riforme è partito. Procede. È iniziato un percorso senza ritorno. Nel 2012 abbiamo fatto meno 2,4%. Nel 2013 abbiamo fatto meno 1,6%. Nei primi sei mesi siamo a meno 0,3%. Dobbiamo invertire la rotta. Ma dipende solo da noi. Dal nostro lavoro in Parlamento e nel Paese. I “MilleGiorni” sono la concreta possibilità di far ripartire la speranza e la crescita”. La spending review resta uno dei punti centrali tra gli interventi futuri: “Ci hanno detto che la spending è una questione tecnica. Ma è una finzione. La scelta di cosa tagliare e cosa non tagliare è la suprema scelta politica. La spending è ontologicamente questione politica, che non possiamo rinviare. Ci siamo dati obiettivi che manterremo. L’abbassamento delle tasse per i ceti medio bassi per 10 miliardi di euro annui e la riduzione del 10% dell’Irap sono un passaggio storico per l’Italia, ma non ancora sufficiente”.

Il ministro dell’Economia Padoan: “Nessuna manovra correttiva”
“Dietro l’angolo non c’è alcuna manovra. Il governo osserva attentamente l’andamento della finanza pubblica e, con un controllo attendo delle spese, la manovra non c’è”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Per Carlo Padoan, intervistato dal Tg2, rispondendo alla domanda sulla possibilità di una correzione dei conti nel 2014 dopo i deludenti dati sul Pil. Dalla recessione, ha aggiunto Padoan, “se ne esce continuando con la strategia del governo: riforme strutturali, semplificazioni, aumento della competitività”. Quello sul Pil italiano nel secondo trimestre “è un dato negativo, ma ci sono anche aspetti positivi. La produzione industriale sta andando molto meglio e i consumi, seppur lentamente, continuano a crescere”. L’andamento dell’economia, ha precisato Padoan, “è il frutto di una crisi internazionale, ma soprattutto europea, che non è finita, ma anche il risultato del peso di impedimenti strutturali e di un debito elevato che l’Italia si porta appresso da tempo”. Per le famiglie soprattutto, ma anche per le imprese abbiamo abbattuto le tasse”. Con la legge di stabilità “renderemo permanente il bonus, quindi alle famiglie dico: dovete avere allo stesso tempo fiducia e spendere al meglio le risorse aggiuntive che vi vengono trasmesse”.

Il Movimento 5 stelle: “Non bastano le slide”
“Nessuna slide propagandistica può nascondere la verità sostanziale: il Paese è fermo, è ufficialmente in recessione tecnica”. Lo scrivono sul blog di Beppe Grillo, i deputati M5S della commissione Bilancio della Camera, commentando con preoccupazione i dati sul Pil resi noti oggi dall’Istat. A dispetto delle pressioni politiche che, assicurano i deputati cinquestelle, si sono infittite in queste ore sui vertici dell’Istat per ammorbidire i numeri, “la verità è che, in ogni caso, la recessione tecnica sgretola ogni falsa rappresentazione allestita dal governo in un Def che è già carta straccia”. “E pensare -si legge ancora nella nota- che quando, in primavera, Renzi e il ministro dell’Economia Padoan previdero una crescita a +0,8% a fine 2014, aggiunsero che si trattava di una stima prudenziale. Oggi quel tasso di avanzamento del Pil è addirittura una chimera. I conti sono allo sbando, la logica dell’austerity continua a dominare e in autunno potrebbe scatenarsi una nuova tempesta finanziaria sul nostro debito. Nel frattempo troppe mani sembrano aggrapparsi al timone dell’economia, strattonandolo di qua e di là”. I 5 stelle se la prendono poi con le riforme costituzionali: “Mentre Renzi si gingilla con le autoritarie riforme costituzionali, la Ragioneria dello Stato (braccio armato dell’Europa dell’austerity) sbugiarda e asfalta il Parlamento (maggioranza compresa) su qualsiasi norma ispirata alla giustizia sociale che possa dare un po’ di respiro al Paese, dalle pensioni al carico fiscale per i piccoli produttori di energia rinnovabile”.

Il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta: “Padoan riferisca in Aula”
“Oltre le più cupe previsioni”. Così Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia commenta la stima preliminare dell’Istat sul Pil. “Significa – prosegue Brunetta – che per chiudere quest’anno a zero, gli ultimi 2 trimestri del 2014 devono registrare, con le dovute ponderazioni, entrambi almeno +0,3%. Significa che il nostro Pil dovrebbe recuperare mezzo punto percentuale in soli 3 mesi. Impossibile”. “Pertanto – aggiunge il presidente dei deputati di Forza Italia – non solo possiamo definitivamente abbandonare l’illusione del +0,8 contenuto nel Def di Renzi, che, tra l’altro, ad aprile giudicava molto prudente questa cifra, ma diventa sempre più realistico pensare che la crescita del prodotto interno lordo italiano sarà negativa anche nel 2014. Con quel che ne consegue in termini di trascinamento sul 2015, di tasso di disoccupazione, di rapporto deficit/Pil e di pareggio strutturale di bilancio, che potrebbe determinare, alternativamente: l’apertura di una procedura di infrazione nei confronti del nostro paese; la necessità di una manovra correttiva a ottobre tra 25 e 30 miliardi; l’arrivo, come 2 anni fa, di una lettera da parte della Banca centrale europea; il commissariamento da parte della Troika. Ipotesi tutte tristemente in campo”.

Partito democratico, Poletti e Serrachiani: “Ora accelerare sulle riforme”
“Il rallentamento del Pil non è solo una questione italiana ma europea. Questo pone l’esigenza per noi di dare continuità e accelerare le riforme”. Così il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha commentato i dati Istat sul pil. Poletti ha ribadito che “non cambiano le priorità della crescita e dello sviluppo”. Parole confermate anche dalla vicesegretaria del Partito democratico Debora Serracchiani: “Che la situazione economica italiana fosse in sofferenza, e da diversi anni, lo sapevamo e lo abbiamo sempre sottolineato. Per questo, in questi primi mesi dalla nascita del nuovo governo, abbiamo da subito impresso una forte accelerazione alle riforme così necessarie per rendere l’Italia un paese più solido e più competitivo”. I democratici chiedono di ripartire dal buon risultato sulla produzione industriale: “I dati di oggi, se sono positivi sulla produzione industriale, il che va fa ben sperare sul futuro, confermano riguardo al Pil che la velocità con la quale si devono fare le riforme, dalla pubblica amministrazione al fisco, dall’architettura istituzionale al lavoro, diventa ancora più essenziale”. Si dice tranquillo anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio: “La direzione è senz’altro quella giusta, poi bisogna valutare sempre con quanta forza si riesca a mettere in campo le misure. Questi dati aiutano a lavorare con più energia, più decisione sulla strada degli investimenti e della crescita anche se anche in tutta Europa la ripresa è un pò più lenta”.