Al terzo giorno di ostruzionismo duro al Senato e per nulla convinto che anche la tecnica del ‘canguro’ possa interrompere il muro contro muro con le opposizioni, Matteo Renzi ha deciso di scendere a patti. Così, dietro la consueta risolutezza dei toni e i termini da propaganda, in mattinata ha aperto ad una modifica sostanziale dell’Italicum, il vero motivo del contendere che rende complicata – se non impossibile ad oggi – la riforma del Senato. La nuova legge elettorale, dunque, “sarà modificata alla Camera” e diventerà legge definitivamente “entro la fine dell’anno”, dicono i renziani, perché si farà ricorso, in caso di necessità, anche al voto di fiducia.

Già, ma cosa ha intenzione di proporre Renzi all’ex Cavaliere e ai 5 stelle che insistono, almeno sul piano dell’Italicum, a tenere aperto il tavolo del confronto? Considerato che sulle preferenze Berlusconi non dirà mai di sì e anche lo stesso premier non vuole lasciare che i bersaniani sul territorio facciano man bassa di voti, ecco che dal cilindro è spuntata fuori un’altra idea delle sue. O di Verdini. L’ossatura della legge, a quanto sembra, sarà quella con cui ora si eleggono i sindaci: “Un vincitore, eventualmente con ballottaggio – dice Renzi – che ha i numeri per governare. Se non governa è colpa sua, non ha alibi. L’Italicum va in questa direzione”. C’è di più. Per evitare anche di proporre delle primarie di coalizione per legge che lo costringerebbero, in qualche modo, a fare accordi territoriali con Sel, ecco spuntare l’introduzione delle preferenze, ma con il capolista bloccato e degli altri eletti scelti dai cittadini. Cioè: i capilista resterebbero appannaggio delle segreterie, in modo da essere certi che almeno i 2/3 dei nuovi deputati (si dà per scontato che il Senato elettivo non ci sia più) siano espressione pura della linea politica della segreteria. Poi le seconde file si potranno lasciare scegliere al popolo. Sempre che il territorio consenta più di un eletto nel collegio in virtù del possibile taglio del numero dei deputati. La novità, secondo fonti renziane, non potrebbe che trovare sponda in ambito forzista, mentre ci sono dubbi sui 5 stelle che però, si ragiona dalle parti del Nazareno, non potrebbero più dire che le loro istanze sulla necessità di restituire il diritto di scelta ai cittadini non sono state accolte almeno per una parte sostanziale. In più, queste modifiche, andrebbero in direzione del cambiamento e del dialogo chiesto proprio da Sel (e rifiutato in prima battuta) che ora è fonte di scontro e di chiusura tra le parti.

Insomma, pur mantenendo la forma del “non indietreggio di un passo”, nella realtà il politico Renzi sta cercando di mediare sui fronti più delicati proprio per portare a casa l’agognato risultato che, a suo dire (ma non degli osservatori internazionali) potrebbe avere un peso non secondario al consiglio d’Europa del 30 agosto, quando sul tavolo ci saranno le nomine. E il premier non vuole fare la figura del “parolaio” per dirlo alla toscana.

Intanto Berlusconi, ancora febbricitante, ha fatto sapere di essere disponibile ad aprire su questi temi dell’Italicum e ad andare in aiuto di Renzi con le sue truppe sulle restanti riforme costituzionali. Le trattative tra Pd e Forza Italia, in attesa dell’incontro con il premier, che dovrebbe tenersi la prossima settimana, hanno preso il via proprio ieri notte, dopo che nei corridoi di Palazzo Madama si è sfiorata la rissa tra democratici e grillini sul regolamento e si sono un po’ tutti resi conto che così non si poteva andare avanti. Riferiscono fonti vicine al partito azzurro che la trattativa, nel corso delle ore, si sarebbe intensificata, officiante sempre Denis Verdini, uomo macchina e responsabile dell’accordo del Nazareno. Il Cavaliere, via Verdini, avrebbe infatti fatto sapere a Renzi che sulle soglie di sbarramento si può discutere (si deve abbassare quella d’ingresso, altrimenti anche Alfano metterà paletti di cui non si sente la necessità) mentre rimane serrata la porta sulle preferenze semplici prive del meccanismo del capolista bloccato. Così, in attesa dell’incontro chiarificatore e proprio per evitare d’incrinare in qualche modo questo clima, il leader di Fi avrebbe chiesto ai suoi di tenere sotto controllo i dissidenti e le anime più calde tra i senatori arcoriani per non correre il rischio che i primi voti veri sul ddl Boschi subiscano defezioni a danno della maggioranza sotto la bandiera di Forza Italia.