Non basta neanche Vannino Chiti per sbloccare la situazione di stallo al Senato, dove il testo sulle riforme costituzionali è paralizzato da quasi 8mila emendamenti delle opposizioni e dal contingentamento deciso nei giorni scorsi dalla conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. L’ex ministro delle Riforme, portabandiera dei dissidenti del Pd, aveva tentato la carta in Aula: tagliare le migliaia di emendamenti, concentrarsi sui temi principali e rinviare il voto a settembre. Sembrava un modo per accogliere la proposta del presidente del Consiglio Matteo Renzi che ieri aveva scritto una lettera a tutti i senatori della maggioranza che sostiene il suo governo. E dalle parti del Pd erano convinti che Sel (i cui parlamentari sono firmatari della gran parte degli emendamenti) potesse accettare. Ma il sì a Chiti è arrivato in serie dal capogruppo del Pd Luigi Zanda, da Forza Italia, dal Nuovo Centrodestra e dai Popolari per l’Italia. Tuttavia è mancato proprio dalle opposizioni, cioè quelle che hanno presentato la grandissima parte delle proposte di modifica al disegno di legge uscito dalla commissione Affari costituzionali. Lega Nord, Movimento Cinque Stelle e Sel hanno confermato tutte le proposte di modifica. A quel punto si è riunita la conferenza dei capigruppo dove il presidente Piero Grasso ha provato la sua di carta: riprendere i lavori dell’assemblea accantonando i primi due articoli, che trattano di composizione, funzione ed elezioni del Senato, e partendo quindi dal numero 3. E in quel caso a dire di no è stato il governo. “I tentativi di mediazione che sono stati vani – ha dichiarato Grasso – io ritengo di avere fatto tutto il possibile, ma devo prendere atto con rammarico che si devono riprendere le votazioni”.

Pd: “L’accordo sembrava chiuso, ora Sel alza l’asticella”
Quindi tutto saltato. “Mi sembra dal dibattito che le condizioni di Chiti per una soluzione che a me sembrava molto proficua, non ci siano” ha detto Zanda. Dopo la conferenza dei capigruppo (che si è data appuntamento alle 14,45), il ministro Maria Elena Boschi ha partecipato alla riunione di maggioranza. Si tratta di verificare eventuali margini di apertura da parte del governo in grado di ammorbidire l’atteggiamento di M5S e Sel in particolare, o se proseguire con la battaglia di trincea fino, e forse oltre, l’8 agosto. L’offerta respinta da Sel ha sorpreso il Pd, apparentemente: “Ieri sera l’accordo sembrava chiuso ma ora Sel sta alzando l’asticella…” dicono fonti democratiche all’AdnKronos. “Chiti ieri aveva parlato con la De Petris e l’accordo sembrava definito. Il Pd era convinto di aver chiuso e stamattina siamo andati in aula tutti certi che ci fosse l’accordo”. Ma le cose sono apparse subito un po’ meno pacifiche. Prima in aula e poi nella riunione dei capigruppo. “Il governo come sempre è disponibile a trovare ulteriori punti di incontro” per cambiare il testo, ma “non può sottostare a un ricatto ostruzionista – ha detto in Aula il ministro Boschi – per questo avevo visto come favorevole la proposta di Chiti”. “Credo – ha sottolineato – che l’atteggiamento del governo in tre mesi e mezzo in commissione sia la prova provata della disponibilità a trovare punti di incontro. Mai c’è stata contrapposizione del governo con i relatori e con la maggioranza ampia che ha portato a un testo approvato in commissione. Oggi non si tratta di discutere i sì e i no del governo ma i sì e i no di una maggioranza ampia che ha votato in commissione quel testo, che a questo punto non è più il testo base del governo”.

Sel: “Chi ricatta è il governo e chi insulta è Renzi”
Al ministro risponde il coordinatore nazionale di Sel Nicola Fratoianni: quello di Sel “non è un ricatto: il ricatto è di chi ci dice ‘smettete di fare opposizione e forse vi concediamo qualcosa’. Siamo pronti a qualsiasi passo in avanti” sulle riforme, purché “il dibattito riparta da modalità e linguaggio totalmente diversi”. Ma la richiesta di ritirare gli emendamenti “non è ricevibile“. “Abbiamo molto apprezzato” il tentativo di mediazione del senatore Chiti: “Nessuno di noi tifa o lavora per lo stallo ma non va bene il modo in cui la proposta sta evolvendo, nonostante le intenzioni di Chiti”, sottolinea Fratoianni. “Sel non vuole guadagnare una settimana, non siamo frenatori, nonostante il linguaggio corrente del governo. La prima condizione – sottolinea Fratoianni – è ripulire il linguaggio: non si può pensare di discutere in presenza di un linguaggio francamente offensivo e inaccettabile”. “La seconda condizione è discutere di questioni concrete: al governo e alla maggioranza vogliamo dire che la nostra disponibilità a discutere delle modalità in cui il Parlamento proseguirà è lì, a patto che sul merito ci vengano dette parole chiare”, spiega Fratoianni. La richiesta di ritirare gli emendamenti di Sel “non è ricevibile: non funziona così”, prosegue. “Noi siamo pronti a discutere, a patto che ci sia una risposta chiara nel merito, a patto che ci siano luoghi dove verificare i contorni della risposta, a iniziare dal confronto con i relatori. Ma il nostro non è un ricatto, il ricatto è di chi ci dice ‘smettete di fare opposizione e forse vi concediamo qualcosa”. “Noi siamo opposizione e usiamo gli strumenti dell’opposizione – conclude – Siamo pronti a fare qualsiasi passo in avanti ma a patto che il dibattito riparta da modalità, linguaggio e meccanismi totalmente diversi”. 

Calderoli: “Stanco di un governo che disfa sempre la tela”
Qui dentro però si inserisce il vicepresidente del Senato e co-relatore del disegno di legge sulle Riforme, Roberto Calderoli: “Io sono stanco di tessere la tela di giorno, trovarmi d’accordo con l’altra relatrice, con i tecnici, con l’80 per cento delle forze politiche e poi vedere arrivare il governo che dice non vuole – dice – Eh no, non funziona così. Deve essere l’assemblea a decidere. Io credo che il governo farebbe bene a rimettersi al parere dell’assemblea e a quello di relatori e per questo credo che sia una cosa assolutamente utile fare questa capigruppo ma a una condizione: che i relatori abbiamo il tempo di lavorare veramente e che i tavoli che si andranno a fare siano veri veramente”. 

Grasso prova ulteriore mediazione: “Partire dall’articolo 3”. No del governo
Una conferma alle parole di Calderoli pare arrivare dall’atteggiamento del governo di fronte a un’ulteriore proposta di mediazione del presidente Piero Grasso che aveva provato a far partire le votazioni dall’articolo 3 (dove ci sono meno contrasti). In questo modo ci sarebbe stato più tempo per trattare sui temi più rilevanti con ritiro di emendamenti, possibilità accolta positivamente da M5s e Sel. Il governo, con il sottosegretario alle Riforme, Luciano Pizzetti, però rimanda al mittente la proposta: “Non va stravolto l’ordine consequenziale delle votazioni. Si parte dall’articolo 1, poi c’è il 2, poi il 3 e così via”.  “Alle 15 – ha aggiunto Pizzetti – si ritornerà in Aula e se ci sarà l’accordo” sulla proposta Chiti, “bene: altrimenti si inizierà a votare dall’articolo 1, sapendo che uno dei primi emendamenti chiede una scelta tra Senato elettivo o non elettivo”.

Ma Pizzetti smentisce che il problema sia la rigidità del governo. “Voglio smentire in modo categorico che la criticità siano il governo e la maggioranza, perché in commissione e con la lettera del presidente del Consiglio il governo ha dato ampi segnali” di apertura sulle riforme. “Ieri siamo andati a dormire con un accordo fatto” per la fine dell’ostruzionismo, “e per noi è ancora così”: “Restiamo fedeli alla proposta Chiti”, afferma.[error]Not a YouTube, Vimeo or Google Video URL: http://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/07/29/riforme-sacconi-ncd-proposte-sel-ed-m5s-inaccettabili-si-va-al-voto/290706/[/error]

Grillo: “Se non ci lasciano scelta, ce ne andremo”
Ma se ieri Beppe Grillo ha parlato di “guerriglia democratica”, oggi rilancia invitando ad abbandonare i lavori parlamentari: “Che ci rimaniamo a fare in Parlamento? A farci prendere per il culo, a sostenere un simulacro di democrazia mentre questi fanno un colpo di Stato? Rimarremo fin quando sarà possibile” impedire il golpe “con l’eliminazione del Senato elettivo”. Se “non ci lasceranno scelta, ce ne andremo” scrive sul blog. “Meglio uscire e parlare con i cittadini nelle piazze di Roma e d’Italia – aggiunge – meglio fare agorà tutti i giorni tra la gente che reggere il moccolo ai traditori della democrazia e della Patria. Li lasceremo soli a rimestare le loro leggi e usciremo tra i cittadini. Aria fresca”. Grillo lancia un sondaggio online per chiedere ai militanti del M5s di esprimersi sull’ipotesi di una manifestazione dei parlamentari contro il disegno di legge sulle riforme. “Sei favorevole al Parlamento in piazza per denunciare il tentativo di colpo di Stato in atto? Vota”.