Chi abita a Roma conosce bene la tragica barzelletta dei lavori stradali consistenti in buche, cunicoli e cavità di ogni tipo e dimensione, annunciati da ammiccanti cartelli del tipo: “stiamo lavorando per voi”. Peccato che quelle voragini in genere restino tali cosicché l’Urbe vive in una condizione di caos permanente, a partire dalla famosa Metro C, abisso sterminato e inconcludente che i poveri romani subiscono come il verdetto degli ergastolani: fine pena mai.

Le strombazzate riforme di Matteo Renzi assomigliano a quegli incasinatissimi cantieri: si blocca il traffico, si dice “stiamo lavorando per voi”, poi si lascia tutto per aria dando la colpa ai gufi e a chi complotta contro il cambiamento. Ricordate l’Italicum? Sembrava che dopo il patto (segreto) con il Pregiudicato la riforma elettorale fosse cosa fatta. Dov’è finita? Boh. E la riforma della Pubblica Amministrazione? Tagli di nastri, fanfare, la ministra Madia che proclama soave ma ferma che lo Stato dimagrirà, uffici accorpati, cittadini felici, tutto online, perepè perepè, poi il nulla. Un po’ come percorrere il nuovo tratto autostradale Brescia-Milano (inaugurato mercoledì dal premier) e che il Corriere della sera (non il Fatto) così descrive: “Tre corsie poi si torna alla coda in tangenziale”.

D’accordo, Renzi governa da pochi mesi, i problemi sono tanti e non è solo colpa sua se ci sono le code, se mancano 786 decreti attuativi di leggi approvate, se i vari Salva Italia, Cresci Italia, Destinazione Italia della premiata ditta Monti-Letta sono gigantesche insegne al neon però spente. Il problema è un altro, la continua esibizione muscolare del premier e dei suoi accoliti, la strategia dello scazzo permanente, il “qui si fa come dico io”, la politica non più mediazione ma strattonamento in un susseguirsi di ultimatum nevrotici: ci metto la faccia, mi gioco l’osso del collo…

Un giorno si decide di ribaltare la Costituzione, si scava una voragine in Parlamento, si azionano ghigliottine, si dettano ordini di caserma (“entro l’ 8 agosto prendere o lasciare”), poi si mena scandalo se qualcuno osa non essere d’accordo. Più che le riforme Renzi sembra agognare lo scontro, il casino, l’immagine del cantiere bloccato dai nemici del nuovo mentre gufi e sciacalli complottano a difesa della conservazione dei loro laidi interessi personali. Poi, al momento giusto si rivolgerà agli italiani che già ne hanno le scatole piene delle lungaggini della politica e dei politici formato casta e sarà un plebiscito. In un certo senso, gli oppositori stanno lavorando per lui. Ma è così chiaro.

Il Fatto Quotidiano, 27 luglio 2014