“Sta per saltare il Ncd. L’assoluzione di Berlusconi ha accelerato questo processo”. Transatlantico di Montecitorio, metà pomeriggio: mentre il ministro dell’Interno, nonché leader di Ncd, allontana qualsiasi faccia a faccia con il leader di Forza Italia – “non è previsto alcun incontro” – un parlamentare che gravita nel centrodestra sussurra queste parole a ilfattoquotidiano.it. Il dado è ormai tratto. Cinque, dieci, forse addirittura quindici deputati, se ‘Angelino’ non sposasse la proposta di Nunzia De Girolamo di “costruire la coalizione dei prossimi venti anni senza quote in stile Pdl”, sarebbero pronti a lasciare il Ncd e a tornare fra le braccia di Silvio Berlusconi. Questa volta lo strappo, o come dice qualcuno “il ritorno in patria”, si consumerà in primis nella Camera e poi, in un secondo momento, si rifletterà a Palazzo Madama.

Nel partito di Angelino Alfano, che annovera 28 deputati e 32 senatori, volano gli stracci. Le distanze appaiono invalicabili. La cosiddetta ala “renziana” – quella costituita da Fabrizio Cicchitto, Gaetano Quagliariello, Beatrice Lorenzin, Renato Schifani – è sul piede guerra. Non ne vuol sapere – riferiscono a ilfattoquotidiano.it – di tornare all’ovile, e prova a resistere rispetto al richiamo del padre. Come? Sabato all’assemblea nazionale del Ncd, che si terrà a Roma, i ‘renziani’ si giocheranno le ultime fishes. Gaetano Quagliariello attende, infatti, di essere eletto coordinatore nazionale da quella platea, non più su nomina personale del ministro dell’Interno. Un’elezione che di fatto farebbe virare la compagine alfaniana verso il centrosinistra, segnando Ncd come l’ala destra di Matteo Renzi. Il sogno proibito di Quagliariello, però, porta Alfano a frenare sulla federazione di centrodestra perché – rilancia nel pomeriggio il ministro dell’interno – “prima di ogni ragionamento vogliamo vedere come si comporta Fi sulla legge elettorale”.

Un modo come un altro per non scoprire le carte, e, soprattutto, per cercare di tenere unito il gruppo in vista dell’assemblea di sabato che, come detto, si preannuncia infuocata. D’altronde Alfano, che ai fedelissimi avrebbe riferito di essere “più sulla linea Lorenzin-Quagliariello”, non sarebbe affatto intenzionato a lasciare il dicastero perché ritiene che accelerare il processo di riunificazione provocherebbe delle scosse telluriche al governo. Del resto i rapporti con il premier Renzi sono sempre più difficili dentro al governo. Da un lato perché il ministro dell’Interno soffre il protagonismo del premier. Dall’altro lato perché lo preoccupa il canale preferenziale fra l’emissario di Arcore, Denis Verdini, e il presidente del Consiglio. Elementi che si aggiungono ai malumori interni al Ncd, e che di fatto allontanano qualsiasi discussione sulla costituente del centrodestra.

Costituente di cui si starebbe occupando direttamente anche Mario Mauro. L’ex ministro della Difesa del governo di Enrico Letta avrebbe incontrato segretamente un paio di volte l’ex Cavaliere. Il quale gli avrebbe chiesto di saggiare gli animi dei cattolici-moderati sparpagliati fra centrodestra e centrosinistra con l’obiettivo di portarli all’interno della nuova federazione di centrodestra. L’inquilino di Arcore stima Mauro e desidera averlo in prima linea per la ripartenza dei moderati anche per le ottime entrature dell’ex ministro all’interno del Ppe, dove Berlusconi non gode di grande stima. Tuttavia, al momento appare tutto congelato. “Non c’è fretta”, ribatte il responsabile degli Enti Locali di Ncd, il siciliano Dore Misuraca. Perché la ricostruzione del centrodestra dovrà passare dai dissidi interni al Ncd. E, soprattutto, da un faccia a faccia fra il padre nobile di Forza Italia e il suo ex pupillo. Un incontro rimandato a data da destinarsi. Forse ad agosto, forse addirittura dopo l’approvazione della legge elettorale. L’Italicum che “Berlusconi ha disegnato su misura con Renzi per annullare il Ncd”, lamentano parlamentari di fede alfaniana.

Twitter: @GiuseppeFalci