Ieri sera, per volontà di Enrico Mentana, La7 ha mandato in onda la diretta del congresso del Pcus e, a seguire, la corazzata Potemkin. Una serata terribile, mai tentata prima da nessun’altra emittente, con la scusa che la televisione di Cairo ormai fonda il suo progetto sull’informazione e Mentana ne è l’autorevole profeta. Settecentomila eroi della resistenza hanno seguito il dibattito dei gruppi parlamentari del Pd, sotto la guida del Sai Baba fiorentino, il quale ha tenuto una prolusione così ficcante che persino in studio hanno dovuto derubricarla a ‘supercazzola’.

Nella sua foga renzista, anche uno esperto come Enrico Mentana ha imboccato con tutte le scarpe, come dicono a Roma. Gli avevano soffiato di un dibattito particolarmente combattuto, gli avevano garantito una quota consistente di dissidenti che avrebbero fatto fuoco e fiamme in vista della riforma del Senato, invece è andato in scena il nulla. In studio, tre generosi ma onestamente affaticati cronisti come Bechis, Sardoni e Damilano hanno pestato per ore l’acqua nel mortaio. Alla fine apparivano stremati, pur di tamponare la pesantezza della serata, la sua onesta e luminosa inutilità, avevano sciorinato l’intero repertorio del bravo giornalista al fronte (del nulla).

Il padrone di casa, senza un minutino di vacanza nelle pieghe del volto pallido, ha “cannato” clamorosamente serata, imponendola senza pietà ai telespettatori e alla proprietà. Alla fine, con un fil di voce, ha rivendicato la giustezza di una scelta così spericolata, segno di una buona coda di paglia. Peccato perché l’Enrico Mentana che un tempo abbiamo conosciuto (e apprezzato) intorno alle otto della sera avrebbe ribaltato la scaletta. In quei minuti, arrivava la notizia – questa sì clamorosa, altro che dibattito di Renzi – che Antonio Conte aveva abbandonato la Juve al secondo giorno di ritiro! Una notizia fresca come una fetta d’anguria d’estate, su cui costruire una magnifica serata di intelligente disimpegno, buttandoci dentro il crollo azzurro ai Mondiali, la fuga di Prandelli (diretta telefonica con l’amico Della Valle, no?), gli scenari bianconeri (ora è arrivato Allegri), gli scenari azzurri.

Invece no. Troppo renzista per divincolarsi dalla morsa che peraltro attanaglia buona parte della stampa italiana, Mentana si è tuffato nell’osceno dibattito. Se lo è imposto, ce lo ha imposto. È uno dei grandi rischi di questo tempo, il non voler mancare nulla di questo nuovo renzianesimo. Né una battuta del medesimo Matteo, un suo tweet, una sua uscita per un gelato, un immancabile selfie stradale. Dobbiamo raccontarlo 24 su 24, perché altrimenti non siamo, non esistiamo.

Persino con Berlusconi era andata un po’ meglio, ora questa melassa indistinta avvolge e stordisce e la colpa non è neppure di Renzi, ma di una cronica mancanza di alternative. Cosa intende fare la televisione, metterci un po’ di mordente o assecondare il mood?