Subito a ottobre si era gridato al razzismo, dopo che il giovane Joele Leotta, emigrato nel Kent, nel Regno Unito, da soli sei giorni per cercare lavoro, era stato ucciso in un attacco mentre si trovava in casa sua, mentre il suo amico Alex Galbiati era rimasto gravemente ferito. Ora dopo undici settimane di processo un giudice ha dichiarato colpevoli tre ragazzi di origine lituana, scagionandone un quarto, rigettando comunque definitivamente l’ipotesi di odio razziale come motivo dell’attacco. Il sito Kent Online riporta anche le identità degli imputati: Aleksandras Zuravliovas, 26 anni, Saulius Tamoliunas, 24, e Linas Zidonis, 21. Un quarto cittadino di origine lituana, Tomas Gelezinis, 31 anni, è stato invece prosciolto. La sentenza definitiva, con le pene, è prevista per martedì 8 luglio, ma la pena in questi giorni di processo è stata soprattutto per la famiglia di Leotta, che da Nibionno, in provincia di Lecco, ha fatto le valigie per il Kent, in attesa del verdetto. 

Durante il processo sono emersi particolari sul movente. Leotta e Galbiati, che abitavano sopra il ristorante Vesuvius di Maidstone dove facevano rispettivamente il cameriere e il lavapiatti, sarebbero finiti nel mirino degli assalitori per una lite legata al rumore. Secondo il procuratore, quei ragazzi ora dichiarati colpevoli si sarebbero comportati come “un branco di animali”, prendendo a pugni e a calci Joele e Alex, “colpendoli con qualsiasi cosa passasse loro per le mani”. Il razzismo quindi non c’entrerebbe, così ha escluso la giuria, anche se il giudice valuterà le eventuali attenuanti (o aggravanti) per un omicidio che scosse il Regno Unito e la comunità italiana al di qua della Manica. 

La stampa britannica parla di “circa cento ferite” che avrebbero interessato il corpo di Leotta, poi spirato poche ore dopo l’assalto, che fra l’altro avvenne a poche centinaia di metri dalla stazione di polizia di Maidstone. Ed emergono anche altri particolari, come quella chiamata concitata ai soccorsi fatta dall’amico del ragazzo ucciso, gravemente ferito, che tuttavia aveva problemi a comunicare, data la sua scarsa conoscenza dell’inglese, con l’operatore al centralino. Il giorno dopo, in Italia, esplosero le polemiche per l’attacco ricollegato da molti al razzismo. Le autorità diplomatiche italiane nel Regno Unito avevano subito voluto tranquillizzare. Il console generale a Londra, Massimiliano Mazzanti, aveva dichiarato al fattoquotidiano.it: “In questo Paese non c’è razzismo verso gli italiani e in consolato non abbiamo mai ricevuto segnalazioni di discriminazioni o peggio. Del resto, nel Regno Unito le leggi sono molto ferree e si fa un ottimo lavoro di prevenzione”. 

Ogni mese il registro Aire di Londra, il registro degli italiani residenti all’estero, accetta 1.500 nuovi iscritti e negli ultimi due anni si sono avute oltre 85mila iscrizioni. Ormai gli italiani in Inghilterra e Galles sono almeno mezzo milione e a Londra la stima va ben oltre le 100mila persone nate in Italia. Il giornale Kent Online ha anche riportato una dichiarazione letta dai genitori di Leotta dopo la pronuncia del giudice: “Nessuno può vedere il dolore che portiamo dentro. Questo dolore ci rende impossibile respirare, ci rende impotenti, ci lascia soli e vuoti. Perché è successo tutto questo? Non si meritava che qualcosa di così brutto gli accadesse. Joele non potrà più gustare o odorare un buon cibo, vedere, sentire dolore o felicità o vivere la sua vita. Noi non saremo mai in grado di accettare questo. Era un ragazzo gentile, amorevole, rispettoso e determinato. La memoria di Joele è la nostra forza. La memoria della sua voce con queste parole: ‘Va tutto bene, ci vediamo domani’”.