“In questo Paese non c’è razzismo verso gli italiani e in consolato non abbiamo mai ricevuto segnalazioni di discriminazioni o peggio. Del resto, nel Regno Unito le leggi sono molto ferree e si fa un ottimo lavoro di prevenzione”. Intervistato dal fattoquotidiano.it, il console generale d’Italia Massimiliano Mazzanti tende a smorzare il tono. Joele Leotta, aggredito domenica sera da un gruppo di persone a Madistone, non ce l’ha fatta. Mazzanti, appunto, richiama il mondo dell’informazione all’ordine, a non urlare subito al razzismo, nonostante la presunta accusa rivolta al ragazzo nel momento del pestaggio: “Stai rubando lavoro agli inglesi”. E, al momento, nel Kent, una assistente sociale nominata dal consolato sta aiutando la famiglia del giovane Joele con supporto psicologico e logistico.

Il console dice: “Questa mattina ho letto, da parte della stampa italiana, un riferimento a un eventuale episodio di razzismo. Questo non pare essere al momento, anche se le indagini stanno continuando, ma possiamo anche dire che le persone sospettate dell’omicidio non sono britanniche, come anche la polizia ha confermato”. Così, appunto, al momento gli uomini della polizia del Kent stanno investigando sulla morte di Joele, giovane di 19 anni emigrato nel Regno Unito da Nibionno (Lecco) per imparare l’inglese e per fare il cameriere. “Una storia come quella di tanti – continua Mazzanti – perché a Londra non vengono solo gli italiani che lavorano nella City, nella finanza, nella moda o nell’alta gastronomia. Ogni mese il registro Aire di Londra, il registro degli italiani residenti all’estero, accetta 1.500 nuovi iscritti e negli ultimi due anni abbiamo avuto oltre 85mila iscrizioni. Ormai gli italiani in Inghilterra e Galles sono almeno mezzo milione e a Londra, a parte quei 75mila cittadini Aire, ve ne sono sicuramente molti di più, tutte persone che non si iscrivono e che magari stanno qui per un periodo temporaneo”. La stima va ben oltre le 100mila unità nella sola capitale.

Ma è il tranquillo Kent – l’area sud-orientale dell’Inghilterra e buen retiro di tanti pensionati londinesi che cercano la serenità delle sue ville e delle sue campagne – questa volta a essere al centro delle cronache. Maidstone, capoluogo del Kent, 75mila abitanti, è una cittadina raramente riportata per fatti di sangue. Nel Kent, a Canterbury, vive Ada Nifosì, giovane ricercatrice in archeologia, che da Bologna si è trasferita due anni fa nella città medievale sede della famosa cattedrale e dell’arcivescovo più importante della Chiesa anglicana. “La notizia ci ha stupito – dice al fattoquotidiano.it – soprattutto quando si è parlato di razzismo. Qui la gente, pur essendo tendenzialmente conservatrice, è adorabile e gentile con tutti e non solo nell’ambiente universitario che io frequento. Quando sono arrivata, mi aspettavo qualche episodio di discriminazione, ma questo non è avvenuto, nemmeno quando parlavo male l’inglese, all’inizio. Al massimo, l’unico luogo comune per il quale siamo menzionati è che portiamo sempre indosso gli occhiali da sole, così dicono. Questo per gli italiani, chiaramente, ma nei confronti delle altre comunità non saprei dire, è difficile decifrare quello che veramente si pensi da queste parti”.

Del resto il Regno Unito, dove appunto le leggi contro il razzismo sono fra le più dure al mondo, è pur sempre il Paese del British National Party e della English Defence League, due formazioni politiche che premono per la fuoriuscita dell’Uk dall’Unione europea, per l’allontanamento e l’espatrio forzato degli immigrati clandestini e per “il lavoro agli inglesi”. Il 2014 sarà l’anno dello spauracchio per molti – soprattutto per quei titolisti dei giornali che premono sul tema – quando rumeni e bulgari saranno liberi finalmente di trasferirsi senza restrizioni nel Regno Unito. E in un Paese dove già la comunità polacca è il gruppo europeo più presente, con 500mila unità, gli immigrati provenienti dall’est europeo non godono di buona stampa. Ma gli italiani, appunto, non sono mai stati un gruppo preso di mira, se non nel 1940, quando Mussolini dichiarò guerra alla Gran Bretagna. Le peggiori rappresaglie dei britannici nei nostri confronti avvennero in Scozia, a Glasgow e a Edimburgo, dove le attività tipiche degli italiani – ristoranti, gelaterie, parrucchieri per donna e uomo e negozi di fish and chips – furono assalite e incendiate. Poi intervenne la politica e Winston Churchill internò – sempre per ritorsione – gli uomini italiani fra 17 e 70 anni di età che non erano stati in Gran Bretagna per almeno venti anni. Molti finirono reclusi, altri furono spediti in Canada o in Australia, tantissime famiglie furono smembrate sino alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Ma erano altri tempi, altre storie, altri sudditi di Sua Maestà.