Deroghe di sforamento per gli scarichi industriali valutate caso per caso. Sotto accusa il pacchetto di misure che il ministro Gian Luca Galletti ha ribattezzato “ambiente protetto”, ma che per i Verdi non è altro che un “regalo agli stabilimenti, che ora avranno il via libera a inquinare”. Si tratta del decreto 91, pubblicato in Gazzetta ufficiale ed entrato in vigore il 25 giugno. Un provvedimento che, tra le altre cose, permette ai grandi stabilimenti di sversare oltre i limiti consentiti fino a oggi dalla legge, andando oltre i valori massimi di emissioni in proporzione alla loro capacità produttiva. L’autorizzazione riguarda rifiuti di tipo industriale che vanno dall’alluminio, all’arsenico, al cromo, al ferro, al mercurio, al piombo, al nichel fino ai solventi organici. La deroga e l’entità dello sforamento verranno poi definiti ogni volta in sede ambientale.

“A beneficiare delle maglie più larghe”, denuncia il presidente dei Verdi Angelo Bonelli, “potrebbero essere decine di siti distribuiti in tutta Italia, dal petrolchimico di Porto Marghera, alla centrale di Porto Torres, passando per l’Ilva e il polo petrolchimico di Gela“. Chi difende il provvedimento è invece il ministro Galletti: “La legge che c’era prima aveva dei limiti che non tenevano conto di dove le aziende scaricavano, perché come assorbimento c’è differenza se si scarica in fiume o se si scarica in mare. Noi, sempre in aderenza alle normative europee, anzi in maniera ancora più restrittiva, abbiamo introdotto questo concetto: l’impatto sull’ambiente si valuta volta per volta, in sede di Autorizzazione ambientale, a seconda del caso. In questo modo stiamo interpretando le norme europee correttamente. Anche per quanto riguarda le aree militari, nel decreto si tiene conto della caratterizzazione. In questo modo, riusciremo ad avviare le bonifiche che in passato non si sono mai riuscite a fare”.

Secondo Bonelli, il provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri apre invece a uno scenario in cui le acque intorno alle più importanti aree industriali del nostro Paese saranno via via sempre più avvelenate, secondo il principio che più si produce, più si può inquinare. “Una vera e propria barbarie. In concreto accadrà che più sarà alta la produzione e meno restrittivi saranno i limiti di emissione degli inquinanti a mare. Il mare rischia di diventare uno scarico di inquinanti per mettere le grandi industrie nelle condizioni di risparmiare soldi e non fare gli interventi necessari per essere a norma”.

Per trovare il passaggio contestato dagli ambientalisti bisogna scorrere il decreto fino all’articolo numero 13 (su 35 complessivi), ossia quello che riguarda la semplificazione delle procedure per la bonifica di aree, comprese quelle militari, e che va poi a toccare le norme per gli scarichi in mare. Qui vengono rivisti i livelli massimi di emissione in acque superficiali e in fognatura stabiliti da una tabella del 2006, ammettendo sforamenti per grandi stabilimenti, come raffinerie di petrolio e di gas, acciaierie, centrali elettriche, fonderie e cokerie. In tali casi, si legge nella norma, “le Autorizzazioni integrate ambientali rilasciate per l’esercizio di dette installazioni possono prevedere valori limite di emissione anche più elevati e proporzionati ai livelli di produzione, comunque in conformità ai medesimi documenti europei”.

Ma non è tutto. La denuncia dei Verdi tocca altri due livelli compresi sempre nell’articolo 13 del decreto. Ossia quello che disciplina il risanamento ambientale delle aree militari e quello che stabilisce i tempi di rilascio della certificazione di avvenuta bonifica. Nel primo caso la norma prevede che per caserme, poligoni, campi d’addestramento, i valori di riferimento non siano più quelli delle aree verdi a uso residenziale, ma quelli dei siti industriali e commerciali. “In altri termini, vengono alzati i parametri massimi di contaminazione del suolo da sostanze tossiche e altamente cancerogene”. “Pensiamo”, continua Bonelli, “a tutti i depositi di carburante o ai poligoni di tiro come quello di Quirra i cui terreni sono altamente inquinati da Ipa, benezene, metalli pesanti o anche da sostanze radioattive. Con questa norma i valori vengono resi meno rigidi di almeno 100 volte per sostanze come il benzoapirene o i cianuri, di 83 volte per i PCB, di 500 volte come il pentaclorobenzene o il pentaclorofenolo”. Ma il ministro Galletti difende il provvedimento anche in questo caso: “Per quanto riguarda le aree militari, nel decreto si tiene conto della caratterizzazione. In questo modo, riusciremo ad avviare le bonifiche che in passato non si sono mai riuscite a fare”.

Per quanto riguarda invece la questione relativa al nulla osta dell’Arpa, il decreto introduce il principio del “silenzio assenso” per i piani di bonifica avviati entro il 31 dicembre 2017. Significa che le autorità ambientali regionali hanno 45 giorni tempo per verificare i risultati delle procedure di risanamento e certificare l’ avvenuta bonifica. Ma se la risposta non arriva entro il termine, il piano si considera automaticamente approvato. “Con tre mosse”, conclude il presidente dei Verdi, “il ministro dell’Ambiente Galletti demolisce il principio che chi inquina paga. E in un colpo solo salva Ilva, la grande industria e i militari”.