In questi giorni di squallore “calcistico” nazionale, dalla sicurezza che se Marchisio non veniva espulso non solo avremmo vinto 7 a 0 ma avremmo colonizzato il Brasile, invaso la Polonia, risolto il cavilloso problema del debito nazionale e legalizzato la marijuana, alle squallide fotografie virtuali che ritraggono Mario Balotelli in scenari da schiavo ottocentesco, per arrivare al morso di Suarez (speriamo non sia uno zombie sennò ci toccherà sparare alla testa di Chiellini) e alla triste, inutile morte di Ciro Esposito, che più che con il calcio ha a che fare con la follia umana, farebbe bene a tanti tifosi leggersi un libro bellissimo: Il maledetto United, di David Peace (pubblicato in Italia da Il Saggiatore e tradotto da Pietro Formenton).

Mi sono già occupato di David Peace in un precedente articolo, riguardante i primi due episodi della Red Riding Quartet, la tetrologia di romanzi noir ambientati nello Yorkshire di fine anni Settanta e primi Ottanta, ma in questo testo credo che il bravo scrittore inglese abbia raggiunto un picco di immedesimazione con il suo protagonista pressoché perfetto. Peace diventa Brian Clough. Ne fa sue le ossessioni, le sconfitte, la rabbia, le vittorie, la sua concezione del gioco del calcio.

Nel 1974 l’eccentrico Brian Clough accetta di allenare una delle più difficili squadre del campionato di calcio inglese: il Leeds United. Giocatori altezzosi, in cima alla classifica, ma aggressivi e scorretti. Disposti a tutto pur di vincere. Clough sa che non sarà semplice far funzionare le cose, eppure non rifiuta l’incarico e spinto da un orgoglio infinito accetta nella convinzione di poter trasformare il Leeds in una squadra che vince senza imbrogliare. Inizia così la cronaca avvincente e disperata dei quarantaquattro giorni del più carismatico e controverso allenatore del Leeds.

Loro sono la sua squadra. Il suo Leeds. Il suo sporco, maledetto Leeds e lo saranno sempre. Non la mia squadra. Mai. Non la mia. Mai. Non questa squadra. Mai.

Il maledetto United è un romanzo che rimbalza tra passato e presente, paranoia e lucidità, che scava nella realtà e la trasfigura fino a riportarla alla sua essenza più brutale. La cronaca passa continuamente dai quarantaquattro giorni dannati agli anni che li precedono, quando Clough allenava il Derby County, squadra che gravita in seconda divisione, squadra di provincia, che Brian Clough, prende in mano nel 1967, e che due anni dopo porterà alla conquista della promozione in First Division e nel 1972 al primo storico titolo. L’anno seguente fu solo la Juventus in semifinale a fermare la cavalcata in Coppa dei Campioni in una partita con ogni probabilità truccata.

Odi l’Italia. Odi la Juventus. La vecchia fottuta signora di Torino. La Puttana d’Europa. Ricorderai il suo fetore, il tanfo di Torino; lo ricorderai per il resto dei tuoi giorni; il fetore della corruzione, il tanfo del marciume. La fine di ogni bene, l’inizio di ogni male. E ricorderai questo luogo e questo mese. Torino, Italia; aprile 1973.

Un romanzo ossessivo e scritto benissimo, capace di portare il lettore sui fangosi campi di calcio dell’Inghilterra degli anni Settanta. Di leggere il sacrificio, la tensione, le follie e le glorie di uno degli allenatori più amati e odiati di tutti i tempi. Scostante, intrattabile, permaloso, arrogante, pieno di una straordinaria umanità e di una compassione patologica.

Dopo essere stato cacciato da Leeds, ma questo nel libro non è scritto, si trasferisce al Nottingham Forest, squadra rivale del club per cui era tifoso, il Derby. Resterà al Nottingham per diciotto anni, fino al 1993 e qui arriveranno i maggiori successi della sua carriera: vincerà infatti un campionato, quattro Coppe di lega, un Community Shield, due Full Members Cup, una Supercoppa europea, ma soprattutto le due Coppe dei Campioni consecutive (1978-1979, 1979-1980).

Da questo libro è stato tratto il film, The Damned United, diretto da Tom Hooper e con Michael Sheen nel ruolo di Brian Clough. Naturalmente in Italia al cinema non è mai passato. Si sa, noi preferiamo gli zombie alle favole inglesi.